Interviste

SPECIALE CULTURA/ Angelini-NY, l'amore continua

di Letizia Airos Soria

E' a terza volta che Oggi7 visita Claudio Angelini nel suo ufficio di Park Avenue. Eravamo andati a trovarlo all'inizio del suo mandato quattro anni fa, raccogliendo tutti i suoi "buoni propositi", e di nuovo due anni dopo per un primo bilancio. Questa volta lo incontriamo per salutarlo e raccogliere insieme considerazioni e valutazioni di un periodo che, pur attraverso difficoltà, ha visto quest'istituzione newyorkese cambiare molto.
Angelini, scrittore, poeta (ha debuttato giovanissimo grazie a Salvatore Quasimodo) e giornalista, entrò alla RAI con lo stesso concorso di Bruno Vespa, Nuccio Fava e Paolo Fraiese. Al culmine della sua carriera ha saputo utilizzare per il nuovo incarico di Direttore dell'Istituto tutta la sua esperienza di abile comunicatore. Alla nostra prima visita, dal modo stesso di anticipare il suo programma, traspariva l'entusiasmo di un uomo strettamente legato alla cultura italiana: organizzatore di premi letterari, curatore di rubriche culturali e noto conduttore di telegiornali, nonché corrispondente dal Quirinale. Due anni dopo incontrammo un Angelini sempre costruttivo, ma più consapevole della difficoltà, soprattutto di carattere burocratico, che aveva dovuto affrontare. Non poteva realizzare tutto quello che aveva previsto e promesso.
Durante il suo mandato non è mancata qualche critica, in particolare rispetto ad alcuni eventi da lui organizzati. E tuttavia, considerati i mezzi a disposizione, non si può non riconoscere quanto quest'uomo lasci all'istituzione che ha diretto. Innanzitutto l'ufficio di Park Avenue, che non ha più l'aria fatiscente di quattro anni fa. Certo il neo-direttore sognava un piano di ristrutturazione più ambizioso, che coinvolgesse architetti famosi: "Mi mossi per avere aiuto economico. C'era un progetto del Provveditorato delle opere pubbliche del Lazio. Il sotterraneo doveva diventare un teatro, con una sala per concerti... Abbiamo fatto molto meno. Abbiamo ripulito la rappresentanza... rifatto l'illuminazione, creato la galleria d'arte, ristrutturato il basement che ora ospita gli uffici dello IACE e della Dante Alighieri. Rimane la soffitta, da cui avrei voluto ricavare una mansarda, spero nel mio successore. Ci vogliono ‘carte', autorizzazioni... non è solo un problema di fondi".
In questo terzo incontro ci aspettavamo da lui un bilancio definitivo, in realtà ci accorgiamo che in qualche modo Angelini lascia un "bilancio aperto" - aperto al suo successore, ma anche all'impegno che intende ancora portare avanti in prima persona nel mondo della cultura italiana in America.
Affabile come sempre ci accoglie in un ufficio sobrio, ma ben ristrutturato. Su un tavolino scorgiamo il suo ultimo libro tradotto in inglese: The Mistery of Simonetta (Guernica Editions). "E' la storia di una donna nella Firenze del 1400 alla corte di Lorenzo il Magnifico. Simonetta, la donna raffigurata dal Botticelli nella Primavera e La Nascita di Venere. Ho ricostruito l'ambiente del rinascimento fiorentino e il personaggio di questa donna, che secondo alcuni era un angelo, secondo altri una cortigiana. Ma poi le due cose non si sposano? E' stata una ricerca biografica e ambientale durata qualche anno. Piero Bargellini (ricordato anche come il sindaco dell'alluvione) grande divulgatore della storia di Firenze, mi accennò a Simonetta, lessi un suo scritto. Il mistero intorno a lei mi colpì. Ufficialmente morì di morte naturale, ma scoprii che i medici che l'avevano visitata contraddicevano questa diagnosi. E così ci ho costruito un thriller vero e proprio. Ma non posso ora rivelare che l'abbia fatta uccidere...".
La scelta di tradurlo in inglese viene anche dalla curiosità culturale che gli americani hanno per il Rinascimento italiano: "Penso che sia un romanzo adatto a loro. Certo la traduzione ,come spesso capita, ha avuto i suoi momenti di difficoltà, ma grazie a Marta King ed un ottimo editing di Michael Moore ci siamo riusciti."
