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Giornalisti in un mare di conflitti. Il dibattito di venerdì all'IIC

di Silvia Forni

Nell'ambito della settimana dedicate alla lingua italiana nel mondo, il 26 ottobre all'Istituto italiano di cultura d New York si è tenuto un altro appuntamento con esponenti: con Claudio Angelini, direttore dell'Istituto italiano, c'erano Antonio Caprarica, direttore Gr Rai e corrisponente da Londra Ennio Chiodi, direttore Rai e Michele Giuttari, scrittore e poliziotto. Angelini ha introdotto la serata parlando di "oceani della politica e oceani della cronaca" e come i due elementi spesso si intersecano dando luogo ad interessanti temi. La serata è iniziata con un video di Edoardo Sanguineti, scrittore, poeta e critico, che, sullo sfondo di immagini del mare, parlava di Napoli, della sua gente, ma anche dei problemi che la circondano. Il dibattito, in seguito, ha affrontato un tema mai risolto: La potenza dell'"Ndrangheta" e del suo proliferarsi a vista d'occhio. Ennio Chiodi introduceva il discorso facendo presente che il filo conduttore della serata era "il mare", visto come unione, connettore; anche perché entrambi gli scrittori/giornalisti presenti provengono da città marine: Lecce e Messina. "Questa è un'intervista amichevole a due scrittori" spiegava Chiodi mentre Caprarica affermava che "in fondo Londra e il Salento sono molto simili" anche da un punto di vista di connessioni. "Sono posti con canali vicino e c'é una continuità spirituale. Inoltre i salentini non prendono la vita sul serio, un po' come l'humor inglese".
Giuttari ha spiegato di essere cresciuto sul mare, in un paesino della provincia di Messina. "Il mare, sin da quando ero adolescente, mi ha ispirato moltissimo, mi ha fatto riflettere. Nel 1978 sono entrato in polizia, nella squadra mobile di Reggio Calabria e negli anni ho conosciuto un mare diverso, che connette come un ponte anche diverse criminalità purtroppo ed in Puglia  l'Ndrangheta è pericolosissima, sia quella a livello interno italiano, che quella proveniente dall'Albania. L'Ndrangheta è un'organizzazione non verticistica, ma su linee orizzontali e la sua struttura è molto granitica. All'inizio era un movimento spontaneo, poi si sono creati diversi gruppi. La criminalità extra comunitaria è diversa perché non si sa dove sono i loro gruppi e non si localizzano facilmente". Per Antonio Caprarica sono ridicoli, a volte, tutti questi dibattiti sugli attacchi di guerra americani. "Le scelte strategiche occidentali sono infelici. L'attacco all'Iraq ha prodotto il crollo del pilastro iracheno a vantaggio dell'Iran. In Iraq c'è una possibile sparizione di uno Stato Nazionale. Nel 1991 sono stato a Baghdad per la Guerra del Golfo e mi è sembrata la città più occidentalizzata dei Paesi arabi. La Guerra ha frantumato questa realtà e la cosa più importante è stata distrutta: il rispetto reciproco, uno dei pilastri fondamentali per far funzionare tra loro i diversi Paesi in modo civile. L'islamfobia è un'altra minaccia all'Occidente, la nostra idea consiste nel rispetto degli altri invece. Se si vuol parlare del mare come ‘connessione', in un certo senso bisognerebbe mantenere aperti i canali del dialogo, che ultimamente si sono un po' chiusi".
I due scrittori, Caprarica e Giuttari si sono scambiati opinioni sulla politica, la gente, il futuro, il passato e quello che succede al giorno d'oggi, concludendo che ogni scrittore o giornalista ama il proprio lavoro perché spinto istintivamente da una voglia di curiosità, a volte ad "alto rischio morale, ma se è un bravo reporter sa dove fermarsi". Altri eventi avranno luogo all'Istituto italiano di cultura lunedì 29 ottobre alle 6pm, con una presentazione del libro di Gian Antonio Stella "La casta"  e giovedì 2 novembre alle 6pm, un dibattito con Gloria Satta, Luigi Saitta e Riccardo Chiaberge.