Cinema

I mille di Rossellini

di Gianluca Taraborelli

Quando papà vinse il Leone d’Oro a Venezia noi eravamo ancora piuttosto piccoli. Lui non voleva tenerlo in casa per metterlo in mostra, non era proprio il tipo adatto a quel genere di cose e così decise di affidarcelo...

... affinché lo portassimo nella nostra seconda casa. Quello che poi accadde, ora lo posso confidare serenamente, è che per molti anni abbiamo usato il Leone d’Oro vinto da papà con “Il Generale della Rovere” per tenere ferma la porta della cucina, senza avere la minima idea di cosa si trattasse. Mio padre non si è mai considerato una persona speciale per via del suo lavoro, -la mia è una professione come tutte le altre- amava ripetere in continuazione ed io credo che in questo, in questo suo carattere modesto ed operoso avesse molto in comune con la figura di Giuseppe Garibaldi; in fondo dirigere un film è un po’ come guidare un esercito in battaglia no?”
Ha deciso di scegliere queste parole Ingrid Rossellini, per introdurre la visione del lungometraggio del padre “Viva L’Italia”, proiettato venerdì 21 settembre alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della Nyu. Come evidenziato nel discorso di presentazione, le similitudini tra il Rossellini regista ed il Garibaldi eroe dei Due Mondi, convergono tutte in “Viva L’Italia”, il film commissionato in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, accolto tiepidamente dalla critica e dall’opinione pubblica che avrebbe voluto una celebrazione epica dell’eroe Garibaldi. Il ritratto di Rossellini sceglie invece di indugiare sui tratti più umani del generale, mostrandolo vecchio e acciaccato mentre fatica a salire a cavallo, costantemente assillato dai reumatismi o mentre cerca gli occhiali per decifrare i telegrammi e le comunicazioni provenienti da Torino.
Il film racconta la spedizione dei Mille del 1860, dallo scoglio di Quarto (5 maggio), sino all’incontro di Teano (26 ottobre) con re Vittorio Emanuele II. Sbarcato a Marsala, dopo i primi, rapidi successi, Garibaldi trova a contrastargli il passo le forze dei Borboni. Superato lo stretto di Messina, i Garibaldini mettono piede in Calabria. Sul Volturno (Napoli è stata presto abbandonata da Francesco II, rifugiatosi a Gaeta) Garibaldi vince la più impegnativa ed importante battaglia della sua campagna: ogni possibilità d’una riscossa borbonica sembra scongiurata. Mentre i suoi fedelissimi già pensano a conquistare Roma e Venezia Garibaldi comprende la necessità di consegnare il sud a Vittorio Emanuele II, re di Sardegna e Piemonte. A Teano, Garibaldi Consegnerà nelle mani di Vittorio Emanuele II il Regno delle Due Sicilie e partirà poi per Caprera dopo aver tutto dato senza aver nulla ricevuto. Gran parte del lavoro di Rossellini nel corso di tutto il film è però volto a smitizzare l’eroismo retorico e la leggendaria figura d’acciaio attribuita negli anni a Garibaldi, a favore di un ritratto più realistico e umano. Vediamo dunque Garibaldi alle prese con situazioni quotidiane, mentre al fronte divide di buon grado il pane e formaggio assieme alle Camicie Rosse o mentre bacia e abbraccia le donne e i bambini di Palermo accorsi ad accogliere festanti il suo ingresso in città. Molto suggestive le scene della battaglie, che come ha raccontato Ingrid Rossellini, sono state girate in condizioni estreme e con scarsezza di mezzi e risorse. A fine proiezione si è tenuto un dibattito alla presenza dei professor Cosimo Ceccuti dell’Università di Firenze e presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia e Maurizio degli Innocenti, dell’Università di Siena e presidente della Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, entrambi esperti del Risorgimento Italiano e tra gli organizzatori della mostra “Giuseppe Garibaldi tra Storia e Mito” che si tiene all’IIC di New York.