Italiani in America

I Garibaldi, Riofreddo e gli Usa

di Generoso D'Agnese

Tutto nacque durante l'inaugurazione della linea ferroviaria Roma - Sulmona. Il piccolo treno a vapore arrancò sui primi dislivelli dell'aspro profilo appenninico, per aggredire con fatica le montagne che videro più volte in difficoltà legioni romane ed eserciti nemici. Ricciotti Garibaldi, figlio quartogenito del grande eroe dei Due Mondi, su quel treno era salito per portare il suo personale saluto all'impresa, in veste di deputato italiano. Ma il treno si fermò in una minuscola stazione per ricostruire le sue scorte di carbone e intraprendere le nuove salite verso l'Abruzzo: Riofreddo.

Ricciotti Garibaldi vi aveva sostato nel 1867 con le sue bande di volontari. Prima di raggiungere il padre a Passo Corese, avevano dormito nel Convento di San Giorgio e in quella fortunosa pausa egli aveva accostato il paesaggio alla verde e umbrosa Inghilterra che lo aveva visto crescere nella scoperta del mito paterno.

La temporanea sosta a Riofreddo bastò a Ricciotti per sceglierla come luogo di un futuro investimento. Il figlio di Giuseppe Garibaldi comprò un terreno e iniziò a costruire le fondamenta per quella che doveva essere una dimora estiva.
I fatti andarono diversamente. L'avventatezza di Garibaldi negli affari era proverbiale e in pochi anni costò al battagliero figlio dell'eroe dei Due Mondi, tutto il proprio capitale. Secondo la legge dell'epoca, a Ricciotti venne lasciata in dotazione solo la proprietà di minor valore, onde permettergli di sopravvivere al proprio disastro. Per l'Italia, Ricciotti e la sua numerosa famiglia dovevano scegliere di vivere a Riofreddo oppure emigrare.

L'arrivo nel piccolo paese della provincia romana venne salutato con entusiasmo dal nucleo familiare. Ricciotti aveva sposato a Londra Constance Hopcraft, una donna dotata di grandissimo carattere, capace di sostenere spesso con le sue sole forze l'intera famiglia. E con lo stesso impeto, Costanza trasformò le tre stalle presenti sul terreno al momento dell'acquisto in quella che nel tempo sarebbe diventata Villa Garibaldi, oggi sede di un suggestivo museo.

 

L' "esilio" di Riofreddo iniziò nel 1893 quando Ricciotti aveva quarantacinque anni e la moglie quarant'anni. Ma la famiglia non è ancora al completo. Nel paese romano , a Constance Rosa, Annita Italia, Giuseppe (nati in Australia) si aggiungeranno Ezio, Sante, Bruno e Costante e Giuseppina, Ciotti, Menotti, trasformando la dimora in un punto nevralgico di conservazione della memoria garibaldina.

Tutti i figli di Ricciotti mantennero fede al mito di nonno Giuseppe. Tutti si impegnarono, a vario titolo nelle cause indipendentiste, irredentiste, nazionaliste. Alcuni scelsero strade opposte (Sante ed Ezio scelsero schieramenti opposti proprio nel periodo cruciale del Ventennio fascista) altri morirono da eroi negli assalti alla baionetta sul fronte trentino.

Giuseppina (Josèphine) scelse di cercare nel Nuovo Mondo una sua particolare identità sposando l'imprenditore italo-.americano Giuseppe Ziluca e sfuggendo così dal 1926 alla costrizione imposta alle figlie di Ricciotti nella famiglia.

Ma tessendo quel legame che porterà negli anni a venire il nome di Garibaldi nelle memorie del Nuovo Continente.
Il primogentio Giuseppe (detto Peppino), nato a South Jarra, in Australia, fece dei viaggi e dell'impegno politico il proprio credo. Allievo del collegio tecnico di Fermo, fuggì per arruolarsi col padre nella spedizione del 1897 in Grecia. L'anno successivo partì alla volta di Buenos Aires in incognito e per qualche mese occupò un modesto impiego in una ditta commerciale di New York.Dopo aver declinato l'invito paterno a tornare in Italia, Peppino continuò a lavorare nell'edilizia, a Montevideo e Gualeguay e partecipò alla guerra fra boeri e inglesi ma dalla parte dell'Inghilterra : un errore che gli sarà a lungo rimproverato. Alla fine della guerra, nel 1902 partì alla ricerca della mitica Valle degli Elefanti, in Rodesia e dopo aver fallito la spedizione tornò prima a New York, poi a Caracas, per guerreggiare infine in Guyana e in Messico.

