Interviste
Insinna, lacrime e gioie d'attore
Da oltre un anno, ogni sera Flavio Insinna appare nel piccolo schermo per regalare sorrisi e distribuire pacchi nel programma Rai "Affari Tuoi", iniziato da Paolo Bonolis, e tornato, dopo conduzioni e fortune alterne, al grande successo proprio grazie a Insinna. Flavio Insinna è anche uno dei migliori attori italiani, come ha dimostrato negli anni in teatro e ultimamente in varie serie televisive e film per la televisione quali "Don Matteo", "Nudi e Crudi" e ultimo "La buona battaglia", presentato in questi giorni a New York nell'ambito della settimana della Fiction targata Rai. La storia è quella di Don Pietro Pappagallo, uno dei sacerdoti che nel 1944 durante l'occupazione nazista aiutò molti romani a fuggire o a nascondersi e che venne ucciso con altre centinaia di persone alle Fosse Ardeatine. La sua storia ispirò Rossellini che in "Roma città aperta" gli diede il volto di Aldo Fabrizi. Il Don Pappagallo di oggi è invece Flavio Insinna, giunto a New York come testimonial del film.
"Dobbiamo dire grazie a queste persone che ci hanno consegnato una democrazia che dovremmo sempre custodire con grande cura e grande attenzione. Oggi sappiamo che hanno vinto, ma quando tutti questi eroi combattevano mettendo in pericolo la loro vita, la libertà e la democrazia erano solo una speranza, non una certezza." Così Insinna ha raccontato il suo Don Pappagallo al pubblico newyorkese, aggiungendo quanto segue a noi di America Oggi.
Come ti sei preparato al ruolo di Don Pappagallo?
"Oltre ad avere un ottimo copione di Furio e Giacomo Scarpelli, io e Gianfranco Albano (il regista, ndr.) abbiamo risucchiato e spolpato il professor Lisi, amico fraterno di Don Pappagallo e custode della sua memoria, per sapere quelle cose che all'attore e al regista servono per fare il personaggio, entrando nella zona che io chiamo di artigianato, quella che piace a me, quella che ti parla di come cammina, come mangia, come fuma, come parla il personaggio. Poi la difficoltà più che altro per me è stata - al di là di essere cattolico, credente e rispettoso - di fare del mio meglio per rendere un omaggio che non può essere all'altezza di quello che loro hanno fatto. Tutti quanti volevamo che si vedesse che fosse un lavoro onesto, sincero, fatto con passione, con amore e il regista è riuscito a mettere insieme una troupe che ha capito che era molto di più di un film. Alla fine ci siamo sentiti tutti tranquilli perchè, come diceva Don Pappagallo, ‘quando io sto a posto con la mia coscienza, sto a posto con il mondo."
Come si ricre la sensazione di una guerra, di una dittatura, della perdita improvvisa di tutto, senza avere mai vissuta queste cose in prima persona?
"Mi sono tuffato in libri straordinari sulla resistenza a Roma e poi mi sono armato di tanto coraggio. Ho ad esempio passato giorni interi a via Tasso, il carcere delle SS, dove sia don Pappagallo, che tanti altri sono stati torturati in maniera inumana. Una volta sono rimasto solo dove c'erano le celle e adesso c'è un museo; quando sono tornato a casa, mi ha aperto mio padre e mi ha detto ‘ma che hai fatto, sei bianco in faccia', io non me ne ero neanche accorto di quello che mi era rimasto dentro. Ho cercato di capire, di leggere testimonianze di una sofferenza, ma anche dolcezza infinita che parlavano dell'ultima raccomandazione del genitore prima di entrare in carcere o dell'ultima parola prima di essere deportati. Devo dire che è stata l'unica volta che studiando per il personaggio, ogni tanto mi dovevo fermare perchè non ce la facevo a continuare, mi veniva da piangere."
Come vivi invece la tua esperienza televisiva di conduttore?
"Come un salto totale dall'altra parte della barricata. Lo scopo è quello di fare una trasmissione divertente e pulita e viste le lettere che ci arrivano, pare che ci stiamo riuscendo, consapevoli che non si può piacere a tutti. Per quanto mi riguarda, io affronto il mio ruolo seguendo le regole del teatro, quelle che mi ha insegnato Proietti (Insinna si è diplomato alla allora scuola di teatro di Gigi Proietti, ndr.): ascoltare, non metterti in mezzo se non serve, se sta facendo l'altro, cioè il concorrente, che per me è il protagonista, tu ti levi e non fai cose scorrette, perchè lui è la narrazione. Se poi si può infilare una battuta che fa ridere a casa, una pagliacciata che piace ai bambini, ben venga, sempre sapendo che non è il tuo show, ma sei tu che devi integrarti agli altri. C'è un verbo che secondo me l'attore frequenta poco e che invece è fondamentale, "sottrarsi". Ecco io mi sottraggo, accompagno il concorrente e faccio solo quello che mi spetta, senza strafare."
È stancante "Affari tuoi"?
"Lo è come può essere uno spettacolo teatrale. Ma in fondo questo non è un lavoro, ha vari aspetti del lavoro, ma come mi dico tutte le mattine quando mi sveglio, io ho la grande fortuna di fare quello che mi piace e dunque anche fosse faticosissimo, non mi pesa affatto."
Farai ancora teatro, visto che è da lì che vieni?
"Cerco di tornarci fra un po', con uno spettacolo che ho già fatto negli anni passati e che si chiama ‘La Banda'. È la storia di una banda militare dentro una caserma. All'inizio sono tutti degli imboscati che cercano di far passare l'anno di militare il più velocemente possibile, suonicchiando male marcette varie. Poi un maresciallo che comanda la banda, ignorante dal punto di vista musicale, accende la passione in questi ragazzi al punto che l'orchestra troverà una sua dignità, un suo riscatto. Se tutto va bene, iniziamo le repliche a Febbraio. Stiamo vedendo come si potrà fare un pò di Affari Tuoi e un po' di teatro."
Questo vuol dire che continui Affari Tuoi fino a maggio...
"Adesso arriviamo al 2 dicembre vivi, che è la fine della mia seconda annata. Poi si vedrà, si potrà fare un po' di turnè per poi tornare ad Affari Tuoi a fine stagione."





