Visti da New York

Tempesta diplomatica sull'Italia? L'Iran e lo scontro tra alleati

di Stefano Vaccara

In Italia stannno avvenendo tali sommovimenti che la tentazione di scrivere di politica interna c'é. Ma ora ci preme analizzare quello che potrebbe danneggiare lo status dell'Italia nel mondo e portarla presto ad un confronto piuttosto duro con i suoi alleati, Usa compresi. Sull'Italia si potrebbe avvicinare presto una tempesta diplomatica. Da sospetto ormai, sta diventando una convinzione, dopo la settimana trascorsa all'Onu.. Stiamo parlando della questione Iran.

Si è visto cosa aveva da dire il presidente Ahmadinejad all'Onu: per quanto riguarda i rapporti con il consiglio di Sicurezza sul nucleare la questione "is closed".

Sempre più difficile l'obiettivo dei paesi interessati a interrompere la corsa iraniana verso la bomba. Ufficialmente questi paesi sono quelli che contano nel CdS, ma in realtà quelli veramente impegnati sulla questione sono gli USA, GB, Francia e Germania. Attenzione a questa ultima potenza europea. Fino a qualche tempo fa, tutti interpretavano l'impegno di Berlino nel voler essere coinvolta nelle trattative con gli iraniani soprattuto con un obiettivo: scongiurare sanzioni che potessero intaccare lo scambio delle loro relazioni economiche-commerciali. Infatti la Germania è il primo partner commerciale dell'Iran, seguito a vicinissima distanza soltanto da un altro paese europeo, l'Italia.

Quando tre anni fa fu formato un "sestetto" (i membri permanenti del CdS dell'Onu + la Germania) per cercare una soluzione con l'Iran, l'Italia non c'era. L'allora governo Berlusconi disse: meglio così, insomma non una vera esclusione ma un vantaggio per poter avere un raggio di azione più ampio con l'Iran... Con l'arrivo di Prodi, la situazione non è cambiata.

Già due risoluzioni del Consiglio di sicurezza hanno instaurato sanzioni a causa della non interruzione iraniana del processo di arrichimento dell'uranio. Nel discorso del premier Prodi all'Assemblea generale dell'Onu - discorso di spessore e coraggio per quanto riguarda la questione della moratoria sulla pena di morte, ma deludente per non averne sfiorato altre, come la Birmania - il problema Iran non è stato toccato. L'Italia aveva forse ascoltato bene le parole pronunciate un'ora prima dal presidente iraniano? Chi tace, acconsente?

Ovviamente è una assurdità, non può essere così per l'Italia. Subito dopo Prodi, a parlare all'Onu c'era la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ho visto come attentissimi Prodi e D'Alema la ascoltavano. Merkel sull'Iran ha pronunciato parole chiare, forti. Ha detto: Non siamo noi che dobbiamo dimostrare che l'Iran non stia cercando di ottenere l'arma nucleare, ma è l'Iran che deve dimostrarlo e convincerci.

Il ministro degli Esteri D'Alema, al contrario del premier Prodi, quando gli abbiamo posto domande sul tema, non accorcia i tempi della conferenza stampa. Si ferma, anche per strada e risponde. A D'Alema abbiamo chiesto se riconosceva la forza dei toni usati dalla Merkel. "E' un discorso forte che ha affrontato tanti problemi, come anche quello del Consiglio di Sicurezza. Come ha spiegato bene la cancelliera Merkel, la Germania si è anche richiamata alla responsabilità che quel Paese avverte per quanto riguardo la sicurezza di Israele".

Al ministro degli Esteri italiano, in una conferenza stampa ho poi chiesto: Se la Germania andrà avanti con gli Usa e la Francia nell'imporre sanzioni unilaterali, senza aspettare l'Onu, dove c'è la Russia che blocca tutto? L'Italia che farà? "Noi condividiamo l'obiettivo: che l'Iran non abbia la bomba. Abbiamo una via obbligata che ci porta al CdS. Prima di rompere l'unità del CdS bisogna sperimentare fino in fondo la possibilità di ottenere quel consenso. La rottura nel CdS purtroppo sarebbe un successo per l'Iran non per la comunità internazionale. Anche perché bisognerebbe misurare quale efficacia avrebbero le sanzioni non applicate da tutti i paesi... Alla fine potrebbe portare a sostituire semplicemente compagnie occidentali con quelle di altre paesi. Prima di precipitarsi in questi scenari unilaterali io credo che noi abbiamo una via obbligata che è quella nel CdS dell'Onu".

"Non ci spaventa l'idea che ci possano essere delle iniziative europee, ma dell'Unione europea non di un gruppo di paesi, altrimenti non si otterrà il risultato che è quello che conta. E il risultato non deve essere l'impatto negativo che avranno sui paesi che le hanno imposte le sanzioni... L'alternativa peggiore è certamente arrivare al punto di dover accettare la bomba atomica iraniana o fare la guerra. Quindi si deve lavorare sulla doppia traccia di sanzioni efficaci e anche su una iniziativa politica più efficace. Forse è arrivato il momento di rafforzare sia la pressione ma anche l'offerta politica che si fa".

L'Italia persegue, come tutti gli altri paesi del resto, i propri interessi nazionali. L'Iran è un partener commerciale molto importante. Ma fino a quando ci si può spiengere a proteggerli questi interessi? Fino a compromettere altri interessi nazionali, sicuramente superiori a quelli che si tenta di proteggere?