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Antonina Arslan all'IIC/ La fine dell'ignoranza sul genocidio armeno

di Gina Di Meo

Trovate a fare una ricerca in google, inserite il nome "Armenia", e tra i risultati che avrete nella prima pagina, solo una voce, e nemmeno tra le prime, parla di genocidio, come se oltre un milione e mezzo di persone sterminate fossero solo una cifra, niente altro. Eppure il genocidio del popolo armeno c'è stato nel 1915 ed è stato perpretato per quattro anni ad opera della Turchia. Chi scrive, confessa che ne aveva sentito parlare solo in modo superficiale. Questa "ignoranza" è finita quando ho cominciato a leggere il libro di Antonia Arslan, "La masseria delle allodole" (Bur Extra, 2004, ed. inglese "Skylark farm", Knopf, 2006), a quel punto non si può più fare gli "ingenui", negare di sapere, anzi bisogna iniziare a raccontare, a diffondere, per rendere giustizia alle vittime di quell'orrore. Abbiamo conosciuto Antonia durante una serata di presentazione del suo libro all'Istituto Italiano di Cultura. Ad introdurla al pubblico (e questa volta c'era la partecipazione delle grandi occasioni), il nuovo direttore, Renato Miracco, Siobhan Nash-Marshall, sua amica intima e docente di metafisica al Manhattanvile College e Sylvie Keshishian del Krikor and Clara Zohrab Information Center, specializzato nella promozione della cultura armena.
"La masseria delle allodole" è stato tradotto in 14 lingue, persino in giapponese, ed in Italia nei primi tre mesi ha avuto sei ristampe, ad oggi è arrivato a quota 21. La Arslan è stata docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all'Università di Padova ed è autrice di numerosi saggi su scrittrici italiane poco conosciute.
Nel suo libro racconta la storia di una famiglia armena, la sua, sterminata nel maggio del 1915. «Ho scoperto per caso le mie origini - ha raccontato la Arslan -. Mio padre è stato educato alla maniera italiana e mio nonno aveva così paura di rivelare le sue origini armene a causa del genocidio da cambiare persino il suo cognome. A mio padre non era permesso di parlare armeno e solo a partire dalla terza generazione si è cominciato a riscoprire il nostro passato. Solo dopo il 1969, quando si è iniziato a riconoscere il genocidio, il nostro popolo è uscito dall'oblio». Nel libro si legge: Il cuore di Yerwant si chiude, si sigilla per sempre. Oppresso da un infinito senso di colpa - la colpa stessa di esistere come armeno, di sopravvivere, di avere successo - Yerwant non scenderà mai più nelle radici della sua appartenenza... mai più fino a quando li racconterà alla bambina come fiabe lontane... . Ai suoi figli, invece, l'antica patria sarà vietata per sempre... E nel 1924 chiederà al governo italiano il permesso di togliere legalmente dal suo cognome quell'imbarazzante codina delle tre lettere finali "ian", che denunciano inequivocabilmente l'origine armena. Il nome, amputato, può essere anche turco.
Antonia Arslan potrebbe essere considerata una sorta di Primo Levi per gli Armeni, colei che ha messo sotto gli occhi di tutti uno sterminio su cui si è per troppo tempo taciuto e grazie a lei un popolo con una storia millenaria alle spalle, ha potuto iniziare ad essere considerato come tale.
Un contributo "morale" alla stesura del libro è stato dato da Siobhan Nash, come già detto, amica intima della Arslan. È stata lei a rendersi conto delle doti di scrittrice dell'amica e l'ha spinta, dopo numerose insistenze, a scrivere "La masseria delle allodole". «Tra i grandi meriti di Antonia - ha detto la Nash - c'è quello di avere reso accessibile a tutti il mondo armeno, un paese che dopo il genocidio era diventato un luogo mitologico, che tuttavia non poteva essere esplorato».
Dal libro è stato tratto l'omonimo film diretto da Paolo e Vittorio Taviani e proiettato sempre all'Istituto di Cultura, con una sala al limite della capienza.
I fratelli Taviani purtroppo non erano presenti, ma hanno affidato ad uno scritto il motivo che li ha spinti a fare il film.
«Questo film è stato inspirato da un senso di colpa. Tre anni fa, quasi per caso, abbiamo scoperto la tragedia armena... Sapevamo, pensavamo di sapere... Uno sterminio di uomini, donne, bambini, nel 1915, tutto in nome di una "Grande Turchia". Sono passati decenni da allora, il popolo armeno aspetta ancora giustizia e noi, e milioni come noi, ignoravamo tutto... L'opportunità si è presentata dopo aver letto il grande romanzo di Antonia Arslan, "La Masseria delle Allodole"».
Considerato l'elevato numero di richieste, il film sarà riproposto lunedì 12 novembre alle 6pm, per prenotazioni: 212 879 42 42 ext. 363. Gli altri film in programma dei fratelli Taviani sono "Il sole anche di notte", martedì 13 novembre, "La notte di San Lorenzo", martedì 20 novembre. Inizio 6pm. (686 Park Avenue)