Personaggi

Il quinto italiano nello spazio

di Lino Mannocchia

Da bambino sognava di diventare Icaro, da grande ha imparato a superare il figlio del mitico Dedalo. Stiamo parlando di Paolo Nespoli, milanese di nascita -abita a Verano Brianza- appassionato di immersioni subacque, pilotaggio di aerei a Turismo, assemblaggio computers e software.

Nespoli, celibe, a 50 anni possiede i requisiti fisici necessari a superare gli ostacoli che la NASA pone dinanzi ai suoi "piloti", sottoponendoli ad un training che al solo pensarci, fa sudar freddo. Per questo, ed altro, l'Agenzia Spaziale Europea lo ha assegnato ufficialmente all'equipaggio del volo che porterà in orbita il "Nodo2", un modulo americano di connessione della Stazione Spaziale internazionale (ISS) costruito dall'Italia. Missione che la Nasa ha confermato per il 23 ottobre. Prossima settimana, dunque, il lancio del Discovery per la missione Sts-120-Esperia.

In un momento di pausa della rigorosa preparazione, per la 23° missione Nasa alla volta della International Space Station, Nespoli ci ha parlato del suo volo nello spazio

Cosa prova a trovarsi nell'impenetrabile Centro Spaziale Nasa?

"Mi sembra di essere un atleta che si è addestrato per correre una maratona e adesso, finalmente, sono al blocco di partenza. Mi sento bene, e son contento di essere il quinto italiano ad andare nello spazio, dopo Franco Malerba, Fabrizio Cheli,Umberto Guidoni e Roberto Vittori. Inutile nasconderlo, ma questo rappresenta il pinnacolo della mia vita, e la più grande soddisfazione poichè vado nello spazio con un "pezzo" dell'Italia che ha collaborato con la Nasa al completamento del Nodo 2. Questa è anche una dimostrazione di come due Agenzie spaziali possano lavorare insieme, nella realizzazione dei sogni umani. Per me tutto era un sogno, un seme germogliato positivamente grazie all'ostinatezza, e decisione, tramutatosi in una realtà".

Ovviamente questa è una delle più complesse missioni dello Shuttle. Quale sarà la sua mansione?

"Dovremo posizionare il Nodo 2 e sistemare nella posizione definitiva i pannelli solari. Per eseguire queste operazioni i sette membri dell'equipaggio dovranno affrontare ben tre passeggiate spaziali (ognuna della durata di 6 ore e mezza) previste nei 12 giorni della missione. A coordinare le attività extraveicolari, come un regista, molto probabilmente sarò io. Si prevede inoltre che sarò anche l'astronauta (unico europeo dell'equipaggio) che azionerà il braccio meccanico dello Shuttle per le operazioni di manutenzione delle piastrelle dello scudo termico della navetta.

Giorni or sono la Nasa aveva diramato la notizia secondo la quale si temeva per il "panel" dello scudo termico protettivo, ma i tecnici hanno sostituito soltanto tre delle 44 piastrelle e tutto è OK".

La missione di Nespoli rientra nel contesto dell'accordo tra l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA, che prevede la fornitura all'ente spaziale americano di tre moduli logistici pressurizzati multifunzionali, in cambio dell'assegnazione all'Italia di un numero di missioni di volo a bordo dello Shuttle e di utilizzazione della Stazione Spaziale Internazionale.

C'è voluto molto tempo per "realizzare" il sospirato volo sullo Shuttle?

"Nei primi due anni di addestramento ho acquistato le qualifiche di base per volare sullo Shuttle e sulla Stazione Spaziale Internazionale ed in teoria sarebbe stato possibile già nel 2000, ma ho dovuto aspettare per altri sei anni per una serie di problemi, non ultimo l'incidente del Columbia. Ma non è stato tempo perso, mi è servito per acquisire capacità "addizionali. Ora volerò più in alto e vedrò la Terra da lassù... E sarà indimenticabile".

