Italiani in America

Aldo Sigismondi, il principe dei baritoni

di Generoso D'Agnese

Il 20 Aprile del 2002 la notizia della sua morte guadagnò le prime pagine di alcune giornali americani ma non meritò neanche un rigo da parte della stampa della Penisola. Un destino comune a molti italiani che fuori dai confini hanno saputo onorare le loro radici.
Eppure, quella di Aldo Sigismondi non era stata una vita passata sottotono. Semmai, con i toni e con gli accordi lui trovò a suo modo la strada del successo e si ritagliò una bella fetta di popolarità nel mondo radiofonico e televisivo.
Aldo era nato il 9 luglio del 1926 a Brooklyn e non poteva rappresentare meglio l'icona dell'italo-americano: gola canterina e predisposizione allo spettacolo.
Era figlio di Aristide e di Agata (Kate) Sigismondi che nel campo dello spettacolo avevano a loro volta portato il loro piccolo importante contributo. Aristide era nato a Lanciano (Chieti) e nel 1904 era approdato, all'età di 21 anni, nella metropoli americana. In famiglia Sigismondi si respirava comunque polvere di palcoscenico e poesia. Il fratello Giulio si sarebbe infatti distinto negli anni quale poeta italiano, mentre Aristide preferiva giocare con la sua vena comica. Con il nome d'arte di Frikino, il papà di Aldo aveva iniziato a esibirsi nei teatri di Brooklyn frequentati dagli italiani e aveva inciso alcuni dischi pescando nel repertorio etnico e nella musica napoletana. Anche la radio lo vedeva spesso presente. Sposatosi con Kate, di origini messinesi, divenne infine padre di un unico figlio, Aldo che a soli 9 anni si ritrovò catapultato nel variopinto e isterico mondo dello spettacolo. Il debutto avvenne in uno show radiofonico e per l'imprevista assenza di ospiti importanti. La voce del piccolo Aldo sorprese tutti, perfino il padre e raccolse un'ovazione tra i radioascoltatori. L'episodio decise anche la strada professionale di Aldo che a 16 anni accettò di fare un provino come cantante a Coney Island, ottenendo un vero e proprio trionfo. In poche settimane Aldo divenne il cantante ufficiale dell'orchestra di Carmen Cavallaro. Su suggerimento della stessa, cambiò il suo nome in Alan Alda.
Dotato di grande personalità vocale, Alan pagò da subito uno scotto. La sua fobia per i tour gli precluse infatti da subito l'ingresso nel grande mondo dello spettacolo. Durante gli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale l'orchestra Cavallaro era infatti sempre in giro, per esibirsi nelle varie basi militari americane sparse dentro e fuori gli Stati Uniti. Alan soffrì tantissimo i distacchi da casa. Una sofferenza reale, psicofisica, che lo prostrava fisicamente.
Lasciata l'orchestra per incompatibilità professionale, Alan tornò alla sua amata Brooklyn e venne ingaggiato da George Paxton, un sassofonista che gli assicurò solo pochissimi viaggi. Per tre anni Dale collaborò con il jazzista, incidendo anche il suo primo disco. Nell'estate del 1947, Aldo Sigismondi venne scoperto da Lou Perry,  a sua volta momentaneamente orfano di Dean Martin che aveva iniziato a fare coppia con Jerry Lewis. Venne notato anche dal direttore dell'orchestra della CBS, Ray Bloch, e dal produttore discografico Bob Tiele. Furono anni di grande entusiasmo, quelli che videro Alan incidere il primo disco prodotto dall'orchestra CBS. Il brano ebbe il titolo di "Kate", e fu dedicato alla madre. Sarà però il pezzo successivo a regalare una delle più grandi soddisfazioni professionali ad Alan Dale. L'italo-americano rielaborò infatti una piacevole canzone italiana in un ritmo swing. "Oh Marie" toccò un milione di copie vendute, lanciando nel contempo il proprio nome nell'orbita della TV. Nel maggio del 1948 gli venne infatti affidato dalla DuMont Television Network il primo show televisivo dell'area di New York e in un sondaggio radio condotto lo stesso anno la "Battaglia dei baritoni" decretò la vittoria di Frank Sinatra e il piazzamento dello stesso Dale nel posto d'onore. Davanti a Como, Haymes e Cosby.
Negli anni ‘50 passò dalla casa discografica Columbia alla Decca prima che diventasse Coral e ottenne ottimi sucessi con Heart of My Heart" (cantata insieme a Johnny Desmond e Don Cornell), e con "Sweet and Gentle," . Divenuto amico di Alan Freed entrò a far parte del cast di  "Don't Knock the Rock", film nel quale unì la sua voce a quella di  Bill Haley e i Comets, a Little Richard, e ai The Treniers.
Nel 1955 Alan Dale azzeccò ancora una volta il brano giusto presentandosi al pubblico con "My thrill" versione inglese de "La Paloma" toccando ancora una volta il milione di copie vendute. Nello stesso periodo il figlio di Aristide abbracciò velatamente il rock ‘n Roll e fece amicizia con Perez Prado. Si dedicò di sfuggita anche al cinema accettando di recitare in "Don't Enok the rock" (che uscì in Italia con il titolo: " I frenetici"). Un nuovo sondaggio del 1956, indetto da Billboard Magazine, decretò Dale il principe delle voci baritone americane. Una vittoria ottenuta davanti a Perry Como, Julius La Rosa, Tony Bennet, Pat Boone, Nat King Cole, Frank Sinatra. Ma tutto questo non bastò ad Alan Dale per essere chiamato nel celebre show di Sulliwan. Aldo Sigismondi venne praticamente ignorato e dietro questa scelta c'era la strategia mafia che l'italo-americano non aveva mai voluto omaggiare. Nel 1958 il dissenso cristallino da parte di Alan, gli costò una vera e propria aggressione. Il cantante venne gettato giù dalle scale nel quartiere latino di New York, costringendolo al ricovero in ospedale. Ma anche le ferite non cambiarono il suo atteggiamento. Per la mafia, Alan rimase un "trouble". Una seccatura