 

La rocambolesca vita di Peppino proseguì in Romania e a Panama, e di nuovo in Messico. La guerra in Grecia (nel 1912), l'ennesimo ritorno a New York, l'impegno nella Prima guerra mondiale al fianco dei fratelli Sante, Ricciotti Jr., Bruno e Costante ed Ezio, la rinuncia alla carriera militare, furono tappe di una vita che vide l'irrequieto nipote dell'eroe dei Due Mondi tornare ancora una volta negli Stati Uniti e a Londra di lanciarsi in attività commerciali, ma senza successo.
Dopo aver tentato di contrastare politicamente il crescente potere di Mussolini, Peppino riprese la strada di New York. Il comportamento ambiguo di Peppino e di Ricciotti , non graditi né in Italia né in Francia, convinse il primo a rimanere a New York. Ricciotti , espulso dalla Francia, rientrò in Italia per vivere ai margini delle vicende politiche italiane.

 

Peppino trovò invece negli Stati Uniti l'amore della sua vita. Sposatosi con Maddalyn Nichols, una giovane americana appartenente ad una famiglia importante, si adattò a condurre una vita modesta, tornando in Italia nel 1940 nella speranza di riprendere in mano la tradizione garibaldina gestita dal fratello Ezio durante il Regime. Compromesso nella credibilità e rinchiuso dai tedeschi a Regina Coeli, venne salvato dalla Liberazione ma ignorato dagli antifascisti e trascorse il resto della vita nell'ombra, spegnendosi nel 1950 senza lasciare figli.

Anche Ezio, ultimo figlio maschio di Ricciotti Garibaldi, visse in prima persona le vicende irredentiste e le battaglie della Prima Guerra Mondiale. Ferito gravemente e promosso capitano a fine guerra divenne un fervente squadrista e nel 1921 scoprì a sua volta il fascino degli Stati Uniti. In America Ezio incontrò Hope Mac Michael, appartenente ad un'agiata famiglia di Filadelfia e dopo averla sposata accettò di condurre missioni commerciali in Messico e Perù. Convinto fascista, Ezio attraversò tutte le vicende del movimento fino a prenderne le distanze nel 1943. Posto sotto protezione americana nel campo di Padula, riprese le sue attività nelle associazioni garibaldine dopo la Liberazione ed ebbe anche incarichi di partito dalla Democrazia Cristiana

Sposò Erika Knopp, conosciuta a Padula. Padre tre figli: Anita (1931), Giuseppe (1947) e Vittoria. (1950) Ezio contese alle sorelle Rosa e Annita Italia, alla vedova ed alla figlia di Sante Garibaldi la dimora di Riofreddo e i cimeli che vi erano contenuti.

 

Ezio contestò anche il testamento delle due sorelle, in favore dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini (ANVRG). La dimora di Riofreddo fu abbandonata progressivamente da Ezio e dai suoi, ormai vuota di ogni contenuto. Ezio morì nel 1969, seguito a poca distanza dalla sorella Josephine che negli Stati Uniti aveva trovato la sua ragione di vita e che al fratello aveva lasciato la sua parte della vecchia casa.

L'ultima nata di Ricciotti e Costanza (a Riofreddo nel 1895) non accettò il sacrificio imposto alle figlie dai genitori e si fidanzò giovanissima con Giuseppe Ziluca, appartenente a un'importante famiglia romana. Si sposarono nel 1926 e fu un'unione felice.

Giuseppe Ziluca, era vedovo e padre di un bambino, Luca, che Josephine crebbe assieme ai suoi figli Paul e Antony.

Nonostante lo scetticismo generale Giuseppe gettò le basi di una solida posizione economica negli Stati Uniti e Josephine divenne una validissima compagna d'affari del proprio marito e ne curò la carriera imprenditoriale, così come spinse i suoi figli a compiere prestigiosi studi. Paul trovò molte soddisfazioni nell'Esercito, mentre Anthony divenne un bravissimo manager della finanza. Il nome dei Ziluca ancora oggi echeggia forte nei campi della finanza americana,a perenne testimonianza di quella scintilla garibaldina staccatasi dal suggestivo paese dell'Appennino laziale..

