A modo mio

La "frontiera" nello spazio

di Lugi Troiani

La notte tra il 4 e 5 ottobre di cinquant'anni fa, sorprendendo il mondo, radio Mosca annuncia che l'Unione sovietica ha lanciato verso lo spazio, dal cosmodromo di Baikonur in Kazakstan, Sputnik-1 (letteralmente sputnik significa satellite, ma anche "compagno in viaggio"). E' solo una sfera pressurizzata d'alluminio di 58 cm. e 4 antenne lunghe tra i 2,4 e i 2,9 metri. Ma il peso, 83,3 kg, e la velocità a cui si muove, 30.000 km orari, fanno capire all'Occidente, allora in piena guerra fredda con il sistema del socialismo realizzato, che Mosca è avanti nella gara per lo spazio. Sputnik-1 impiega 96' per compiere il giro completo della Terra, con un apogeo orbitale massimo di 947 km e un perigeo di 250 km, ed ha strumenti funzionanti per 21 giorni, promettendo applicazioni strategiche nel campo civile e, ahimè!, militare. Le due radio trasmittenti di cui dispone (20 e 40 MHz) emettono segnali che accumulano informazione sulla densità elettronica della ionosfera. La durata dei bip radio codifica temperatura e pressione, e avverte sull'eventuale scontro con meteoriti.
      L'episodio s'inserisce tra i risultati della competizione sovieto-americana per accaparrarsi gli scienziati tedeschi che hanno sviluppato per Hitler razzi V2, attraverso l'armamentario che le tecniche della guerra fredda mettevano a disposizione, spie rapimenti e furti inclusi. Il 21 agosto i sovietici hanno comunicato di aver lanciato il missile intercontinentale R7-Zemiorka, portata 8.000 km., con spinta al decollo di 500 tonnellate: le sue 4 tonnellate di peso e carburante saranno il vettore dello Sputnik verso lo spazio, restando poi a ruotare in orbita, facilmente visibile da terra.
      Gli americani provano, il 20 settembre, a smorzare l'effetto dell'annuncio, amplificato dalla propaganda di Kruscev a sostegno della politica estera sovietica verso i "partiti fratelli" (in Italia, il Pci di Togliatti) e i movimenti di liberazione del terzo mondo. Il ministero della difesa comunica: "We sent a test ballistic missile thousands of miles". Il presidente Eisenhower non si perita di dichiarare che non bisogna agitarsi troppo per delle "palline in aria". Però l'establishment industrial-militare è consapevole di essere indietro: l'assistente speciale del Segretario alla difesa commenta in pubblico che il programma dei missili balistici per il lungo raggio sta andando bene, e poi sottolinea: "the race to excel has not slackened".
      La novità significativa da Washington arriva appena qualche giorno prima della notizia shock del lancio sovietico: il 1 ottobre viene annunciata la creazione di NASA, National Aeronautics and Space Administration, finanziata dal Congresso nel luglio 1958 con lo Space Act.  Tra alti e bassi, servirà le ambizioni della nazione, pilotando l'America alla primazia nello spazio. Ma torniamo al contenuto e al significato del lancio sovietico.

Lo Sputnik è il primo satellite artificiale che, nella storia umana, salga in orbita. Gli americani riusciranno nello stessa impresa soltanto alla fine di gennaio del 1958, con Explorer 1, tre giorni prima che Sputnik-1 chiuda il suo viaggio bruciando al rientro nell'atmosfera. In novembre i sovietici avevano lanciato verso lo spazio il primo essere vivente, la cagnetta Laika. Mentre esultavano sovietici e comunisti di tutto il mondo, furono in molti a temere che il dispotismo asiatico potesse prevalere sulle democrazie, grazie all'avanzamento tecnologico. Le cose sarebbero andate diversamente: Mosca stava sacrificando alle ambizioni di potenza il benessere della popolazione e avrebbe presto pagato lo scotto della competizione con le democrazie. Lo spirito kennedyano della Nuova frontiera avrebbe spinto l'America a primeggiare anche nello spazio.