Personaggi

Folklore. Danzando con Anabella Lenzu

di Michelina Zambella

Un sabato mattina dello scorso settembre, a Brooklyn. Williamsburg: tipico quartiere italiano, con statue (segno distintivo per le abitazioni italiane), bandiere tricolori e stellate, le insegne di supermercati e caffetterie con nomi italiani. L'italianità si respira nell'aria.

Alle 10.30 si tiene la mia prima lezione di Tammurriata. Secondo piano, attraverso una scalinata a rampa abbastanza pericolosa. Una piccolo stanza, con tende rosse e nere, parquet e ventilatori. Immagini in bianco e nero vi riportano indietro nel tempo, ad anni in cui le case private divenivano studi per la danza. Piccola, sorridente, solare mi accoglie. Anabella Lenzu, argentina ma figlia di immigrati italiani. Danzatrice, coreografa che ha riscoperto le sue origini attraverso la sua permanenza in Italia. Vissuta tra Caserta e Roma, danza da sempre e partecipa agli Street Festival che puntuali si tengono nell'entroterrra campano. Per l'appunto Entroterra è il "viaggio che ci trasporta nella magia e nei ritmi, nei riti e nelle danze folkloristiche italiane"- dice Anabella, uno spettacolo che si inserisce nel Ciao Italy Performing Arts Festival. Il Festival, reso possible grazie al supporto delll'Indipendence Community Foundation's Small Grant Programme, è stato concepito per creare un ponte tra la comunità italiana storicamente impiantata a Williamsburg e la più recente comunità di artisti che vive e lavora nel vicinato. Domenica 23 settembre infatti si è aperta con una lettura di Joseph Sciorra "Taking it to the streets: Italian -American catholic public art in Williamsburg" e con una performance di Laura Caparrotti di Kairos Theater, con l'opera "ABC. L'italiano si impara così".

La magia della danza folkloristica campana ti riporta all'antichità dei greci. Come nelle Feste Baccanali, ci si perde in sfrenate celebrazioni all'insegna del buon vino e della musica. Ci si lascia trasportare dal vento, dall'effetto delle luci festaiole e dall'odore di campagna. Sono queste sensazioni che portano Anabella ad omaggiare luoghi dell'entroterra campano, quale Pagani. Nota per la festa della gallina, questa città raccoglie ogni anno milioni di persone che ballano la Tammurriata. Un misto tra pazzia e follia, questo ballo, simile alla Pizzica e alla Tarantella, ti libera il corpo e l'anima. "La danza è l'unione con noi stessi, con gli altri e con l'ambiente" - dice Anabella. Stanchi ma sprigionati, abbandoniamo la sala che ha fatto poi da palcoscenico alla performance serale, appunto Entroterra. Musiche ritmiche e veli, giochi di luci, pochi oggetti hanno aperto lo spettacolo. Il sacro e il profano, il quotidiano e l'eterno sono rappresentati in un corpo minuto ed espressivo, teatrale e magico, che si muove quasi come fosse mosso da una tarantola. Shock e meraviglia erano impressi sui volti degli spettatori, che a fine esibizione hanno rivolto domande alla ballerina per meglio capire il senso della sua interpretazione. "Il tavolo, ad esempio, è un elemento simbolico importante". La virulenza e forza con cui Anabella sbatteva le proprie mani sul tavolo, coperto da un lenzuolo bianco, esprime parte del mondo contadino dell'Italia del Sud.

"Le donne del sud sono abituate a fare tutto con le proprie mani, a cucinare, a lavare, donne capaci di gestire famiglie numerose e con poche entrate". Femmine, come qualcuno direbbe, che non si lamentano se non per convogliarsi intorno al dolore della morte, rappresentato in questo caso da quattro ballerine- vedove nere che si stringono l'una all'altra, che esprimono la tristezza nel pianto e nelle grida di chi soffre e trova nella sofferenza un momento di conciliazione col proprio sé.

Ritorno alle proprie origini, alle proprie tradizioni per chi le ha sempre portate avanti con orgoglio e devozione, e per chi è intento a scoprirle solo adesso. "Le nuove generazioni sono proiettate nel futuro e dimenticano che il passato è foriero del presente. Nella vita personale come in quella pubblica indagare sulle nostre origini è importante per capire meglio se' stessi, chi ci circonda e il nostro rapporto col mondo".

Un Festival alla sua prima edizione che Tanya Calamoneri e Anabella sperano di proseguire in futuro.