Arte

Al Whitney con guide "speciali"

di Ilaria Costa

Alle 7 pm in punto di Mercoledì scorso Francesco Bonami e Chrissie Iles iniziano al Whitney Museum l'annunciato tour di chiusura della mostra dedicata a Rudolph Stingel, aperta al pubblico il 28 giugno e di prossima chiusura il 14 ottobre. Il tour, riservato ad un ristretto numero di invitati, è organizzato per osservare e riflettere insieme sulle trasformazioni che alcune opere hanno subito a seguito della loro democratica ed interattiva esposizione al pubblico.

La prima impressione che immediatamente si respira è una trepida ma serena atmosfera di sacralità che ogni grande museo assume quando è chiuso al grande pubblico.

Francesco Bonami, curatore di questa mostra, e Chrissie Iles, curatrice al Whitney Museum, si alternano con mestiere, senza mai sbagliare una battuta, nel condurre per mano l'audience nei meandri dell' esposizione, spiegandone genesi ed evoluzione con aneddoti, retroscena ed insights illuminanti.

I curatori ricordano subito che Rudolph Stingel, nonostante il nome completamente fuorviante e la sua notorietà nel mercato americano, è italianissimo, essendo nato a Merano nel '56.

Nella prima ampia sala ci si sofferma a lungo con grande curiosità. Le pareti ed il soffitto della enorme lobby del quarto piano del Whitney erano state completamente ricoperte da risplendenti fogli di alluminio incollati su gommapiuma, su cui gli spettatori erano stati invitati dall'artista in persona nel corso della serata inaugurale, ad incidere, scrivere e disegnare in piena libertà.

Oggi 7 aveva già dedicato un articolo alla serata ingiugno ed è lieto di testimoniare che le allora immacolate pareti argentate sono ora diventate un enorme caotico "graffito collettivo". A questo proposito Bonami sottolinea, con il suo personale graffiante sense of humor, come l'opera sia stata così letteralemente "ri-creata" al passaggio di ogni spettatore, e ribadisce come uno dei principi cardini su cui si fonda l'arte contemporanea venga qui radicalizzato fino alle sue estreme conseguenze.

Nelle stanze successive i curatori hanno modo di mettere in risalto attraverso le differenti opere esposte come Stingel dimostri tutto il suo eclettismo e la sua abilità manuale nel trattare materiali extra artistici. La superficie di enormi pannelli di polistirolo dai colori pastellati è scavata a formare spirali che esaltano il gioco di luci ed ombre e d'un tratto sembrano roteare, diventando per lo spettatore macchine ipnotiche. La creatività di Stingel si misura anche col polistirolo bianco grezzo usato per gli imballaggi. Intervenendo col calore, l'artista fissa sui pannelli le tracce di passaggi, impronte che sembrano contaminare candide coltri di neve fresca, chiaro richiamo alle sue origini trentine.

Il bianco ritorna in una delle note Moquettes con cui Stingel ricopre perfettamente un'intera parete. Un pavimento completamente rivestito di specchi riflette tre dipinti monocromatici oro su oro che evocano la Sala degli Specchi di Versailles e le opulente gallerie del periodo Barocco/Rococò, dove l'elemento pittorico e quello scultoreo venivano fusi insieme nell'architettura, creando uno spazio irrazionale e dinamico.

Questo evento, che esalta nella sostanza una esposizione elegante e provocatoria allo stesso tempo, è stato possibile grazie alla collaborazione tra l'Istituto Italiano di Cultura di NewYork ed il Whitney Museum.

Ci auguriamo che questa sinergia possa proseguire nel futuro con eventi di altrettanta qualità.