Analisi

POLITICA&GIUSTIZIA INTERNAZIONALE. Palazzo di Vetro, scontro sul boia

di Valerio Bosco

Lo scorso giovedì 25 ottobre la risolu-zione per la moratoria contro la pena di morte è stata per la prima volta presentata a tutti i Paesi Membri delle Nazioni Unite. Frutto dell'iniziativa italiana, il processo che auspicabilmente porterà la Nazioni Unite ad uno storico pronunciamento contro la pena di morte è ora diretto da un'alleanza che raccoglie Paesi di tutte le aree del mondo: Filippine e Timor Est per l'Asia, Messico e Brasile per l'America Latina, Albania e Crozia per Europa orientale, Gabon e Angola per l'Africa.
Questa "task-force cosmopolita" non è bastata a neutralizzare le resistenze e le argomentazioni del fronte antiabolizionista.
Egitto e Singapore, come in un film già visto, hanno ribadito l'idea che la questione-pena di morte non può essere trattata come tema umanitario ma che dovrebbe essere considerata esclusivamente come un "delicato argomento di politica criminale". "Rientra nella piena e sovrana libertà degli Stati - hanno detto i due Paesi - decidere come amministrare il proprio sistema giudiziario". Egitto e Singapore hanno ricevuto però un sostegno particolarmente forte da Cina, Iran e Siria. In particolare, le delegazioni di Theran e Amman hanno denunciato la risoluzione come "un vero e proprio assalto" a culture e tradizioni nazionali diverse da quelle dominanti, cioè occidentali. O - peggio! - come "un tentativo di imporre valori non universalmente condivisi". La richiesta è stata perciò una ed una sola. Quella di ritirare il testo di risoluzione perchè "l'abolizione della pena di morte è tema troppo controverso" e le Nazioni Unite "rischierebbero di alienarsi le simpatie delle opinioni pubbliche nazionali" favorevoli al ricorso al boia.
Già domani però, mentre il fronte antiabolizionista promette battaglia e prepara emendamenti al testo di risoluzione capaci di annullare o annacquare il senso dell'iniziativa - basterebbe infatti un semplice riferimento a quanto sancito nella Carta ONU circa il divieto per l'Organizzazione di intervenire in materie riservate alla giurisdizione domestica degli Stati - l'alleanza internazionale per la moratoria rilancia la sua campagna. Sarà Emma Bonino, ministra del commercio estero e delle politiche europee, radicale storica, da anni impegnata per l'abolizione della pena di morte a presiedere il lancio della versione inglese del rapporto dell'Associazione Nessuno Tocchi Caino sullo stato della pena capitale nel mondo. Assieme alla Bonino ci saranno, tra gli altri, l'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite Marcello Spatafora, Mario Cuomo, ex governatore dello Stato di New York e feroce oppositore della pena capitale, Tim Robbins, l'autore del toccante film Dead Man walking, duro atto d'accusa contro il "boia americano", l'Ambasciatrice FAO Gina Lollobrigida e, infine, il Premio Sakharov cinese Wei Jingsheng. L'evento, che si svolgerà al Palazzo di Vetro, farà da sfondo ai numerosi incontri bilaterali che la ministra Bonino terrà a New York per convincere i Paesi ancora indecisi sulla risoluzione a sostenere la proposta di moratoria. È infatti alla leader radicale che il governo italiano sembra aver affidato gli ultimi sforzi per condurre al successo quello che solo fino a pochi mesi fa sembrava un'iniziativa solo italiana o europea. E che, in tempi assai brevi, anche grazie alla straordinaria mobilitazione di Marco Pannella e delle associazioni della galassia radicale, potrebbe diventare una conquista universale di civiltà.