Cinema/TV

Film Rai alla CUNY/ Joe Petrosino, il primo eroe

di Silvia Forni

Il 30 agosto del 1860 nasce uno degli uomini più importanti nella storia della lotta contro la mafia, Giuseppe Petrosino. Il 27 settembre al Graduate Center della Cuny University, all'interno degli studi di Cuny tv, la presentazione della pellicola sull'eroe italiano. Il film, scritto da Jim Carrington e Andrea Purgatori e diretto da Alfredo Peyretti, ha come protagonista un giovane Giuseppe Fiorello nei panni del poliziotto che nei primi del novecento diede la vita per la giustizia di tutti, immigrati e non nel tentativo di sconfiggere "The Black Hand". L'evento è stato presentato da Anthony Julian Tamburri, Dean del John D. Calandra Italian American Institute , il quale ha introdotto al pubblico Agostino Saccà, direttore generale della Rai. Saccà ha spiegato la storia di Petrosino in modo molto chiaro, l'arrivo con il padre negli Stati Uniti nel 1883, il lavoro come lustra scarpe e la sua lotta continua contro la mafia.

Il film, una produzione Clemi Cinematografica e Rai Fiction, racconta, con incredibili particolari, la vita del protagonista immigrato in America per trovare una via "di riscatto e successo" dopo tanta miseria, un ragazzo che aveva un sogno, diventare poliziotto a New York. Nei primi del novecento era praticamente impossibile per un immigrato italiano entrare a far   parte del NYPD perché gli irlandesi "bloccavano" tutti quelli arrivati "dopo", ma Giuseppe riesce a farcela anche grazie all'aiuto del futuro presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, allora Police Commissioner della città. John, un artista del Lower East Side, spiega che "in Little Italy esiste una piccola piazza dedicata a Petrosino, ma è un peccato perché non risalta molto nella confusione del luogo, dovrebbe essere più ‘outstanding', mentre è completamente sconosciuta alla maggiorparte delle persone". Lisa, una madre di Brooklyn afferma che "la figlia di Joe Petrosino è morta nel 2004 e ha chiamato sua figlia con lo stesso nome della madre, Adelina".

Alla presentazione del film, che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso, erano presenti Guido Paglia, direttore delle comunicazioni e relazioni estere della Rai, Gianluca Veronesi, amministratore delegato di Rai Sat, Raffaele Greco, della comunità italiana, e Claudio Angelini, direttore dell'Istituto Italiano di cultura. All'evento era presente anche Andrea Purgatori, sceneggiatore del film, il quale spiega che Petrosino "diventò poliziotto perché aveva la capacità di combattere la mafia con mezzi moderni e con l'intelligenza. Come tutti gli eroi morì giovane, ma al suo funerale a New York  si presentarono 200 mila persone, gente che lui aveva o no aiutato e questo potrebbe essere visto come un riscatto finale degli italiani in America; ovvero un omaggio sia agli americani, che agli italiani. Questo film è stato trasmesso esattamente un anno fa in Italia. Usando una frase di Paolo Borsellino, ucciso nel 1992 da una bomba nella sua macchina a Palermo, "se vuoi combattere la mafia devi conoscere il loro linguaggio" e Petrosino era riuscito a capire questo linguaggio, capì che per arrivare alle radici doveva andare in Italia e così fu, ma il destino lo aspettava esattamente lì a Palermo il 12 marzo 1909".

Il film, girato con un interessante gioco di colori e con attori promettenti, a tratti, però, ricorda un po' troppo le pellicole degli anni settanta, anche se il film è ambientato nei primi del novecento, primi piani intensi e azioni in "slow motion", fanno da cornice al tutto e la sensazione è quella di trovarsi in un film western ambientato a New York con la mafia. Nonostante tutto, il film non perde di importanza grazie alla notevole bravura del protagonista Giuseppe Fiorello, dai suoi sguardi che danno la sensazione di trovarsi lì, con lui, con Petrosino. Una curiosità: il bis nipote di Joe Petrosino, Joseph Petrosino, vive e risiede a Brooklyn, ha un figlio e il suo nome è Joe Petrosino.