A modo mio

Altiero Spinelli. Federare l'Europa

di Luigi Troiani

Un secolo fa il vecchio continente era in preda ai fumi del nazionalismo, e ad agitazioni sociali che sarebbero sfociate un po' ovunque in moti e rivoluzioni di tipo socialista. Nel 1905, Arthur Griffith aveva fondato in Irlanda il Sinn Féin ("Solo noi"), la Russia aveva espresso la prima rivoluzione, la Norvegia era diventata indipendente dalla Svezia. Nel 1908 a Istanbul il movimento dei Giovani turchi aveva celebrato la sua affermazione. In autunno l'imperatore Francesco Giuseppe aveva firmato il decreto di annessione della Bosnia.-Erzegovina all'Austria-Ungheria. In questo clima, nel 1907, veniva al mondo, a Roma, Altiero Spinelli, che del superamento del nazionalismo in Europa, e del successo delle lotte sociali, avrebbe fatto bandiera di militanza e di vita, divenendo, dopo la giovanile esperienza nelle file del movimento operaio, campione della spinta al federalismo che i paesi europei avrebbero vissuto nella seconda metà del secolo.

      Ho avuto occasione di intravedere e ascoltare in più occasioni quell'uomo quando, giovane di qualche speranza e voglia di imparare, ero borsista e ricercatore presso l'Istituto Affari internazionali, che Spinelli aveva fondato. Ho avuto la fortuna di essere amico di tanti suoi amici federalisti, da Edmondo Paolini biografo, a Pier Virgilio Dastoli segretario per anni e attuale Direttore dell'Ufficio della Commissione europea a Roma, a Umberto Serafini indimenticabile "professore" di europeismo attraverso le autonomie locali. Da loro ho appreso molto di Spinelli, del suo pensiero, del suo metodo caparbio di spingere i riottosi governi europei sui passi della Federazione continentale.

      Tutto cominciò nel 1941 a Ventotene, isolotto nei pressi di Roma, dove Spinelli era stato confinato dal fascismo, dopo aver scontato dodici anni di carcere e due di confino a Ponza, a causa della militanza nel partito comunista, dal quale peraltro si era fatto espellere nel 1937 per le critiche feroci allo stalinismo, accostandosi al partito d'Azione. In fitto dialogo con Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, altri antifascisti, veniva lanciato il "Manifesto di Ventotene", premessa ideologica della lotta politica per l'Europa federata, fattore indispensabile per "la creazione di un solido stato internazionale... per realizzare l'unità internazionale".

      Il messaggio non fu recepito dalle masse popolari, avvezze, in quei decenni, a farsi trastullare dalle opposte ideologie della guerra fredda tese alla "conquista del potere politico nazionale". Fu invece grandemente ascoltato e talvolta compreso in taluni ceti intellettuali e di governo, producendo importanti decisioni che avrebbero accelerato il cammino europeo. Su quella base il nostro fu designato Commissario a Bruxelles ed eletto parlamentare europeo, elaborò documenti e proposte per garantire rappresentanza popolare nelle istituzioni comunitarie e il trattato dell'Unione.

          Se fosse ancora con noi, Spinelli manifesterebbe probabilmente delusione per l'attuale stallo delle istituzioni, per la ripresa del controllo degli stati sulle dinamiche dello sviluppo unionale, avvertendo sui rischi del ritorno di rissosità tra partner continentali. Si lancerebbe nell'ennesima battaglia di rottura chiamando a raccolta i militanti dell'idea d'Europa. O forse pazienterebbe, apprezzando i grandi passi compiuti con l'euro, la diffusione della democrazia, l'espansione a 27, il benessere economico e sociale garantito da quest'Unione. Come è sempre accaduto nella lunga vita dell'agitatore e organizzatore, pur nell'amarezza del sogno deluso, la pazienza e il pragma del politico prevarrebbero probabilmente sull'impeto dell'uomo profetico.