 

Anche Sante Garibaldi contribuì a costituire la quarta generazione dei Garibaldi, nel ramo Ricciotti, con la figlia Annita. Sante trovò rifugio in Francia nel 1925, dove condusse una carriera riconosciuta per l'indubbio talento nell'edilizia pubblica. Raggiunse i fratelli nell'incontro di Riofreddo del 1940, per rivedere la madre morente e sondare le opinioni politiche dei fratelli. Ricevette da loro un richiamo a entrare nelle file fasciste e trovò solidarietà solo presso la sorella Annita Italia. Ripartì per la Francia ed entrò a far parte della Resistenza. Arrestato e deportato a Dachau, venne liberato ad aprile del 1945 e morì il 4 luglio del 1946 non essendosi ripreso dalle sofferenze patite. La moglie, Beatrice Borzatti e la figlia Annita vissero in Francia. Fu proprio Annita a interessarsi a Villa Garibaldi a partire dal 1970, avendone avuta licenza dalla madre dopo la morte di Ezio nel 1969. Ed è ancora la figlia di Sante ad assicurare la presenza della famiglia di Ricciotti e Costanza in un edificio restaurato a cura della Regione Lazio e della Comunità europea, a perenne memoria di un nome profondamente segnato dalla storia.

 


VILLA GARIBALDI

Riofreddo, a 705 metri di altitudine, con circa 780 abitanti, mantiene ancora oggi la propria vitalità e l'entusiasmo nella custodia delle proprie tradizioni. Il Riofreddo, riportato nella carte come Fosso Bagnatore, è un affluente dell'Aniene dopo Arsoli. Il paese si distende sul crinale del colle e alle due estremità si trovano la Villa Garibaldi e il Castello medievale, i due monumenti più visibili dell'agglomerato.
L'origine è antichissima e pesca tra gli italici Equi, appartenenti al gruppo etnico osco-sannita. Ma nel IV secolo a.C. il territorio viene romanizzato e
tra l'VIII e i IX secolo d.C. i monaci basiliani fondano il Convento e la chiesa di San Giorgio, nell'XI secolo nascono il borgo e il Castello, ad opera della famiglia Colonna, che lo conserva come feudo fino al XVI secolo. Il paese, grazie alla facile accessibilità dalla Tiburtina Valeria, è luogo di notevoli attività di scambi che si intensificavano durante la transumanza, anche con fiere e mercati settimanali.
Sin dal XVI e XVII secolo alcune famiglie di notabili dallo Stato Pontificio frequentano il paese per affari, dalla fine dell'800 la costruzione della ferrovia fa di Riofreddo un paese di villeggiatura che d'estate si popola di una piccola folla di buona borghesia che si diverte con balli, giochi, gite e partite di caccia.

Ricciotti Garibaldi, si trasferì a Riofreddo nel 1893 dopo aver recuperato alcune stanze da tre stalle poste su un vasto terreno brullo. La prima parte della villa fu costruita realizzando in parte il progetto originario e unendo le tre stalle in un edificio avente due torri. Vennero costituiti anche un orto e un parco mentre negli anni Donna Costanza, insieme alle figlie, riuscì a fari ben volere dalla popolazione contribuendo alle opere sociali della città, tra le quali il noto ambulatorio.

Quando Annita, figlia di Sante, chiese di realizzare la sua parte d'eredità, iniziarono lunghe diatribe. L'edificio ormai pericolante e vuoto di ogni contenuto storico, furono divisi. Il Comune di Riofreddo ne è entrato in possesso grazie alla donazione da parte di Annita, che vi conserva una abitazione, e all'acquisto delle quote degli eredi di Ezio, dando il via ai lavori di restauro. La prima parte dei lavori si è conclusa nel 2000, la seconda nel 2006, permettendo di inaugurare un Museo che in Villa Garibaldi raccoglie la storia del territorio locale. Una parte del Museo è dedicata alla famiglia Garibaldi, ed è formata da varie sale e da un centro studi, affidato ad Annita Garibaldi Jallet e ai suoi figli, e con la collaborazione dell'ANVRG che vi ha ritrovato così la funzione voluta da Rosa e da Annita Italia Garibaldi.

 

Le ricerche relative ad una famiglia ormai dispersa hanno portato tra l'altro alla costituzione di tre alberi genealogici inaugurati nel 2007, bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Vi appaiono i rami americani: gli Ziluca per discendenza di Ricciotti, nonché i numerosi discendenti di Teresita e Stefano Canzio che si trovano tuttora stabilmente inseriti nella società sudamericana, ed i più vicini residenti in Inghilterra, Francia e in Italia, oltre ai Garibaldi tornati a Riofreddo