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Dante, il magnifico fuori dal coro

di F. B.

Non si può rimproverare alla gente di non conoscere Dante Alighieri. In fondo, io che lo studio da una vita, stento ancora a capirlo. E' stato un poeta inaccessibile e fuori dal coro. Un uomo che ha visitato l'Inferno e ne è riemerso per raccontarci com'è fatto". A dirlo è Zygmunt Baranski che, venerdì 12 Ottobre, ha tenuto una raffinatissima lecturae danctis presso la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University diretta da Stefano Albertini. Titolo: "Guido's ‘Disdain': Inferno 9-11". Il ciclo dantesco si è concluso il 22 Ottobre con una lezione in lingua italiana ("Dante e la memoria appassionata") che la prof. Lina Bolzoni ha scandito con un accumulo incurante di emozioni e memorie.
Ma come si racconta Dante alla comunità Americana? "Il punto è saper ascoltare. E quelli che non sentono, di solito, parlano da soli", ha commentato Manuela, insegnante di letteratura italiana a New York. "Il prof. Baranski ha saputo tramsetterci quello che in Italia manca da tempo: la passione per un autore come Dante. Non conoscevo in profondità il legame tra il poeta e Guido Cavalcanti, ero solo al corrente che Cavalcanti fosse il destinatario della Vita Nova. Il professore mi ha letteralmente illuminata". "Chiamerei gli insegnanti che lavorano in Italia - le subentra una collega - direi loro: tenetevi aggiornati, viaggiate e leggete gli studi di Baranski".
"Siamo qui per il professore o per Dante?", puntella ironico uno studente americano. In realtà, la prima lecture è stata una perfetta opera di fusione tra Dante e il suo "allievo". Zygmunt Baranski è professore di Letteratura Italiana presso il Dipartimento di Italianistica, del quale è stato presidente fino a settembre, della Facoltà di Letteratura Medievale e Moderna dell'Università di Cambridge; i suoi studi sono stati per la maggior parte sconvolti dalla figura di Dante e dalla letteratura italiana medievale. E' inoltre editore e co-direttore di una delle più importanti riviste internazionali di studi di letteratura italiana, The Italianist, rivista ufficiale dei dipartimenti di Italianistica dell'Università di Reading e di Cambridge. È stato ed è tuttora visiting professor di alcune tra le più prestigiose università inglesi e americane.
Bizzarra l'idea di introdurre Dante analizzando il trittico dei canti (9-11) più logico e scientifico della Divina Commedia. Ma Baranski parte in quarta, felice, con l'orologio biologico che ticchetta e gli scandisce i canti. E spiega: "Cavalcanti, prima del libello, fu destinatario di due sonetti che poi confluirono in esso". E cita: "A ciascun'alma presa e gentil core e Io mi sentì svegliar dentro allo core". Guido, appunto, "il primo amico". Tesi che, come l'intera Commedia, ha suscitato una varietà di interpretazioni, ambiguità e contraddizioni. Poi c'é Farinata, attorno al quale Dante ha posto il deserto, circoscritto dalla cinta muraria di Dite. E ancora, il Messo celeste, Virgilio, Dio. Personaggi ed elementi tornati di rimando nel secondo appuntamento tenuto a battesimo dalla prof. Lina Bolzoni che, nel saggio L'arte della memoria nella cultura occidentale, teorizza: "Dante è nella nostra memoria. Ma oggi il processo mnemonico sta cambiando. Ci sono molte cose sulla memoria che abbiamo dimenticato; fra queste, il ruolo essenziale che essa ha giocato per millenni nell'esperienza degli uomini, e il fatto che le tecniche per svilupparla, le riflessioni teoriche che le hanno accompagnate e nutrite hanno costituito anche una grande sperimentazione sul potere delle immagini, sui modi in cui le parole si possono tradurre in immagini, e le immagini in parole. Proprio per questo l'antica tradizione dell'arte della memoria è per noi un fossile intellettuale e, insieme, qualcosa di attuale, paradossalmente comprensibile. Oggi, infatti, siamo abituati a delegare ai libri, ai computer, a Internet, a strumenti tecnologici sempre più sofisticati il compito di conservare parole, immagini, suoni, conoscenze. Viviamo, d'altra parte, in uno spazio in cui, a ritmi del tutto sconosciuti al passato, le immagini si muovono, si trasformano, si frantumano, si consumano rapidamente". Normalista, dal 1997 la prof. Bolzoni è docente di Letteratura italiana presso la Scuola Normale Superiore; dal 1998 al 2001 è stata Preside della Classe di Lettere e Filosofia.
Ha insegnato all'università di Pisa, dove ha anche diretto l'Istituto di Letteratura italiana e il Dipartimento di Studi italianistici, ed è stata visiting professor in varie università fra cui Harvard, UCLA, New York University, il Collège de France; è stata anche visiting scholar al Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles (California). Nel 2005 è stata eletta "honorary member" della Modern Language Association of America. In Normale ha fondato e dirige il "Centro di Elaborazione informatica di testi e immagini nella Tradizione Letteraria".
"Non credo ci sia un'enorme differenza tra la cultura Italiana e quella Americana. O meglio, con il tempo, la distanza tra le due scuole di pensiero si è decisamente accorciata", ha notato la prof. Bolzoni.
"Quando incontro gli studenti delle medie o delle superiori, mi sento spesso chiedere: perché leggere Dante, e perché ancora oggi? Io rispondo con facilità e dico che Dante è parte della nostra memoria, della nostra identità. Bisogna guardare all'estero per comprendere perché si insegna Dante ai nostri giorni. Ho riscontrato un entusiasmo fuori dal comune quando, ad esempio, ho partecipato alla mostra ‘Le tre corone' ad Oxford. Qualcosa vorrà pur dire". Le lezioni della prof. Bolzoni "tengono conto della tradizione medievale, in cui si usavano le immagini per ottenere un imprinting mnemonico, e in aggiunta ad esse, applico lo schema tipico dei predicatori per spiegare la Divina Commedia. Siamo a metà tra cultural studies (dimensione culturale) e analisi più dettagliata del testo. Daltronde funziona così: la memoria si nutre di immagini e testo. La memoria dantesca è fortemente emotiva e legata alla morale. Dante stesso dà una rappresentazione pura della conoscenza, della condanna del peccato e dell'emozione. Come se gli americani non conoscessero il potere evocativo delle immagini...". Qui, però, non è Times Square.