Visti da New York

Così parlò W.

di Stefano Vaccara

Cari delegati del nuovo Partito democratico, grazie per avermi eletto con una larga maggioranza alle primarie, sono felice. Io però non sono venuto oggi a Milano per diventare il vostro segretario, io non sarò il segretario del Pd. Sono qui per essere il vostro leader e spero, presto, il prossimo leader di tutti i cittadini italiani. Non accetto oggi la carica di segretario di questo nuovo e meraviglioso Partito che finalmente nasce in Italia per sbloccare e guarire la sua democrazia malata, perché da oggi chi si candida a guidare l'Italia non avrà più bisogno di controllare un partito. Certamente avrà bisogno  che un grande partito lo scelga come candidato per il governo, e questo è quello che avviene oggi nel nostro Pd. Scegliamoci come segretario, o direi come coordinatore nazionale del Pd, uno dei candidati che si è valorosamente battuto per la nomination alla candidatura alla guida del governo italiano. Scegliamo tra Rosy Bindi o Enrico Letta. Facciamo come in America, dove la responsabilità di guidare il Partito Democratico è stata affidata allo sconfitto per la nomination alle presidenziali.
Cari delegati, da oggi nella politica italiana voglio che tutto cambi affinché tutto cambi veramente. Non siamo più nel XX secolo. Non assomiglieremo più alla totalitaria Russia sovietica, dove il presidente era uno sconosciuto al mondo perché era il segretario generale del Partito comunista a comandare. Non saranno più gli apparatcik i ministri di un governo.
Io oggi, nell'accettare la nomination alla guida del Paese, chiedo scusa ai 3,5 milioni che il 14 ottobre scorso hanno votato e comprendo chi ha deciso di non farlo. Chiedo scusa a nome di tutto il Pd, perché proprio nell'atto di nascita di un grande partito democratico abbiamo commesso un grave errore di democrazia. Quelle liste bloccate, con cui siete stati costretti a votare in queste primarie, hanno umiliato i valori democratici ai quali questo partito invece dovrà ispirarsi. Noi abbiamo così tanto criticato quella "porcata" della legge elettorale del centrodestra dove ai cittadini italiani vengono imposti dei candidati dalle segreterie di partito, ma abbiamo commesso la stessa vergogna. Scusaci Italia, in futuro ogni tuo cittadino che vorrà partecipare alle nostre primarie sceglierà solo lui chi votare e solo chi prende nominalmente più voti verrà alla convention per eleggere il candidato al tuo governo.
All'attuale capo del governo Prodi, dico che apprezzo quello che ha fatto finora per il nostro Paese. Grazie Romano per non averci fatto vedere più corna nelle teste degli statisti stranieri durante i vertici o di dire ai leader finanziari che la ragione per investire in Italia sarebbero le belle gambe delle nostre segretarie. Grazie Romano, l'Italia aveva bisogno di più serietà. Ma adesso il tuo compito è finito, il tuo governo non ha una maggioranza e soprattutto è orami ostacolo all'approvazione di una nuova legge elettorale che dia reali poteri e stabilità al governo ed efficenza alla legislatura repubblicana. Romano dimettiti, lascia il posto ad un governo a scadenza che serva a concentrare il Parlamento sull'approvazione di una nuova legge elettorale che consenta di tornare al voto in pochi mesi. Così, nella prossima primavera io potrò essere il vostro candidato alla guida del Paese in grado di vincere e quindi, finalmente, in grado di governare nell'interesse non di questo bellissimo partito, ma di tutti i cittadini italiani..."
Così parlò W., ma solo in un sogno di una piovosa notte di mezzo autunno a New York.