La promozione della cultura italiana in inglese e poi la lingua italiana. Angelini sarà il nuovo presidente newyorkese della Dante Alighieri. Come si suol dire, un'altra patata bollente.... "Ho qualche piccola idea chiara, ma devo andare a Roma per discutere dei fondi" esordisce al riguardo. In un recente fondo Magdi Allam ha parlato di "suicidio dell'italiano", anche a causa di pochi "spiccioli dati alla Società Dante Alighieri (solo 1,7 milioni di euro, contro i 300 milioni che il Goethe Institut riceve dalla Germania)". Per il vicedirettore del Corriere della Sera "è ridicolo che ci si scandalizzi se l'Unione Europea e le Nazioni Unite declassificano l'italiano".
Su questo la riflessione di Angelini è realistica: "L'Europa è un terreno ostico. Ci sono gelosie culturali in tutte le famiglie. L'Italia deve puntare di più su grossi continenti come l'Asia, la Cina e le due Americhe. In particolare sugli Stati Uniti, dove l'italiano è una lingua molto amata. Ha superato nello studio il tedesco e francese. E' la terza dopo l'inglese e lo spagnolo. Non pretendo che diventi la seconda, né la prima, deve mantenere questo posto. La Dante Alighieri puo svolgere questo compito incrementandone la diffusione. Occorre però un coordinamento tra le sedi negli Usa e ci vogliono un minimo di fondi per rimpinguare i corsi. Vorrei anche fare anche un accordo con lo IACE (Italian American Committee on Education). E vorrei utilizzare scrittori italiani, magari con l'aiuto dell'Istituto di Cultura, per tenere delle lezioni speciali di lingua. I corsi di italiano rendono. Certo ci vuole un minimo di budget iniziale. Una cifra di circa ...60, 70 mila dollari".
Oltre a tutto questo, Angelini tornerà ora a fare il giornalista RAI. Lui ha sempre raccontato con orgoglio di aver organizzato l'Istituto di Cultura come una redazione. "Ho per così dire nominato dei ‘capo-redattori'. Anzi non vorrei che facessero causa all'ordine dei giornalisti... una per arte e cinema (Amelia Carpenito Antonucci), una per l'editoria (Renata Sperandio) e una per musica e teatro (Silvia Giampaola). Lascio un bell'Istituto tra le donne. E tra le donne voglio considerare anche New York stessa, una città affascinata dalla cultura italiana. Non ama solo il rinascimento fiorentino, ma anche il nostro modo di vivere, la nostra musica, il nostro nuovo cinema... c'è un terreno fertile, noi lo abbiamo dissodato. Però devo dire una cosa, quando ero direttore alla RAI avevo un funzionario amministrativo che mi seguiva passo passo. Negli Istituti ci vorrebbe una figura analoga che dipende dal direttore. So che nella cosidetta riforma Baccini era prevista. Sul piano aministrativo e burocratico secondo me gli istituti si devono sganciare sempre di più dai consolati. Lo dico anche se io personalmente sono stato fortunato con i due consoli generali con cui ho avuto a che fare."
I fondi che dovevano arrivare grazie ad una fantomatica "legge obiettivo" non sono mai arrivati. L'Istituto però ha avuto comunque il suo rinascimento. "Sì, quei fondi sono stati dirottati chissà dove... forse è unica cosa che mi dispiace veramente. Ma nel frattempo oltre a lavorare con le nostre forze per ristrutturare abbiano intensificato la collaborazione e la sinergia con altri centri della cultura Italiana. La Casa Italiana Zerilli-Marimò, l'Italian Academy della Columbia, il John D. Calandra Italian American Institute della CUNY, da quando è diretto da Anthony Tamburri. Il compito di un Istituto di cultura è anche quello di smistare, coinvolgere, far circolare la cultura e nel secondo biennio del mio mandato abbiamo agito molto in questo senso anche presso musei, università, organizzazioni americane. Ho già preparato degli eventi per il dopo... non lascio il vuoto. Sono contento della scelta del mio successore. Renato Miracco ha già collaborato con l'Istituto, ci saranno eventi che ho già concordato con lui all'insegna della continuità."
Insomma ancora progetti. In bocca la lupo, allora, Direttore...