Interviste

Alitalia. Mezzo secolo sopra l'oceano

di Stefano Vaccara

La scorsa primavera l'Alitalia ha festeggiato i 60 anni. Il 5 maggio del 1947, con il volo Torino-Roma-Catania, si inaugurava la compagnia di bandiera italiana. In questi giorni l'Alitalia  festeggia un altro anniversario importante: mezzo secolo di voli per e dagli Stati Uniti. Il primo volo intercontinenatle dell'Alitalia era avvenuto nel ‘48, ma per il Sud America. Nove anni dopo, cioè cinquanta anni fa, finalmente anche il collegamento con gli Stati Uniti.

Per festeggiare l'anniversario, l'Alitalia organizza per mercoledì prossimo un gala al Gotham Hall di Manhattan. Oltre alle autorità anche l'attrice Isabella Rossellini, per un brindisi al passato e al futuro della compagnia di bandiera italiana.

Noi siamo andati a trovare qualche giorno fa, nei grandi uffici dell'Empire State Building, Thierry Aucoc, Senior Vice President per il Nord America dell'Alitalia. L'esperto manager francese, che parla un impeccabile italiano (è stato già responsabile Alitalia per l'Europa e per il Sud America), ci accoglie subito con un' idea: "Sarebbe una iniziativa molto simpatica se potessimo offrire un premio a chi ha un ricordo di 50 anni fa, di come attraversò l'Oceano con Alitalia..."

Quando avvenne il primo volo?

"Non siamo ancora riusciti a trovare molto sulla storia dell'Alitalia a New York. Abbiamo chiesto alla Port Authority, stiamo ancora aspettando delle informazioni. Sappiamo comunque che il primo aereo atterrò non prima del 31 ottobre.... Sappiamo l'anno, il '57, sappiamo che tipo di aereo fosse, un DC7 a turbo elica, sappiamo che faceva scalo in Irlanda, non aveva l'autonomia sufficente per arrivare a New York. Stiamo ricostruendo questa storia proprio in questi giorni e sono sicuro che tra i lettori del suo giornale ci sarà qualcuno che potrebbe aiutare. Per questo mi piacerebbe fare un concorso, premiare chi ci racconta del suo viaggio, della sua emozione in quel suo primo volo con l'Alitalia dall'Italia fino a New York o in senso inverso (vedere istruzione del concorso nel box)."

Quindi il primo ad atterrare fu un DC7.

"Sì, dal ‘57 al  1960 abbiamo operato con il DC 7. Poi il DC 8. Dopo dal 1970 il 747. Il DC 7 era costretto a fare uno scalo. Solo con il DC 8 arriva il primo volo diretto dall'Italia a New York".

Storia lontana, ma che inorgoglisce.

"Infatti. C'erano altre compagnie americane che operavano in quegli anni tra gli Stati Uniti e l'Italia. Ma di quelle non ne è rimasta una. Pan Am, Twa, sparite. L'Alitalia invece è l'unica che ha 50 anni di servizio ininterrrotto."

Come si stava a bordo?

"All'inizio c'era una classe unica. Poi hanno fatto la prima classe e l'economy. Poi tre classi, aggiungendo tra le due la business, ma solo nel 747. Con gli M11 e 777 la prima  l'abbiamo unita con la business e l'abbiamo chiamata ‘magnifica'".

A proposito di magnifica. Sofia Loren, ho visto le foto sulle scalette dell'Alitalia. Lei diventa una star negli Usa proprio in coincidenza con  i vostri primi voli...

"Sì esattamente. Era anche un po' lo stile italiano, c'era un certo prestigio nel volare con Alitalia".

Vedo anche una foto con Fellini davanti alla scaletta: ma non avrete trasportato in mezzo secolo solo vip...

"Mi piacerebbe fare il conto di quanti passeggeri abbiamo trasportato tra i due punti in questi cinquant'anni... Oggi sappiamo che in un anno circa un milione e 200 mila passeggeri fanno con Alitalia o l'andata o il ritorno della traversata tra gli Usa e l'Italia. E' la metà dell'attività intercontinentale dell'Alitalia. E' facile fare i calcoli: d'estate abbiamo cinque voli da New York-Newark, 2 da Boston, uno Chicago e uno Miami. Fanno in tutto 9 voli ogni giorno dagli Usa per l'Italia. Noi siamo ancora il vettore che tra Stati Uniti e Italia offre più voli non-stop".

L'Alitalia negli Usa ha una tradizione di impiegati italoamericani...

