Libera

Xenofofi gli italiani? Ma quando mai

di Elisabetta de Dominis

Si sbagliano un po' tutti e qualcuno appare perfino in malafede. L'assassinio, l'atroce assassinio, di Giovanna Reggiani avvenuto alla fine del mese scorso a Roma e per il quale è indiziato un romeno, Nicolae Mailat, non ha scatenato la furia degli italiani contro i romeni, i tanti romeni che vivono nel nostro Paese. E' su questo che sbagliano numerosi uomini politici italiani secondo i quali nel nostro Paese sarebbe imminente uno "tsunami" xenofobo. E' su questo che esce dal seminato anche il primo ministro di Bucarest, Tariceanu: a suo modo di vedere, l'apparato politico italiano e i cittadini italiani avrebbero dichiarato guerra agli immigrati romeni col risultato di sollevare in Romania indignazione, sgomento, rabbia e di creare quindi in quel Paese "un diffuso clima anti-italiano". Chi ci sembra in cattiva fede è proprio lui, il capo del governo romeno, il quale è uomo troppo preparato e erudito per non sapere che la xenofobia è un'infezione alla quale gli italiani sono per fortuna immuni. Quali siano gli scopi e i giochi di Tariceanu, non sappiamo. Non è del resto questa la sede per discuterne: oltretutto, ora come ora, se volessimo appunto giudicare il primo ministro romeno, correremmo il serio rischio di scadere in illazioni e insinuazioni. Il giornalismo è ben altra cosa.
A noi interessa ancor più spiegare, per sommi capi, perché noi italiani "non" siamo xenofobi. Uno dice: ma a Roma e a Monterotondo - sull'onda sollevata dalla raccapricciante fine di Giovanna Reggiani - sono stati minacciati e aggrediti da ignoti numerosi immigrati romeni e quindi l'atmosfera è tesa, la situazione è esplosiva. Gli ignoti in questione non sono poi tanto ignoti: si tratta delle solite bande neofasciste che disprezzano gli americani, gli inglesi, i neri, i meticci, gli slavi, i capitalisti, i comunisti, i sessantottini... E' gente dello stesso genere di quella che oltre trent'anni fa, nella sede del Msi, a Roma, ti guardava storto solo perché fra le mani avevi il "Daily Express", vale a dire un "fogliaccio" pubblicato sul territorio della perfida Albione...
Se fossero xenofobi, come forse direbbero oggi Prezzolini, Soffici e Malaparte, gli italiani in questi anni avrebbero reso la vita talmente difficile a romeni, albanesi, polacchi, russi, cinesi, filippini, peruviani, cileni, marocchini, algerini, da far tremare i polsi anche al più incallito degli scafisti e da indurre un mucchio di gente nei Balcani, in Sudamerica, in Asia e nel Maghreb a scegliersi come terra di emigrazione non più il Bel Paese, no, ma la penisola di Cola, le isole Svalbard, l'Amazzonia... Al Piazzale dei Partigiani, Roma Ostiense, oggi non s'incontrebbe più un solo immigrato, clandestino o meno che egli sia. La verità è che l'italiano conosce fin troppo bene i patimenti e le miserie umane per colpire in modo indiscriminato chi aspiri a una vita migliore, perlomeno decente. L'italiano è troppo cristiano (direbbe ancora un Prezzolini), ancora troppo "romano" per giudicare i propri simili in base alla loro lingua, ai loro usi, alla loro pelle. Sissignori, la matrice romana - quella realizzata da Mario, Cesare, Augusto, Traiano, Adriano, Marc'Aurelio e da eserciti di consoli e questori e poi ripresa in altre forme dal Vaticano - fa ancora sentire la propria presenza nella nostra psiche. Da oltre duemila anni l'Italia è uno dei grandi crocevia del mondo, della Storia. Difatti, chi di noi nelle proprie vene non ha almeno qualche goccia di sangue ebraico o greco, slavo o germanico, arabo o anglosassone...? Nulla può polverizzare un retaggio come questo. Nemmeno quarant'anni di consumismo.
Stiano allora tranquilli certi nostri politici. Stia soprattutto tranquillo il signor Tariceanu