Arte

PERSONAGGI. Determinazione, vino e videotape

di Ilaria Costa

Rä di Martino è la prima donna della serie di 12 interviste dedicata da Oggi7 ad artisti italiani emergenti che gravitano nella scena artistica newyorkese.
Nata a Roma 32 anni fà, Rä di Martino è approdata a New York nel 2004 come prima vincitrice della borsa di studio Premio New York dell'Italian Academy di Columbia. Da allora ha scelto la Grande Mela come base in cui vivere e lavorare. Attualmente divide il suo tempo tra Londra, città in cui si è formata artisticamente ed in cui risiede il fidanzato, ed i molteplici viaggi necessari per presentare mostre e progetti, sia in Europa che negli Stati Uniti.
I lavori di Rä sono sempre in bilico tra fotografia, video e cinema e si imprimono nella memoria emotiva dello spettatore per la pregnanza delle immagini e per l'aspetto surreale dei dialoghi.
Al PS.1 Moma è oggi in visione un'opera dell'artista, l'enigmatico e toccante video "La Camera", nella collettiva "Senso Unico"dedicata ad 8 artisti italiani. Nella rassegna, cosponsorizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di  NYC ed aperta fino al 7 Gennaio, Rä di Martino figura come la video artista più giovane.
Dietro ad un disarmante sorriso carico di apparente timidezza, si nasconde la determinazione di una giovane donna "agguerritissima"- come lei stessa ama autodefinirsi - il che aiuta a presagire un futuro artistico pieno di successi.
Indaffaratissima per la preparazione di un' imminente mostra a Torino, così risponde alle domande di Oggi7:
Quando e perché hai deciso di essere una artista?
"Ho sempre pensato di fare un lavoro creativo ma forse all'inizio pensavo più al teatro e al cinema, anche perché a quei tempi l'Accademia di arte di Roma era veramente poco aperta al video. Quando a 22 anni mi sono trasferita a Londra mi sono resa conto di voler seguire un'accademia d'arte nei dipartimenti di media piuttosto che una film school; poi tutto è diventato naturale."
Qual è la motivazione che ti ha spinto a venire e poi a trasferirti a NY?
"Nel 2004 ho vinto il premio New York, una borsa di studio per venire all'Italian Academy della Columbia University per otto mesi. Avevo appena finito il mio Master a Londra e avevo veramente bisogno di cambiare aria. Il premio è fantastico perché ti danno i soldi per vivere e per adattarti bene; con il fatto che ero gia stata sette anni a Londra ho trovato New York molto facile. Ora vorrei provare a rimanere un po' di anni."
Il rapporto dei tuoi lavori con le tue origine italiane, in particolare Roma tua città natale?
"Ho cambiato città prima di diventare artista. Ho cominciato l'accademia a Londra, quindi in qualche modo penso al mio lavoro in inglese. Forse di italiano mi è rimasta proprio la città o meglio la nostalgia per la città vuota, senza persone; è per questo che spesso ho ambientato dei video in dei paesaggi romani, anche se molto vuoti e forse poco riconoscibili."
In che misura NY ha influenzato il tuo immaginario e la tua produzione artistica?
"Quando sono arrivata a New York il rapporto con il mio lavoro era ormai divenuto autonomo, in un certo senso indipendente dalla città in cui mi trovavo di volta in volta ad essere. Non credo perciò che New York abbia giocato di per se stessa un ruolo importante dal punto di vista creativo. E' invece la città dove ora mi piace più vivere."
Descrivici la tua ‘giornata tipo' quando sei a NY.
"Mi sveglio e ancora quasi in pigiama scendo a prendere il caffè al bar sotto casa. Poi vado subito al computer e controllo tutte le email e le previsioni del tempo di varie città. Dopodiché, a seconda del progetto a cui sto lavorando, mi concentro sullo scrivere o montare od organizzare un video futuro. Poi cerco sempre di fare un passeggiata o andare a vedere qualche mostra per spezzare la giornata. La sera tanti film e tanto vino."
Cosa ti emoziona nella vita che poi trasferisci nelle tue opere?
"Per esempio la distanza tra il desiderio che uno ha per qualche cosa e quello che di fatto possiede..., la nostalgia per qualcosa e il modo in cui questo qualcosa viene poi idealizzato..., a come un piccolo dettaglio visto in una scena di un film possa suscitare voglia di qualcosa a cui non si era mai pensato..."
Perché hai scelto  il video come principale mezzo espressivo?
"Pensavo di lavorare col cinema come regista, poi ho capito di essere interessata a lavori più sperimentali e con un formato meno specifico. È stata una scelta molto ovvia, ho idee sempre e quasi esclusivamente per immagini in movimento, video film che spesso coinvolgono anche il dialogo."
I tuoi genitori ti hanno sostenuto in questa scelta o ostacolato?
"Sono molto felici della mia scelta e sinceramente speravano in un lavoro creativo. Quindi sempre sostenuto. Da bambina mia madre mi chiedeva spesso: ‘allora che vuoi fare? l'attrice?...la musicista? No?! e allora cosa, vuoi vendere le patate al mercato?!'...non ho mai capito il legame tra le patate e l'arte ma in qualche modo deve aver influito. "
Progetti per il futuro?
"Sto lavorando a un nuovo video, ma vorrei lavorare a progetti più grandi.  Il problema sono sempre i fondi; ma non mi preoccupo, mi sento agguerrita!"
            * Progetto Eusic