"Io penso che il nazionalismo in una compagnia aerea conta molto. Conta per quelli che viaggiano e anche per quelli che ci lavorano. E' vero, l'Alitalia inizia i suoi voli transatlantici proprio nell'ultima ondata di immigrazione italiana in America. E quando viaggi per cercare lavoro, dove vai bussare per prima? Dove parlano la tua lingua. Ad un certo punto c'erano quasi mille persone che lavoravano qui per l'Alitalia."

La percentuale dei passeggeri italoamericani che hanno volato su Alitalia?

"Oggi circa il 60% dei biglietti li comprano negli Stati Uniti. Il resto sono biglietti comprati sia in Italia che in Europa che sul resto del mondo. Cioè il 60% per cento dei biglietti viene prodotto dal mercato americano. Ora di questo 60% di traffico dagli Stati Uniti, probabilmente la metà è composto da italo americani. C'é sempre un rapporto forte tra l'Alitalia e i clienti americani di origine italiana. Un rapporto che crea anche aspettativa maggiore da parte della clientela. E' più che comprare un biglietto. Pretendono di entrare in Italia fin da volo. Ha ragione nel farlo. Anche altre compagnie hanno clienti esigenti. Ma probabilmente gli altri pretendono un po' di meno dalla ‘nazionalita' della compagnia."

Quindi l'italoamericano è il vostro capitale?

"Il nostro business è legato a tre cose: la prima è che l'Italia, come destinazione, per gli americani, fa parte di una delle destinazioni più famose nel mondo. Quando parliamo delle destinazioni lontane, sicuramente l'Italia è ormai quasi a parità con la Francia. Con il vantaggio enorme, che quando si va in Italia si va anche a Venezia, a Roma, a Firenze, a Palermo, a Bologna... In Francia l'americano va a Parigi  e probabilmente a Nizza, e basta.  Voglio dire che c'é un potenziale turistico tra gli Stati Uniti e l'Italia che è enorme. E' enorme oggi, ma potrebbe essere ancora più importante. Insomma in Italia puoi tornarci anche cinque volte senza andare nello stesso posto. Questo è il primo potenziale enorme di traffico. Il secondo potenziale è che dall'Italia c'è un fascino totale per gli Stati Uniti. Se si chiede: dove vuoi andare nella tua vita, sicuramente ci sarà New York. E c'è un grado di simpatia degli italiani per gli Stati Uniti e degli americani per l'Italia che è enorme. Il terzo punto è che l'Italia ha avuto una grande immigrazione verso gli Stati Uniti. Tutti diventati americani, ma tutti che trovano sempre uno zio, un nipote, un cugino in Italia e quindi eccoli in viaggio dove hanno ancora la famiglia. Per l'Alitalia questo crea un traffico assolutamente gigantesco. Questo potenziale importantissimo, secondo me giustificherebbe per Alitalia di essere presente negli Stati Uniti ancora di più.".

Quindi lei vede ampi margini di crescita.

"Assolutamente".

Ma allora come andrà a finire la crisi della compagnia? I potenziali compratori ancora non si sono accorti di tutte queste potenzialità? Manager come lei cosa fanno per farlo capire?

"Farlo capire? Già fatto. Penso che lo hanno già capito. Prendere poi la decisione finale è un momento dove entrano in gioco tante cose da dover gestire. Ma molte delle potenzialità di questa compagnia penso che siano state ben percepite".

Cioè il tesoro che questa compagnia ha è nei suoi collegamenti con l'America?

"Io mi sento sempre più a mio agio a dire: questa compagnia è seduta su una miniera d'oro. Ci sono sicuramente aspetti che dobbiamo gestire all'interno per essere più competitivi e questo è un lavoro di tutte le compagnie aeree del mondo, fa parte della vita di questo business".

Ma che succederà? Chi comprerà Alitalia? Chi dovrà prendere queste decisioni?

"A questo livello la decisione è nelle mani di pochissimi. Credo che tutti hanno una idea abbastanza chiara al di là dei commenti sentiti, ma l'unica cosa che conta è di dare la possibilità non soltanto di rimettersi in piedi, ma di crescere. Ma per crescere dobbiamo anche essere coerenti. Dobbiamo essere razionali. Non possiamo fare tutto, dobbiamo rispettare certe regole, che sono state espresse dal presidente Maurizio Prato. Oggi dobbiamo sanare, mettere le cose a posto e fare capire che c'é questo potenziale enorme, che secondo me non è sfuggito a nessuno. L'Italia come seconda destinazione turistica al mondo, e con i suoi 60 milioni di oriundi nel mondo. Se questo non vale oro..."----