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Senso Unico. Osservando sei artisti italiani

di F. B.

Nervosa e irrequieta, sublime e in bilico. L'esibizione Senso Unico al P.S.1's Contemporary Art Center e', simbolicamente, una vertigine improvvisa, alternativa e alternata. Sarebbe facile giocare sul titolo della mostra per spiegare che, morendo di spleen, non esiste un unico, doloroso senso per guardare tutto un complesso di cose com'e' l'arte dei giovani. Ci sono occhi e culture, si', ma il senso e' cosi' irresponsabile e profondo che non basta una freccia segnaletica per scegliere una sola direzione.
Domenica 21 ottobre. Mi trovo all'ingresso con Chirag, di origine Indiana, Kristen, nata nel New Jersey e studentessa di medicina a New York, e John, italo-americano. Varcata la soglia di quella che un tempo fu una scuola, capisco che i tre ragazzi in mia compagnia potrebbero essere un bell'esempio di come osservare e poi scrivere, al buio, di una mostra contaminata dallo sguardo italiano: Paola Pivi, Monica Bonvicini, Francesco Vezzoli, Paolo Canevari, Adrian Paci e Pietro Roccasalva sono i criptici, talentuosi protagonisti della mostra.
Quadri, oggettistica, video-proiezioni: gli ospiti diventano padroni e finiscono con l'essere assorbiti dalle opere.
Il primo, epilettico leitmotif si chiama Continents. Cinque minuti e quaranta secondi bellamente depravati. Ogni continente ha un suo totem: il Cane per l'America, il Coniglio per l'Australia, il Topo per l'Asia, il Gatto per l'Europa e il Maiale per l'Africa. Animali domestici, al guinzaglio di un gommone nero in cui appare marcato il nome del corrispettivo continente.
"Peccato non ci sia l'Uccello di Fuoco". Chirag spezza il silenzio. "E' una delle grandi forme in cui si manifesta il Grande Spirito nella mitologia degli indiani d'America, e incarna la forza vitale della natura. Mi sarebbe piaciuto vederlo lanciare fulmini dagli occhi o dal becco. Cosi' avrebbe spezzato la catena". La sua ragazza, Kris, aggiunge: "Gli indiani kwakiutal non sono interessanti per gli italiani. Gli americani invece parlano piu' spesso, anche nell'arte, degli indiani d'America. Ma credo che l'artista (Paolo Canevari) volesse raccontarci altro". "Sarebbe stato meglio girarlo in Super8 e metterci qualche musica di sottofondo. Manca d'ingenuita'...". John e' lapidario. Kris risponde: "Gli americani vogliono musica dappertutto. Io trovo piuttosto crudele lasciare che un cane abbai per cinque minuti di seguito".
E cosa penso io? Penso che Continents sia rallegrato da alcune suggestive sensibilita': silenzi, gemiti, sguardi, atmosfere sibilline. Nel complesso, lascia una buona impressione. Anche se, a distanza di giorni, sono ancora alla ricerca del modo giusto per dire qualcosa di intelligente a proposito di questo (animalesco) parto geografico.
Passiamo alla Farfalla Morta di Angelo Filomeno, ad Asphyxia, a As the Lilies Among Thorns, So We Fall Like Love. "Niente trucchi, qui". Kris si sente fecondata con tutti gli stimoli che incontra via via. John: "E' grottesco, guardate le ali". Se di stimoli si tratta, la stanza dedicata ad Angelo Filomeno prepara certamente un posto bello dentro i visitatori: li accoglie e li lascia crescere. Che si tratti di una farfalla, di un amore, di un quadro. Anche se le ali sembrano uscite da un film di Tim Burton, per dire. Filomeno ci rapisce un po' tutti nel suo girone infernale, che poi infernale non e'. Ora sono qua che ne scrivo e cerco di capire il dolore di chi ha creato dalla morte e riconsegna alla morte.
Sui nostri passi, si inserisce anche il Vangelo secondo Pasolini di Adrian Paci e, subito dopo, La camera (16 millimetri, 10 minuti, bianco/nero) di Rä di Martino. Chirag non conosce Pasolini. I miei muscoli si contraggono e lo stimolo diventa irresistibile. "Te lo spiego io", faccio. John: "No". "Si ma se poi Chirag non lo capisce e' un peccato". "Senti, Filippo, io non lo so tu alle mostre come ti comporti. Io sto zitto, non voglio spiegazioni". "Come vuoi, cosi' pero' Chirag non capisce". E comunque Chirag non l'ha capito Pasolini, continuava a chiedere: cos'e' il partito comunista; chi ha espulso Pasolini, la democrazia cristiana? Fa impressione pensare che, in questi stessi minuti, io non possa ancora rispondergli. Preferisco restare con la pace un po' liquida di Kris e danzare il Cancan! nell'aula accanto. Anche se, alla fine, si esce esausti e stonati.
Proseguendo, le ossessioni per l'Italia si autoalimentano con Burning Colosseum di Canevari. John, che ha fatto un Erasmus di un anno a Roma, trova l'opera ipertrofica e compulsiva: "E' come bruciare la Statua della Liberta'. Troppi messaggi per non dire niente". Chirag non e' mai stato in Italia ma trova "coraggioso che un italiano abbia voluto bruciare il Colosseo". Kris, senza troppi giri, ha paura: "Temo che anche per l'Italia sia vicina l'Apocalisse. Lo sento io come lo sentono gli artisti". La paura, quella si', e' a senso unico. Come lo spiego ai miei amici?