Arte

L’arte dell’autore collettivo

di Ilaria Costa

Prosegue con un'intervista al trentatrenne romano Paololuca Barbieri Marchi la nostra serie dedicata a dodici artisti italiani emergenti che vivono o soggiornano a New York City. La sua partecipazione alla 52° Biennale di Venezia in corso, ha...

 

... consacrato lui ed il suo gruppo ‘Alterazioni Video' nell'empireo degli artisti già affermati sullo scenario internazionale. L'Italian Academy della Columbia University infatti  ha appena inaugurato e presenterà fino al 4 Ottobre una loro mostra dall'intrigante titolo "Incompiuto Siciliano". Questo elaborato progetto, che prevede diverse tappe, inizia proprio qui all'Italian Academy con una selezione di fotografie, disegni e stampe che hanno come soggetto i numerosi edicifici pubblici mai finiti in Sicilia dal dopoguerra. Come ci chiarisce lo stesso PaoloLuca "Incompiuto Siciliano si propone di esssere un progetto di lettura del paesaggio che intende cambiare la percezione di luoghi ed edifici diffusi su tutto il territorio italiano: le opere pubbliche incompiute" .

Lo andiamo a trovare nel suo studio a Williamsburg dove percepiamo immediatamente l'energia ed il fervore di una bottega mediovale.  Il gruppo da lui fondato insieme ad Alberto Caffarelli nel 2004, è composto infatti da 5 artisti giovanissimi (si sono aggiunti al gruppo Andrea Masu, Giacono Porfiri e Matteo Erenbourg) provenienti da backgrounds differenti: arte, programmazione informatica, video, film e musica.

La parola chiave segreto del loro successo è "team work"; i cinque lavorano infatti in tre continenti diversi (hanno uno studio a Milano uno a NY ed uno a Shangai) e si coordinano tra di loro - nonostante i pesanti fusi orari - attraverso il lavoro in rete e le chat.

Alterazioni video? Come è nata l'idea di mettervi insieme come gruppo?

"All'inizio ci siamo uniti per condividere i rispettivi background, per darci una mano a sopravvivere senza mercato, per unire i computer e per i contatti, ma soprattutto perché eravamo buoni amici e ci piaceva l'idea di lavorare insieme. Ognuno condivide idee e progetti, avvalendosi dell'esperienza degli altri e sviluppandole insieme... ogni tanto, quando non rispettiamo le scadenze ci ‘azzuffiamo' on line, ma al di là di questo ci consideriamo un vero e proprio Autore Collettivo."

Da dove nasce il vostro  nome "Alterazioni Video"?

"Cosa possiamo dire sul nome ‘Alterazioni Video'!... Insieme al primo nucleo dei miei amici volevamo fondare una società che producesse arte contemporanea e cercavamo un nome il più asettico possibile. Abbiamo sfogliato un manuale  di  istruzioni di un vecchio televisore e ci si è aperta una pagina sulle alterazioni dei colori rgb1  di un televisore; il capitolo si chiamava appunto Alterazioni Video. Ci è sembrato un nome appropriato e lo abbiamo tenuto. Quando poi al gruppo si sono aggiunti Matteo Erenbourg e Giacomo Porfiri, e ci hanno raccontato che la sera prima uno di loro aveva sognato una meringata alla panna in fiamme con sopra inciso Alterazioni Video, non avevamo più dubbi. Questo, che può sembrare addirittura parapsicologia, è bastato a confermare il nome."

Siete in 5 e vivete stabilmente in tre continenti diversi. Come fate a coordinarvi tra  di voi?

"Siamo molto affiatati. Attualmente abbiamo uno studio a New York, uno a Milano ed uno a Shangai; spesso siamo in viaggio per il mondo. Allora non abbiamo altra scelta che lavorare in network attraverso internet e le chat. La tecnologia ci aiuta moltissimo, anzi credo che è proprio grazie anche alla tecnologia che il nostro gruppo può esistere come Autore Collettivo.

Ci scambiamo migliaia di informazioni al giorno, ci passiamo immagini e bozze dei progetti, superando ormai sistematicamente differenze di fuso orario di 6 e di 12 ore. La nostra organizzazione orizzontale e paritetica ci consente poi di scambiare luoghi e ruoli con una certa disinvoltura.

Credo sia questo uno dei segreti che permette di raggiungere dei risultati."

 La presenza alla Biennale di Venezia è un riconoscimento prestigioso per un gruppo di artisti emergenti. Come è nata la vostra collaborazione con Robert Storr?

