Che si dice in Italia

Tris rosa per respirare

di Gabriella Patti

Che brave le nostre fiorettiste. Il tris tutto tricolore ai mondiali di scherma di San Pietroburgo è una boccata d'ossigeno. C'è un'Italia dello sport - ma anche dell'impegno, della volontà, dei sacrifici personali e, perdonate  l'eccesso di retorica, della "pulizia" - che ancora ci lascia sperare. L'oro di Valentina Vezzali, il quinto,l'argento di Margherita Granbassi, il bronzo della veterana e caparbia Giovanna Trillini sono davvero una boccata d'ossigeno. Non soltanto per l'exploit sportivo.

    MORTE DI BENITO MUSSOLINI: archiviata l'inchiesta. L'ex ministro Cesare Previti e il giudice Renato Squillante: ci sono le prove della loro colpevole corruzione ma è ormai è troppo tardi, il reato va estinto per prescrizione dei termini. Queste due notizie, uscite lo stesso giorno della scorsa settimana la dicono lunga sullo stato della giustizia italiana. E spiegano, meglio di altro, la profonda irritazione della gente nei confronti dell'intero sistema politico. Il successo delle "sparate" del comico Beppe Grillo è tutto qui.

Andiamo con ordine: ci sono voluti ben più di cinquant'anni per mettere la parola fine sull'uccisione di Mussolini. Morì, è detto in sostanza in una stringata sentenza di un magistrato di Como "per cause inerenti alla guerra". Respinte, quindi, le richieste di uno dei nipoti del Duce che voleva la riapertura dell'inchiesta. Ma qui, se vogliamo, si tratta di un procedimento nuovo, anche se riferito a un episodio vecchio di più di mezzo secolo. Quello che veramente colpisce è l'archiviazione per il caso, ben più recente, dei 434mila dollari che la Fininvest, tramiti Previti, fece arrivare sottobanco al magistrato Squillante per sistemare alcune faccende giudiziarie riguardanti la holding berlusconiana.

    GIUSTIZIA LENTA MA GIUDICI SOTTO ATTACCO, anche per colpe non loro. Gli attacchi-sfoghi in diretta tv di Clementina Forleo e Luigi de Magistris,  due magistrati nel mirino dei politici per le loro inchieste non gradite al Palazzo, sono l'enneisma cartina di tornasole di un sistema orami al collasso. E che, prima viene radicalmente riformato, e meglio è per tutti. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, reagisce male e complica ulteriormente le cose. Con chi se la prende il Guardasigilli? Con la televisione e i giornalisti che hanno dato spazio alle preoccupate denunce dei due magistrati. Usa termini forti e inapprorpiati, accusando la stampa di essere "il Ku Klux Clan dell'informazione". Prendersela con i media, la cui libertà è fondamentale per la democrazia - come ci insegnano Stati Uniti e Francia - è stato sempre il vizio dei potenti convinti di essere al di sopra delle parti.