Fiducioso di volare nello spazio, Nespoli lo è sempre stato, e recentemente aveva anche iniziato un addestramento nel centro russo di Città delle Stelle, dove si preparano i cosmonauti nell'eventualità di una missione a bordo della Soyuz, con qualche difficoltà tecnica per la statura di Nespoli troppo elevata per il piccolo abitacolo della navetta russa.

Nespoli, vuol spiegare ai nostri lettori che cosa è il "Nodo 2"?

"Il Nodo 2 è un modulo pressurizzato lungo circa tre metri che, come i Nodi 1 e 3, connette fra loro i moduli di ricerca, abitativi, di controllo e di attracco della Stazione Spaziale. I Nodi sono usati per controllare e distribuire le risorse tra gli elementi connessi. Il Nodo 2 Unity è stato sviluppato dalla NASA ed è stato il secondo elemento della Stazione Spaziale a essere messo in orbita, nel dicembre 1998. Il Nodo 2, invece, è il primo Nodo europeo ad essere lanciato. Servirà come elemento di connessione tra il laboratorio europeo Columbus, il laboratorio statunitense Destiny e quello giapponese Kibo".

In attesa di "digerire" queste preziose nozioni, 'fantasiose' per gli 'ignari' di tecnologia spaziale, Nespoli ci fornisce qualche dato della sua attività pre-volo spaziale:

"Sono nato a Milano, mi sono laureato a Firenze in ingegneria meccanica e poi in ingegneria aerospaziale a New York. Gli ultimi otto anni li ho trascorsi negli Stati Uniti, ad addestrarmi nello Johnson Space Center della NASA in vista di un volo Shuttle. Dopo l'attesa indescrivibile, eccomi pronto a salire sullo Shuttle, che rappresenta il punto di arrivo di tutti i piloti-astronauti".

Lei è parte di un gruppo, e si sa bene quanto il gruppo in queste imprese conti.

"Io ricoprirò il ruolo di specialista di missione aggregandomi con cinque astronauti della NASA, il colonnello dell' Air Force Pamela A.Melroy, comandante della missione STS-120 dello Shuttle (seconda donna a ricevere la nomina di comandante di missione n.d.r), il colonnello della Marina George Zamka, pilota specialista di missione, e gli specialisti Scott Parazynski, il colonnello dell'Esercito Douglas Wheeloch ed il capitano della Marina Michael Foreman. Al Centro mi trovo bene, l'atmosfera è cordiale, il training estenuante, ma necessario, ed il rigore (i segreti militari, ovviamente n.d.r) esistente è più che naturale".

E la sua vita al Centro?

"La mia, anzi la 'nostra' vita al "Centro" è un po' eguale a quella di un cittadino che va a lavoro, alla data ora, svolge il suo compito e poi torna a 'casa', con la eventuale famiglia, nel suo appartamento, in qualche punto della città, Houston,Texas. Durante il giorno, e specie durante il rigoroso training, (due settimane di "debriefing" prima del lancio n.d.r.) si effettuano i lavori e prove sul volo. Nei momenti liberi (ma pochi) frequentiamo una 'Class room' dove si studiano i dettagli di volo, le parti essenziali dello Shuttle e si discutono particolari tecnici".

Qual è secondo lei il futuro delle esplorazioni spaziali?

"Sino ad oggi abbiamo superato piccoli confini, però siamo andati da 350 miglia a 5 milioni di miglia di volo, grazie alla volontà, alla decisione di tentare, sapere, conoscere il limite delle nostre possibilità e col training giusto, raggiungeremo le mete prefisse".

Che cosa le manca dell'Italia?

"Certamente... la mia piccola Brianza, la famiglia, l'aria fresca delle Alpi, gli amici, e la cucina. Il pasto qui è abbastanza buono, e il Texas può offrire delle bistecche alla Fiorentina eccellenti, mentre per gli amanti del "pepato" ci sono i pasti messicani, molto in voga".

Noi, e gli Italiani, l'attendiamo...al traguardo!