"Dopo aver vinto una borsa di studio di 6 mesi  presso ‘Location one' per un progetto culturale frutto della collaborazione tra Italia, Usa e l'istituzione no, abbiamo realizzato proprio per ‘Location One' una mostra. Un assistente di Robert Storr  - direttore della Biennale - è venuto a vederla in quanto conosceva il nostro lavoro attraverso la rete. E' stato un incontro molto interessante che ha portato ad un appuntamento con Robert. Siamo andati a casa sua, non senza una certa tensione, ma dopo aver captato quale fossero le sue aspettative, abbiamo proposto l'opera che ci sembrava più appropriata per la situazione. Il rapporto di collaborazione con Storr non si è poi fermato alla Biennale in quanto partecipererà personalmente al nostro prossimo progetto sull'Incompiuto Siciliano. Prova ad immaginare il nostro stato d'animo sia quando ci ha selezionato per la Biennale, sia quando ci ha comunicato la sua intenzione di collaborare con noi. Indescrivibile a parole!"

Incompiuto siciliano è in mostra all'Italian Academy della Columbia University : cosa è precisamente, come è nata questa idea e quali  sono le tappe di questo progetto piuttosto elaborato?

"Incompiuto Siciliano nasce dall'intenzione di realizzare un'operazione di storicizzazione e analisi di uno dei fenomeni più significativi dell'architettura pubblica in Italia dal dopoguerra ad oggi. Da due anni lavoriamo per raccogliere ed organizzare l'enorme mole di materiale esistente sul fenomeno. Basti pensare che ad oggi abbiamo censito circa 380 opere pubbliche incompiute sul territorio nazionale di cui circa 180 in Sicilia. Siamo andati a fotografarle e abbiamo recuperato tutti i progetti e gli scambi epistolari tra le varie istituzioni coinvolte.

A Novembre organizzeremo un simposio con ospiti illustri quali Robert Storr, Stefano Boeri, Paolo Fabbri, Rem Koolhaas e possibilmente il ministro Rutelli per cercare di definire lo stile dell'incompiuto siciliano sia dal  punto di vista architettonico che storico. Un'anticipazione sul progetto verrà presentata a settembre a New York; in seguito atterrerà alla VM21 Gallery di Roma a fine ottobre ed ad Artissima a Torino fino ad arrivare nella sua versione integrale al Pan di Napoli per una grande mostra sul progetto. Contemporaneamente Abitare pubblicherà un numero speciale dedicato allo stile architettonico dove saranno presenti gli interventi dei vari ospiti del Simposio."

Cosa vi ha spinto a trasferire uno dei vostri studi a NYC?

"NYC rimane oggi indiscutibilmente la capitale del mercato dell'arte contemporanea e per misurarci con il meglio del mercato abbiamo ritenuto fondamentale per noi interagire con il sistema internazionale da un luogo privilegiato. Contemporaneamente con l'apertura del nuovo studio a New York però ne abbiamo aperto anche uno a Shanghai, al centro di una economia in rapidissima crescita e al centro di una cultura plurimillenaria in corso di rivitalizzazione."

E viceversa, come ha influenzato NY il vostro immaginario e quindi la  vostra produzione artistica?

"Sarà un luogo comune, ma veramente New York rimane un luogo unico al mondo, dove è possibile incontrare gente proveniente da ogni dove. E' facile immaginarsi quanto possa essere d'inspirazione un luogo del genere. Inoltre il livello di professionalità espresso dai tanti artisti in città aiuta a trovare soluzioni e idee originali per migliorare la qualità e la realizzazione dei lavori. Abbiamo deciso tuttavia di mantenere aperto lo studio in Europa e a  Shanghai  in modo da poter tenere uno sguardo altrove sul mondo, che spesso i ritmi di New York ti impediscono di avere."

Progetti Futuri?

"Uno mi sta molto a cuore: sulla scia dell'Incompiuto Siciliano, con la Regione Sicilia stiamo cercando di prendere parte al BIT (la fiera internazionale del turismo) dell'anno 2008 per presentare e proporre ai Tour Operator un pacchetto turistico in grado di promuovere l'istituzione del Parco Mondiale dell'Incompiuto a Giarre, uno splendido paese della costa orientale della Sicilia. A questo proposito stiamo lavorando con le istituzioni locali e nazionali per cercare di cambiare di segno questi luoghi, trasformandoli in opportunità di meditazione e contemplazione."