Il rimpatriato

Un caffè col Grillo?

di Franco Pantarelli

Era difficile, al momento di salire sull’aereo diretto in Italia per restarci, immaginare che di lì a poco mi sarei trovato a scoprire il potere dirompente delle maiuscole. Ma l’Italia, si sa, è sempre capace di riservare...

... sorprese, non necessariamente piacevoli. Il verso del grillo è notoriamente fastidioso. Lo sapeva bene Pinocchio, che per colpa sua non riusciva mai a comportarsi male in santa pace, e lo sapeva bene Nino Manfredi, quando in un vecchio film in cui impersonava un campeggiatore lo si vedeva uscire dalla tenda con gli occhi gonfi di sonno, fissare stralunato il prato circostante e lanciare un disperato “Zitti!” al diffuso cri cri che lo aveva svegliato. Il grillo però non lo sa di dare fastidio. Anzi, il suo cri cri tranquillo e sornione sembra dirti che lui non ce l’ha per niente con te. I guai sorgono quando il Grillo prende la maiuscola e diventa Grillo nonché Beppe, una specie di Ross Perot popolaresco (di Perot ha anche il tono di voce lamentoso reso celebre a suo tempo da Dana Carvey a Saturday Night Live). Di colpo, il tranquillo cri cri diventa un rombo assordante, il suono sornione si fa dirompente e tu capisci benissimo che ce l’ha proprio con te. A dirtelo sono le oltre trecentomila persone che l’8 settembre hanno risposto al richiamo di Beppe Grillo e hanno riempito le piazze di tante città italiane, scavalcando la tv da cui lui è stato bandito da anni, i giornali che lo hanno sistematicamente ignorato e i politici che - forse rassicurati da quel muro di silenzio che gli era stato eretto attorno - non si erano mai degnati di stare a sentire, fosse solo per un minuto, cosa Beppe Grillo avesse da dire e in nome di chi stesse parlando.
Beppe Grillo non distingue, spara nel mucchio dei politici e li considera tutti delinquenti, cialtroni, degni di disprezzo e la prima considerazione che ti viene da fare è che il suo sia un atteggiamento demagogico, superficiale, poco intelligente. Poi però ti guardi attorno, cerchi di capire se e in che modo i politici intendano prendere atto di quel fenomeno di trecentomila persone in piazza e quel che vedi ti fa cadere le braccia. Qualche esempio? Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera dei deputati, aspirante all’”eredità” di Silvio Berlusconi e insomma personaggio preminente della politica italiana, semplicemente si è inventato una cosa non vera - che Grillo ha insultato il professor Marco Biagi, vittima dei terroristi - per avere modo di indossare i panni del timorato di Dio scandalizzato da tanta insensibilità. Piero Fassino, che ha appena messo - con lagrime e singhiozzi - il suo partito di Ds ai piedi del Partito democratic di Water Veltroni, insegue la demagogia di Grillo e propone di non aumentare lo stipendio dei deputati. Fausto Bertinotti, che della Camera dei deputati è il presidente attuale, si fa bello dicendo di avere già pensato lui a blocare l’aumento (e intanto liscia il pelo a Grillo riconoscendogli il merito di avere “riempito un vuoto”). Non è proprio un bel vedere.
In questi giorni l’Italia sembra un aereo i cui passeggeri si siano resi conto che il pilota è ubriaco. Vorrebbero gettarlo nel vuoto e liberarsene, ma siccome fra loro non c’è nessuno in grado di portarli all’atterraggio senza tragedie non possono farlo. L’unica soluzione è trovare il modo di fargli passare al più presto la sbornia, magari costringendolo a ingurgitare ettolitri di caffè. Il problema è se davvero Beppe Grillo possa essere quel caffè.