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Veronamerica, dieci anni dopo

di Gina Di Meo

Sono passati dieci anni da quando un gruppo di artiste, provenienti dalla Hudson Valley, volò a Verona per celebrare con colleghe italiane l'impeto di creatività che si era generato su entrambe le sponde dell'oceano. Quell'esperienza, unica nel suo genere, fu chiamata "Veronamerica" e nasceva da quella precedente di alcune donne italiane che si riunivano e si riuniscono in un centro culturale chiamato "Il Circolo della Rosa", un luogo dove queste donne promuovono le loro attività ed i loro pensieri. Da qui fu allestita la mostra "Decumano Secondo" (da Decumano, l'antico passaggio romano attraverso la città), dedicata all'arte delle donne e tenuta in molteplici spazi nel centro storico di Verona. Dieci anni dopo le artiste italiane hanno ricambiato la visita delle colleghe americane ed ecco "Veronamerica II", una serie di mostre che ha preso il via lo scorso 6 ottobre  alla Arts Society of Kingston Gallery e che si protrarrà per tutto il mese.

Alcune di queste artiste sono state presentate durante una serata organizzata all'Istituto Italiano di Cultura e la loro iniziativa è stata definita da Claudio Angelini, direttore dell'Istituto, "un miracolo al femminile", visto che solo le donne potevano compierlo, in nome della cultura.

«Abbiamo iniziato questo progetto dieci anni fa - ha spiegato Jane Toby, coordinatrice di Veronamerica II - da un'idea di Bertilla Ferro, architetto veronese e coordinatrice di Decumano II e durante le settimane in cui si è tenuta la prima esibizione abbiamo cambiato il volto di Verona, facendola diventare una città al femminile, appropriandoci degli spazi una volta predominio degli uomini. Il viaggio delle artiste americane dagli Stati Uniti all'Italia divenne così un viaggio per collegare due culture, due paesi, due gruppi di donne artiste. Per due settimane, le donne americane furono invitate a cena dalle italiane e le serate si sono trasformate in momenti gioiosi e le conversazioni viaggiavano libere come il flusso del Valpolicella. E ora siamo qui a ricambiare la loro ospitalità».

Jane Toby era accompagnata da Sara Poli, regista bresciana, che ha presentato il suo lavoro "Sguardi" un filmato realizzato con i detenuti/e di alcune carceri bresciane ai quali è stato chiesto di parlare dei loro sogni; Gabriella Goffi, scultrice bresciana che ha mostrato le sue sculture realizzate con i tessuti, ed infine Tiziana Arici, fotografa, anche lei bresciana, che tra le altre cose ha realizzato un lavoro compiuto sul corpo femminile non più giovane.

Durante la serata è stato anche presentato il catalogo "La Bella Tavola - Appetizing Collaborations in the Arts", per celebrare dieci anni di scambi culturali tra le artiste di Veneto e Lombardia e le omologhe della Hudson Valley.

Il titolo rappresenta un posto dove si condividono i pasti, ma anche la "tavola da disegno", quindi due livelli di significato, quello letterale, nel semplice venire a tavola tutte assieme e quello figurato, che rappresenta il momento in cui le donne creano un contatto al di là delle barriere culturali, alla ricerca di nuove forme di collaborazione.

In questo contesto si carica anche di significato l'immagine posta sulla seconda del catalogo, che raffigura il Cenacolo di Leonardo da Vinci dove gli apostoli sono sostituiti da donne, figure che brindano, discutono, si animano dei loro sogni, tutto in nome di un processo creativo che riafferma il posto dell'arte al femminile.

Per il calendario delle mostre consultare il sito http://www.askforarts.org/.