Il Linguaio - Il paese di Bengodi

di Luigi Fontanella*

Devo rispondere da tempo ad un nostro assiduo lettore di Hartford (Nick Baroni) che vorrebbe sapere l'origine della locuzione "Il paese di Bengodi", che designa un luogo d'abbondanza dove c'è ogni ben di Dio.

    L'etimologia è molto trasparente, perché deriva da "bene" e "godi".  È stato Giovanni Boccaccio a inventare questa parola.  Nel "Decamerone" (8, 3), tra i tanti luoghi immaginari, c'è - cito direttamente dal suo capolavoro - "una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce, e avevavisi un'oca a denaro e un papero giunta, ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli  in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n'aveva; e ivi preso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciol d'acqua".

    Sinonimi di "bengodi" sono "cuccagna" ed "eldorado".  Il primo allude a un luogo immaginario di abbondanza e di delizie.  L'etimologia di questo termine è alquanto discussa. C'è chi lo fa risalire al latino "cocania", una parola derivata dall'olandese "kokenye" ,  che indicava la chicca da fiera fatta di zucchero cotto e sciroppo.  Altri, invece, la fanno derivare dal provenzale "cocanha" che in origine indicava dolci e pasticcini.  Forse allude al paese di cuccagna Teofilo Folengo nel suo celebre poema in latino maccheronico "Baldus", quando parla di un luogo lontano e nascosto che neppure gli spagnoli sono riusciti a trovare.  Anche qui, come nel Bengodi boccaccesco, ci sono montagne di formaggio, fiumi di squisito brodo, costiere di burro e pentole piene di gnocchi e tagliatelle.  Da qui il significato figurato di cuccagna come luogo di delizie, di grande fortuna, di baldoria, di allegria.

    Francesco Bracciolini, poeta del ‘500,  in "Lo schermo degli dei" (18, 56) è stato il primo a fare il nome di Cuccagna in questi versi: " E ramonticellatele le bagna / d'elisirvite e poi vi soffia dentro, / e par che dalle piagge di Cuccagna / venga a spirar, tant'è soave, il vento".

    Ancora oggi nelle feste paesane italiane si vede spesso l'albero della cuccagna: un palo unto e insaponato in cima al quale sono appesi salumi, formaggi, dolci, bottiglie di vino o altri doni succulenti destinati a chi riesce a raggiungerli arrampicandosi per la non facile salita.

    "Eldorado" invece è l'abbreviazione dello spagnolo "el hombre dorado", cioè l'uomo d'oro.  Secondo i racconti dei primi esploratori spagnoli che andarono in America, si era diffusa anche in Europa la leggenda che tra il Rio delle Amazzoni e l'Orinoco vi fossero delle meravigliose città dai tetti d'oro circondate da montagne d'oro.  E si parlava anche di un uomo d'oro ("el hombre dorado") con riferimento forse all'uso di un rito religioso durante il quale il capo indiano di Guatavita unto e cosparso di polvere d'oro, si bagnava nella sacra laguna.  La fortuna della parola si deve in particolare a Voltaire che rese popolari tali leggende nel romanzo "Candide" (1759).

    Prego i lettori di scrivermi, per quesiti e commenti, sempre a questo indirizzo: P.O. Box 831, Stony Brook, New York 11790, oppure direttamente al mio recapito elettronico su indicato.

 

Luigi Fontanella
Professor of Italian
Editor-in-Chief of GRADIVA and Gradiva Publications
Sylvia Morandina, Managing Editor:
http://www.italianstudies.org/gradiva/
Department of European Languages, Literatures, and Cultures
State University of New York