Musica

Le belle note dell'immigrazione in Italia

di Michelina Zambella

Si è aperta con forte commozione e grande soddisfazione da parte del pubblico la prima tappa del tour americano de L'Orchesta di Piazza Vittorio, che ha registrato un sold-out il 4 ottobre qui all'IFC Film Center di New York. Come molti  ricorderanno e come Oggi7 aveva già riportato, l'orchestra si era esibita il 5 maggio 2007 al TriBeCa Film Festival.

Nel cuore di Roma, quartiere Esquilino, la Piazza Vittorio Emanuele II (che nella parlata popolare ha perso il secondo nome) nasce alla fine del XIX secolo come quartiere elegante, in una Roma tutta compresa nello sforzo di darsi la fisionomia di una grande capitale, sulla falsariga di un'urbanistica e di un'architettura tutta torinese. Negli anni, diventa zona popolare, nel senso più colorito, vivace e pittoresco del termine, grazie anche alla presenza di uno dei mercati alimentari più grandi ed economici dell'intera città. Quartiere e piazza ben presto sono diventati sinonimo di immigrazione. I vecchi negozi sono stati sostituiti da insegne indiane o soprattutto cinesi e la popolazione originaria si è avviata a diventare, non senza reazioni xenofobe, una "minoranza etnica". Contemplando la ricchezza di questo ombelico del mondo, meglio conosciuto come Chnatown romana, due bravi meridionali, che l'immigrazione ce l'hanno nel sangue, hanno tratto ispirazione per l'impresa raccontata giorno per giorno nel film-verità "L' orchestra di Piazza Vittorio".

Il casertano Mario Tronco, ex musicista della Piccola Orchestra Avion Travel, e il cineasta pugliese Agostino Ferrente, sono così riusciti nella loro utopica impresa realizzando un'esperienza forse unica al mondo. Essa assegna all'Italia un primato di cui essere fieri e presenta l'altra faccia dell'Italia, quella che lotta per i diritti degli immigrati. E' nelle lotte contro la legge Bossi-Fini e i CTP (centri temporanei di permanenza) che il gruppo si rende visibile, portando avanti un messaggio multiculturale di pace e tolleranza. Il meridione è pieno di immigrati, ma chi è l'immgrato? Il più delle volte il termine assume una connotazione esclusivamente negativa: persona minacciosa, ladri e prostitute. Si dimentica, per=, che l'altro è il venditore ambulante, il mendicante, il laborioso e non rispettato (semmai anche non pagato!) giovane che scappa dalla fame per ritrovarsi catapultato in una megarealtà a sé distante in cui cerca di sopravvivere come meglio può: "arrangiandosi". Pochi sono i veri artisti talentuosi, quelli che non si può fare a meno di notare per strada, coi loro strumenti, che cantano e suonano. Ci si ferma, si apprezza, si dà una monetina e ci si chiede perché quei talenti siano sprecati, lì sui marciapiedi o nelle metropolitane. Piazza Vittorio è questo. E' vita, è multiculturalità, sopravvivenza grazie alla musica e alla spiritualità di chi cerca nel suono la consolazione di una vita disagiata, triste e non sempre fortunata.

La genesi dell'Orchestra è raccontata nel film-documentario diretto da Agostino Ferrente, che viene presentato prima di ogni performance live. Un'opera che riepiloga, in 90 minuti, la storia dell'orchestra durata cinque anni e iniziata nel 2002 con una mobilitazione contro la chiusura del vecchio cinema Apollo, destinato a diventare una sala Bingo, proseguita con la costituzione dell'associazione "Apollo 11", finanziatrice del progetto, e culminata con la scommessa riuscita di creare un'orchestra e un sound "meticcio".

L'orchestra è per l'appunto un gruppo multietnico composto da una ventina di musicisti provenienti da comunità e culture diverse, ognuno con i suoi strumenti e il suo bagaglio di musica popolare, in una fusione di culture e tradizioni, memorie e nuove sonorità, strumenti sconosciuti, melodie magicamente universali, voci del mondo. Questi musicisti, indiani e cubani, africani e sudamericani, arabi e rom ma anche italiani, americani del nord ed altri europei, incarnano un messaggio socio-politico di fratellanza e di pace, e lanciano un contenuto musicale e artistico unico.

Dei tre album finora prodotti, la canzone forse meglio esemplificativa del loro messaggio è "Vagabundo soy". "Sono un vagabondo che gira il mondo e che sicuramente vale la pena di incontrare". Se nella canzone dei Nomadi, "Io vagabondo", al vagabondo non resta altro che Dio, come Mario Tronco mi ha rivelato a lui è rimasto il cuore e l'amore per la musica.

In un inglese molto artefatto e poco chiaro, Agostino e Mario hanno espresso la loro soddisfazione nel vedere gli italo-americani (e non) presenti agitarsi nelle poltrone e partecipando attivamente alla trascinante e gioiosa performance. Come potrebbe l'America, patria del multiculturalismo , non apprezzare musicisti così gioiosi, radiosi, colorati, questo melting pot tutto italiano? Il pubblico ha acclamato e apprezzato quei giovani sognatori, tutti vincitori perché sognatori che non si sono arresi di fronte alle difficoltà e adesso meritano il successo e l'ammirazione italiana e mondiale. Che il monito "fare l'orchestra, non fare la Guerra" sia rappresentativo di un messaggio di integrazione e di valorizzazione dei talenti e delle culture che Mario e Agostino portano avanti, sfatando qualsiasi presagio pessimistico sullo scontro di civiltà e di culture da più parti invocato.