Eventi

Quei ragazzi salvati col pallone

di Gina di Meo

Che fine fanno i profilattici mandati in Mozambico per la campagna di prevenzione contro l'Aids? Diventano palloni per giocare a calcio. Trovata geniale da parte di migliaia di ragazzini che aspiranti calciatori, non avendo i mezzi, ricorrono a questo espediente, purtroppo, però, mettendo a rischio la loro stessa vita. E allora perché non prenderli "in contropiede", tanto per restare in gergo calcistico, e diffondere la prevenzione proprio attraverso il calcio? Far vedere ai ragazzini che quel preservativo, oltre al loro svago, può servire a garantirgli anche un futuro?
Ecco che la Cooperazione Italiana si è fatta promotrice del programma "CinemArena", che coniuga cultura e svago costruttivo ad esigenze di educazione, istruzione e formazione. E l'esperienza del CinemArena è diventata un documentario "Lo schermo nella polvere - I mondiali visti dal Mozambico", scritto e diretto da Federica Cellini, romana, 28 anni e autrice del gruppo de "La storia siamo noi" di Giovanni Minoli. Il filmato è stato presentato per la prima volta a New York all'Istituto Italiano di Cultura, alla presenza della regista, il console d'Italia, Francesco Talò, Giuseppe Manzo, della Missione Italiana alle Nazioni Unite, Ananias Segaue, rappresentante del Mozambico, Renato Miracco, direttore dell'Istituto di Cultura.
Prima di entrare nei dettagli della serata, un dettaglio è sicuramente balzato all'occhio, ieri (7 novembre per chi legge, ndr), la sala era piena di giovani, come di solito non si vede. La conclusione non può che essere una: argomenti "giovani" attirano i giovani, questo deve essere un chiaro segnale per la direzione dell'Istituto.
Il documentario ha vinto a Verona il premio speciale "Comunicazione per la vita", uno dei 17 riconoscimenti messi in palio alla 59esima edizione del Prix Italia, il più antico concorso radiotelevisivo al mondo, ed il Premio Giovane alla XIII edizione del premio Ilaria Alpi.  È stato realizzato in una delle zone dell'Africa più povere e bisognose di aiuti, ed è la cronistoria, appunto, di CinemArena. Il racconto si dipana per 48 minuti seguendo la carovana che, dall'inizio dei Mondiali, percorre in lungo e in largo le aree più sperdute del Mozambico, per portare attraverso la magia del grande schermo e le proiezioni delle partite di calcio, un messaggio di lotta contro l'Aids. Intervistato dalla Cellini, Fabrizio Falcone, capo progetto CinemArena, racconta la genesi dell'iniziativa. «C'erano i Mondiali - spiega - ed eravamo riusciti ad avere la collaborazione con una televisione satellitare per proiettarli. Visto che il calcio è conosciuto in tutti i villaggi del Mozambico, abbiamo avuto l'idea di creare un evento che attirasse la popolazione per poi bombardarla di informazioni sull'educazione sanitaria».  
Un problema serio in Africa, che viene messo in luce nel documentario e ribadito anche da Ananias Segaue, è proprio quello della comunicazione e a soffrirne maggiormente è la popolazione che vive nelle aree rurali ed il Cinema, in questo caso, rappresenta l'unica occasione in cui si riunisce tutta la popolazione. Ne ha approfittato Fabian Ribezzo, regista della Carovana, che in ogni villaggio toccato da CinemArena ha ritratto con la sua camera l'atmosfera del posto, filmando i personaggi più particolari e riconoscibili per riuscire a entrare in sintonia con gli abitanti. «La prima cosa che si proietta - racconsta nel documentario - è il film che li riguarda. Il fatto che si rivedano e si riconoscano, per loro è una magia, soprattutto per i bambini».
Federica Cellini, al termine della proiezione, visibilmente emozionata per il riscontro avuto, ha ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile il suo lavoro, «A cominciare da Giovanni Minoli - ha sottolineato - che ha creduto in me e mi ha mandata in Mozambico. Io ho solo dovuto tenere gli occhi aperti, guardarmi intorno, quei bambini, quella gente era lì, con molte cose da dire, ed è un vero peccato che debbano morire di Aids o di tante altre malattie come la malaria».
Federica ha avuto parole di approvazione da parte di tutte le autorità presenti, a cominciare dal console Talò, orgoglioso anche del lavoro che la Cooperazione Italiana allo Sviluppo svolge in Africa, il direttore Miracco che l'ha ringraziata per le emozioni che ha fatto vivere al pubblico, Giuseppe Manzo, felice che, grazie a Federica e alla Cooperazione Italiana, questi ragazzi abbiano potuto avere un'occasione per sorridere.
La cooperazione italiana allo sviluppo è un'organizzazione che nasce dall'esigenza di garantire il rispetto della dignità umana e di assicurare la crescita economica di tutti i popoli. Sin dagli anni '50 ha messo in atto una serie di interventi di assistenza in paesi legati all'Italia da precedenti vincoli coloniali. Successivamente l'Italia ha avviato un'attività di cooperazione più sistematica intesa a contribuire agli sforzi internazionali volti ad alleviare la povertà nel mondo e aiutare i Paesi in via di sviluppo a rafforzare le rispettive istituzioni.
Il filmato si chiude con una riflessione che è anche un messaggio di speranza: "In Mozambico, i bambini sono il 44 per cento della popolazione, il futuro del Paese è nelle loro mani".