Cinema

I sette cortometraggi + due speciali siciliani. Corti da far male

di F. B.

I cortometraggi del N.I.C.E. 2007 fanno davvero male. Nella loro messa in scena, prima di ogni lungometraggio, si cova una riflessione (su e dal) cinema senza per questo filmare l'ombra della vita. I registi (esordienti o quasi) ci consegnano qualcosa di diverso da un punto di vista, da una storia, da una rappresentazione della realtà.
A partire da Uova di Alessandro Celli fino a chiudere con Red line, Premio N.I.C.E. per il miglior corto Siciliano al TaorminaFilmFest 2007 (lunedì 12, alle 7pm, evento speciale con i corti siciliani "Fedra"  di Salvo Bitonti e "Red Line" di Francesco Cannavà) la carrellata in pellicola è identitaria e agrodolce. Sicuramente meno pretenziosa di quanto invece, purtroppo, accade nei festival minori che sembrano concepiti come palestre di cultura per pochi eletti.
Sarà che il Nice New Italian Cinema Events è un'Associazione Culturale no-profit, sarà che si avvale per il secondo anno di seguito della collaborazione con il Tribeca Film Festival, sarà che lo sfascio filmico (soprattutto in certe rassegne italiane) scatta dal tragico al buffo in un fotogramma, ma il N.I.C.E. USA riesce a mettere in fila 9 corti che, con pochi mezzi e senza il barocchismo di storie molto sui generis, gettano il loro sguardo vertiginoso sulla quotidianità e, dopo aver giocato con le nostre energie, scappano via. Si dileguano ma tornano (con le repliche, va da sé) per farci ancora più male.
La mattina vista con gli occhi di Alessandro Celli, inutile girarci intorno, fa male. La bicicletta, la spesa al supermercato, la corsa a casa per preparare la colazione. Quattro minuti, allegri fuori, tristi dentro, di leggera commovibilità.
Fa male anche Tana libera tutti di Vito Palmieri: ci ricorderemo di quanto, a sei anni, fosse inevitabilmente arduo costruire un'amaca tra due piccoli cuori.
Se con La cavia, per la regia di Antonello De Leo, assistiamo a un esperimento terribile (il sacrificio per i propri figli pompato all'estremo), in La cena di Emmaus il fantasy di José Corvaglia esplode e ci innamora.
Carpa Diem di Sergio Cannella è forse la punta massima del dolore filmico, con quel rubinetto sospetto e i litri d'acqua sprecati e i bambini e la tragedia sotto l'acquario. Poi c'é Buonanotte di Melo Prino: il suo metronotte, cowboy dell'asfalto, colpisce al cuore quanto un Rocky ultima versione. Anche Fedra, per la regia di Salvo Bitonti, è un personaggio indelebile e sfaccettato. Non solo perché si imbatte in Ippolito che ha fatto voto di castità e se ne innamora, ma, soprattutto, per il percorso teso e sinistro che compie nei suoi dieci minuti di racconto. E dopo Fedra, è la "linea rossa" (Red line, appunto) di Francesco Cannavà che, congiungendo in un metaforico colpo d'occhio New York al Festival di Taormina, ci regala il dolore più coraggioso. Un Crash sputato in terra e difficile da cancellare. Morale (se c'é): ogni giorno milioni di persone popolano gli spazi ipermetropolitani. Ogni giorno milioni di linee rosse si incrociano ma non si incontrano mai. Sì. Questa è decisamente una storia newyorkese. Se non la Storia di New York.