Musica

Micaela Carosi. Voce verdiana spinta da NY

di Gina Di Meo

Basterebbe il solo fatto di essere l'unico soprano italiano al Metropolitan per fare notizia, ma per sua fortuna la romana Micaela Carosi fa parlare di sé per ben altri motivi. Uno è appunto il suo debutto al teatro newyorkese nel ruolo di Aida nell'omonimo capolavoro verdiano, l'altro per la sua voce da soprano lirico-spinto che, da ancora giovanissima (insistiamo ma non ci rivela la sua età, ndr), l'ha portata ad essere una delle migliori interpreti nel panorama musicale attuale del repertorio verdiano, vincendo in tempo record tutti i primi premi che una cantante lirica può ottenere, come il Concorso Internazionale "Voci Verdiane" di Busseto, la 54° edizione di Spoleto,  il "Francisco Vinas" di Barcellona, il "J. Aragall" a Girona e il Concorso Internazionale di canto di Bilbao. Al già ricco elenco anche il Premio della critica musicale Abbiati 2006 come migliore Soprano per le rilevanti interpretazioni nel ruoli protagonisti di Aida al Teatro Regio di Torino e Madama Butterfly al Teatro Carlo Felice di Genova.
Micaela è stata protagonista al Metropolitan in quattro recite verdiane, dal 20 al 30 ottobre, ed è scontato dire che il suo è stato un vero e proprio successo.
L'abbiamo incontrata alla vigilia della sua penultima apparizione ed abbiamo scoperto oltre al personaggio anche una persona, una ragazza alla mano, senza pretese da prima donna.
Micaela, ci parla del suo debutto al Metropolitan? Come è avvenuto?
«In modo molto semplice. Sono venuti a sentirmi a Torino, al Teatro Regio mentre facevo Il Trovatore un paio di anni fa, gli sono piaciuta e mi hanno chiamata a New York».
Cosa ha provato quando è salita sul palco?
«Per me è stata una grande emozione, in un certo senso il Metropolitan è come arrivare con la carriera, essere all'apice, e mentre cantavo quasi piangevo».
Il Metropolitan è pieno di voci maschili italiane, senza contare i direttori d'orchestra, come mai c'è questa carenza di donne? Sono meno brave?
«Nel mio caso, quello di un soprano lirico spinto, devo dire che ci sono davvero poche donne, io ho avuto la fortuna di essere etichettata come "voce verdiana", ho scelto Verdi per la mia voce, non c'è molta concorrenza e sono avvantaggiata rispetto alle mie colleghe».
Lei ha iniziato la sua carriera non tanto tempo fa, nel 2000, ma quando ha iniziato seriamente a fare della sua voce una professione?
«Ho iniziato a studiare per vocazione, ma sin da piccola sapevo che avrei fatto la cantante,  non a caso i miei giochi erano tutti show immaginari ed i miei genitori intelligentemente hanno saputo leggere in questo un interesse da coltivare e mi hanno  fatto frequentare prima l'Accademia Polifonica romana, parallelamente agli studi liceali, poi il Conservatorio e l'Università. Ho avuto, inoltre, la fortuna di iniziare la mia carriera con grandi nomi come Franco Zeffirelli, Riccardo Muti  che mi ha diretta ne I due Foscari di Verdi al Teatro alla Scala. Devo dire che con maestri del genere che ti spiegano come vanno fatte le cose, è difficile sbagliare».
Anche in questo lei va controcorrente, intervistando alcuni suoi colleghi, molti mi hanno raccontando di avere avuto cattivi maestri all'inizio, che li hanno consigliati male.
«In questo ambiente tutte le cose hanno due facce, io cerco di prendere gli insegnamenti migliori e anche quando secondo me c'è qualcosa di sbagliato, ci ragiono e cerco di utilizzare al meglio anche il negativo delle cose».
Che rapporto ha con le sue colleghe?
«Non è una novità che in questo mondo c'è tanta invidia ed i pettegolezzi non mancano, però di solito sono io la prima donna e quindi... ».
Invece qui che ambiente ha trovato?
«Qui è tutta un'altra realtà. I rapporti sono più genuini, c'è più cordialità, mentre in Italia le cose sono più formali ed io cozzo un po' con questo aspetto. Anche il pubblico qui è fantastico, e un po' ci ero abituata perché all'Arena di Verona ci sono tantissimi spettatori americani».
Qual è il personaggio verdiano che le piace interpretare di più?
«Non c'è un personaggio in assoluto, di solito mi immedesimo nel ruolo, ora è l'Aida, domani sarà un altro».
In sette anni di carriera, qual è stata l'esperienza più forte?
«Senza dubbio il debutto qui e anche l'anno scorso a Genova, dove in una settimana ho dovuto studiare per una sostituzione un ruolo che non conoscevo, quello di Madame Butterfly di Giacomo Puccini ed impararlo in una settimana. E alla fine ho vinto anche il premio Abbiati 2006. Tra l'altro vorrei approfittare per lanciare un messaggio a chi vuole intraprendere questa professione, ma anche per la vita in generale, ossia che non si deve avere paura, bisogna buttarsi, sacrificandosi, io ho studiato giorno e notte, ho lavorato anche con il pancione (Micaela è mamma di un bimbo di un anno, Giacomo, in onore di Puccini, ed è sposata con un ingegnere romano che vive a Londra, ndr)».
Qual è il suo modello?
«Ascolto molto due grandi come Maria Callas, Renata Tebaldi e poi molte registrazioni dal vivo perché mi aiutano a capire tante sfumature».
Ho dato un'occhiata al suo sito internet www.micaelacarosi.it ed è davvero originale, è stata una sua idea?
«L'ho realizzato insieme ad una mia amica, lei mi ha chiesto di portarle oggetti personali, cose a cui tenevo, ad esempio c'è la mia collezione di figurine Liebig sull'opera, ed il risultato è ciò che si vede».
Le piacerebbe vivere in pianta stabile a New York?
«Certo, questa città è stupenda, è vivace e mi ha rapita».
Per i prossimi tre anni Micaela sarà in giro per il mondo in tournée, non ci ha voluto dire se tornerà al Metropolitan, noi ipotizziamo di sì perché difficilmente il management del teatro si fa scappare giovani talenti come lei, e non fosse altro perché Verdi è in cima alla lista delle opere italiane in programmazione.