Il Linguaio - Ancora sulla rivincita dei dialetti

di Luigi Fontanella*

Riprendo il discorso sui dialetti di Domenica scorsa. Dicevo in quel mio Linguaio dello straordinario ritorno dei dialetti e delle parlate regionali attraverso varie forme e meccanismi (nuovi vocabolari, siti Internet, istituzioni specializzate in specifiche lingue locali, ecc. ecc. ).
Ci troviamo insomma di fronte ad un'antropologia vivente delle parole a cui è dedicata una dettagliata ricerca di "meta-comunicazione" che, partendo dall'analisi di quanto i dialetti siano tornati ad essere presenti nella pubblicità, nei media e nel mondo dello spettacolo, nel cinema e nella televisione, ha, per esempio, cercato e contato i siti web dedicati alle lingue locali, scoprendone a sorpresa migliaia, tra corsi per imparare il modo di parlare della propria regione, pagine e pagine dedicate alle tradizioni popolari, indirizzi dove rintracciare filastrocche, proverbi, detti motti e fraseologie fino a ieri quasi sepolti dal tempo.
Aldilà delle classifiche che vedono i dialetti lombardo-veneto e romano in cima alla classifica di quelli più diffusi in rete (il dialetto lombardo è quello più presente con 330mila tra siti e pagine web; quello veneto al secondo posto con 320mila siti web; quello romanesco con 312mila siti), il dato interessante è che il parlato regionale sta colonizzando, dopo quello del cinema, anche quello della pubblicità (farò più avanti qualche esempio), quasi creando una sorta di sub-idioma nazionalpopolare: la tradizione più antica e le forme di comunicazione più moderne. L'antropologo Marino Niola spiega che ci troviamo di fronte ad un fenomeno che oggi si chiama "glocal", ossia la globalizzazione delle realtà locali. La globalizzazione infatti se da una parte cancella spazi pubblici tradizionali come il bar o la piazza, dall'altra trasferisce questi spazi nella realtà virtuale o nel cinema e nella televisione, e così assistiamo al recupero on line dei dialetti e delle tradizioni popolari. E mentre fino a qualche tempo fa la riscoperta delle nostre radici linguistiche era soltanto un processo colto, oggi sembra diventata un'esigenza collettiva di ricerca d'identità.
Torniamo ora per un momento alla classifica dei dialetti più diffusi on-line. Dopo quelli del lombardo-veneto e romano, al quarto posto troviamo il ligure-genovese con ben 290mila siti. Viene poi, forse un po' a sorpresa, il toscano al quale sono dedicati 285mila siti, e solo al sesto e al settimo posto troviamo il siciliano e il napoletano, ambedue con ben oltre 200mila siti.
Vogliamo ora fare qualche esempio tratto dalla pubblicità? Cominciamo dall'aranciata, una delle bibite più popolari dell'Italia. Dal sito alle newsletter, fino agli spot in tv: la Sanpellegrino punta tutto sulla sicilianità: "MACARI TU SICILIANU?, così recita la scritta pubblicitaria di quest'aranciata. Per gli spot in tv la Tim ricorre alla parlata romanesca dell'attore Christian De Sica; la Panini sceglie il dialetto per i suoi famosi album di figurine ("E mò azzèccali tutti!") . In dialetto veneziano parla lo spot del deumidificatore De Longhi: " Il canal! Chi ga sciugà il canal!" La Fabriano gioca sull'arresto del boss Provenzano e lancia i block-notes chiamandoli "pizzini", ecc. ecc.
Chudo dicendo che in qualche modo il "glocal" (cioè la caccia alle proprie radici) ridisegna una voglia di rivalutare quelle geografie che la globalizzazione cancella. Un'opposizione, insomma, al "globish", l'inglese planetario che vorrebbe uniformare popoli e nazioni.

Luigi Fontanella
Professor of Italian
Editor-in-Chief of GRADIVA and Gradiva Publications
Sylvia Morandina, Managing Editor:
http://www.italianstudies.org/gradiva/
Department of European Languages, Literatures, and Cultures
State University of New York