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SPECIALE IMMIGRAZIONE/ Rumena a Roma

Nel 2004, dopo la morte di mia madre, mio fratello ed io decidemmo di assumere una badante che potesse prendersi cura di mio padre rimasto ormai solo. Una decisione inevitabile, vista l'età avanzata e la necessità di avere qualcuno che, giorno e notte o in nostra assenza potesse stargli accanto. Da allora nella nostra famiglia si è aggiunta Daniela, una donna rumena di 45 anni che ha deciso di venire a lavorare in Italia facendo una scelta difficile, ma necessaria. Come tante donne dell'est europeo, dopo il crollo del muro di Berlino ed il conseguente disgregamento del blocco sovietico, Daniela ha perso il suo lavoro da elettricista in fabbrica. L'unica maniera per sopravvivere alla crisi economica e riuscire a supportare la famiglia era espatriare, lasciare la Romania e trovare lavoro in Italia, vista come una sorta di "terra promessa". D'altronde la figlia maggiore, che adesso ha 25 anni, stava studiando medicina ed il figlio minore frequentava ancora il liceo: troppe spese da sostenere, inadeguate per la magra paga da operaio del marito.
Questo accadeva circa cinque anni fa: adesso la figlia di Daniela è diventata una brava oncologa, mentre il figlio ha appena iniziato l'università. Spesso mi è capitato di parlare con Daniela del razzismo degli italiani, del fatto che si fa l'errore di accomunare gli zingari con i rumeni, o peggio ancora, di fare l'assioma "rumeni=ladri".
La morte di Giovanna Reggiani ha peggiorato la situazione dei rumeni onesti in Italia, ha creato un clima di paura che inevitabilmente ha ripercussioni in patria. Ho chiesto a Daniela le impressioni della sua famiglia: "Sai, loro sono a Bucarest, lontani, e c'è stata tanta confusione soprattutto nei giorni dell'agonia della signora Giovanna. Tutto questo li preoccupava, perché in televisione in Romania si parlava tantissimo di questo fatto e delle possibili reazioni degli italiani contro i rumeni. Ed infatti, poi la reazione c'è stata".

Daniela trascorre la sua giornata libera, che è la domenica, con la sorella, anch'essa trasferitasi a Roma perchè rimasta disoccupata in patria, e con altre persone della comunità rumena. Le chiedo le reazioni tra i suoi connazionali qui: "C'è molta tristezza e dispiacere per la signora Giovanna, ma c'è anche rabbia, perché quell'uomo arrestato non rappresenta me, la mia famiglia, tutti quei rumeni onesti. È uno zingaro e come ti ho raccontato altre volte, gli zingari sono un problema in Romania. Durante il regime comunista non si accettava che ci fossero persone disoccupate che perdevano tempo per le strade senza fare nulla. Allora lo Stato ha fatto una legge che ordinava l'arresto di tutti i vagabondi. Una volta in carcere dovevano lavorare, spesso facevano lavori duri, nelle miniere. Dopo la caduta di Ceausescu tutto è cambiato, non solo nel mio paese, ma anche negli altri Stati connessi con Mosca. È iniziata una grave crisi economica, molti hanno perso il lavoro, molti hanno dovuto emigrare per trovare un lavoro all'estero, visto che in Romania era impossibile e quando c'era l'opportunità i salari erano troppo bassi per mantenere una famiglia. Gli zingari hanno iniziato a commettere crimini e molte volte, per evitare di andare in prigione, hanno lasciato la Romania, ed hanno deciso di venire qui in Italia".

La curiosità è d'obbligo, perché proprio qui in Italia?: "Ne abbiamo già parlato, ricordi? Le leggi italiane sono permissive, da voi chi va in prigione esce quasi subito, non importa quello che si è fatto. Qualche mese fa c'è stato il caso di quel ragazzo rumeno che mentre guidava ubriaco ha investito ed ucciso quattro ragazzi italiani, non ricordo dove (nelle Marche, n.d.r.). Bè, il ragazzo rumeno è stato condannato a sei anni di carcere ed ha ottenuto gli arresti domiciliari dopo pochi giorni di prigione. Una cosa ridicola! E poi i giornali, le televisioni fanno vedere adesso questo rumeno che è andato ad abitare in un residence di fronte al mare e che prende il sole. E le famiglie dei ragazzi investiti sono infuriate con i rumeni. Ed i razzisti se la prendono ancora una volta con noi. Ma cosa vuol dire tutto questo? Perché non se la prendono con quelli che fanno le leggi? Nel mio paese o in qualsiasi altro stato europeo un fatto così grave sarebbe stato punito in maniera dura!"

Mentre Daniela parla col suo italiano incerto si aiuta gesticolando, si vede che è davvero agitata, preoccupata. Mi fa un esempio per chiarire, qualora ce ne fosse bisogno, il suo pensiero: "In Romania, se rubi una bicicletta sei condannato a quattro anni di carcere, ed esci dopo aver fatto quattro anni di carcere. Qui in Italia, se rubi esci di carcere il giorno stesso che ti hanno arrestato. Allora perché ve la prendete con noi? Applicate le leggi!".
Le chiedo se qualcosa è cambiato dopo la morte di Giovanna Reggiani: "Sono spaventata, siamo tutti spaventati. Domenica scorsa, mentre stavo in autobus con mia sorella e le mie amiche, stavamo zitte, non parlavamo, avevamo paura di far vedere che eravamo rumene, che qualcuno ci facesse del male".
Nel frattempo, i timori di Daniela e di tutti i rumeni in Italia ed in patria si stanno, purtroppo, concretizzando: già la cronaca riporta episodi di xenofobia. Subito dopo la morte di Giovanna Reggiani c'è stata un'aggressione ai danni di tre rumeni da parte di un gruppo di balordi a volto coperto. Poi, nella notte tra il 4 ed il 5 di novembre, a Monterotondo, un paese vicino Roma, una bomba rudimentale è esplosa davanti ad un negozio di generi alimentari specializzato nella vendita di prodotti provenienti dalla Romania e dall'est Europa. Per fortuna non ci sono stati feriti. Sulla parete accanto all'entrata del negozio resta la "firma" di chi ha compiuto il gesto, fatta con la vernice nera: una croce celtica e la scritta in dialetto romanesco "Ve bucamo la testa". E poi sempre a Roma, mentre si trovava in metropolitana, una giovane colf rumena, dopo aver parlato al cellulare col marito che si trova in Romania, e quindi dopo che la sua nazionalità è apparsa chiara a chi le stava intorno, è stata aggredita con sputi ed insulti.
Sono solo alcuni dei numerosi episodi che stanno accadendo ora dopo ora a Roma e nel paese. Il male della xenofobia sembra avanzare inesorabile.