Il rimpatriato

La legge che c'è ma non si vede

di Franco Pantarelli

Quando vivevo a Washington, DC mi capitò di essere inseguito e fermato da un agente che non voleva multarmi ma solo farmi presente che la mia auto aveva la targa del Maryland, dove risiedevo, mentre la decalcomania che indicava l'ispezione era della Virginia, dove avevo acquistato l'auto. "Sarà bene che sistemi la cosa", mi disse cortesemente congedandosi.  Quando vivevo nel New Jersey mi capitò di essere inseguito e fermato da un agente - stavolta di notte - che voleva avvertirmi che la lucina sopra alla  targa della mia auto non si accendeva più. E quando giravo nel traffico disperato di Manhattan era sempre motivo di sorpresa (e - confesso - di irritazione) scoprire che pur non vedendo mai un poliziotto in giro, se mi azzardavo a parcheggiare l'auto in un punto proibito, o semplicemente mi recavo a riprenderla pochi minuti dopo la scadenza del segnatempo in cui avevo inserito le monetine, l'avviso della multa era già stato inesorabilmente piazzato sotto al tergicristallo.
Ma che c'entra tutto ciò con la cosa di cui mi sento obbligato a parlare questa volta, e cioè lo stupro (forse) e l'assassinio (sicuro) di una signora da parte di un immigrato romeno che ha scatenato un putiferio? C'entra perché il putiferio è consistito nella reazione isterica dei giornali seguita da "drastici provvedimenti" (il senso delle virgolette sarà chiaro tra un momento) del governo. Nei primi, cioè quelle cose chiamate pomposamente organi di stampa, la più curiosa che si è letta è stata che i romeni sono "naturalmente" portati allo stupro, non per ragioni genetiche (ci mancherebbe, non siamo mica razzisti) ma per cultura ancestrale, nel senso che lo stupro è inconsciamente "una metafora della conquista del territorio, come si è visto durante la recente guerra dei Balcani". Dunque, cacciamoli tutti, compresa la signora romena che con la sua denuncia ha reso possibile l'arresto dell'assassino.
 Quanto al governo, si è subito adeguato al clima e ha decretato l'espulsione di un primo contingente di romeni, rifacendosi a una clausola del trattato che prevede la libera circolazione nei Paesi dell'Unione europea (e la Romania è uno di questi) nella quale si specifica che "per ragioni di sicurezza" le espulsioni possono essere comunque consentite. Il grido di Romano Prodi, annunciando la messa a punto dei provvedimenti di espulsione, è stato:  "Una cosa del genere non deve accadere mai più", sottintendendo che con un po' di romeni in meno l'onesta Italia sarà tanto  felice che perfino i ragazzi che violentano le coetanee "in gruppo" si asterranno dalle loro gesta.
 Ma torneranno, vedrete, quegli espulsi. Torneranno perché il decreto si fa firmando un pezzo di carta, l'annuncio si fa davanti alle telecamere ma l'applicazione del decreto si fa "sul campo", cioè quel luogo in cui i pezzi di carta e le telecamere non si abbassano mai. In Italia, come si sa, la legge è come il trucco: c'è ma non si vede, nel senso che non viene fatta rispettare. I codici sono pieni di bellissime leggi - il cui varo magari ha richiesto mesi - che vengono sistematicamente violate, figuriamoci se gli espulsi non troveranno il modo di tornare. Anzi, probabilmente il flusso aumenterà perché durante il loro breve soggiorno in Romania avranno trovato modo di spiegare ai loro amici che qui non è come nel resto dell'Europa, dove se non righi dritto vieni punito, ma è uno strano Paese dove non riga dritto nessuno e anzi il termine disonesto è sinonimo di furbo. Pensate, avranno detto a quelli in ascolto a bocca aperta, ci sono intere regioni in cui chi comanda non è il governo ma organizzazioni chiamate mafia e camorra e c'è stato perfino un capo del governo che dopo aver violato alcune leggi ha deciso di abolirle. E anche i grossi criminali finanziari se la cavano sempre egregiamente, mica come i loro omologhi in America che sono finiti in galera anche essendo amici del presidente.
  P.S. È chiaro il nesso esso che sembrava mancare? Per la cronaca: la decalcomania della Virginia la tolsi appena arrivato a casa. La lucina della targa la feci sostituire immediatamente e ho sempre fatto il possibile per andare a riprendere l'auto parcheggiata prima che il tempo scadesse.