Attualità

Il vertice di Ban Ki-Moon e l’ombra degli scettici

di Valerio Bosco

Domani, 24 settembre, alla vigilia dell’apertura dell’Assemblea Generale dell’ONU, il Palazzo di vetro ospiterà un evento voluto e organizzato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, il sud-coreano Ban Ki-Moon. Circa 80 tra...

... capi di Stato e di governo parteciperanno all’High-Level Event intitolato: “Il futuro nelle nostre mani: la sfida del cambiamento climatico”. Sul tema del riscaldamento della terra e sui rischi dell’effetto serra, Ban Ki Moon ha mostrato di avere, sin dai suoi primissimi giorni alla guida delle Nazioni Unite, una particolare sensibilità. Una sensibilità che lo ho spinto ad attribuire al tema del climate change un dimensione centrale nel suo mandato. Obiettivo di Ban è quello di rilanciare l’impegno della Comunità internazionale in vista della Conferenza dell’ONU sui mutamenti climatici che si terrà a Bali il prossimo dicembre 2007. In particolare, l’evento newyorchese ha il compito di rivitalizzare l’impegno dei governi e delle classi dirigenti del pianeta alfine di promuovere un nuovo accordo sul clima e sulle emissioni di gas inquinanti entro il 2009. Un accordo che consentirebbe di sostituire gli impegni assunti dalla Comunità Internazionale sulla base degli accordi di Kyoto, in scadenza nel 2012. A conferma del nuovo interesse che, anche negli Stati Uniti, sembra emergere rispetto al tema del climate change, anche la capitale americana ospiterà, nei prossimi giorni, un importante vertice internazionale. Il 27 e 28 ottobre arriveranno infatti a Washington i leader dei 20 Paesi che più contribuiscono al fenomeno dell’inquinamento: il tema del riscaldamento climatico sarà qui affrontato sotto il profilo della sicurezza energetica e delle ragioni di crescita dell’economia delle grandi realtà industriali e di quelle delle nazioni in via di sviluppo. Mentre nella politica mondiale il tema del climate change sembra dunque aver assunto il ruolo di priorità ineludibile, in quello della scienza si è ancora lontani dall’unanimità. Il rapporto del panel di studiosi nominato dall’agenzia ONU per l’ambiente (United Nations Environment Program) – quello sul quale Ban Ki Moon fonda la sua richiesta per un rilancio dei negoziati sul clima – parla dell’ipotesi di un aumento della temperatura globale di circa 4.5 gradi, di un tasso di crescita del riscaldamento dell’Artico che sarebbe doppio di quello della terra, di una costante diminuzione delle riserve di acqua, di minacce chiamate desertificazione, sconvolgimenti degli eco-sistemi, inondazioni, siccità. Il tutto provocato dall’uomo, dalle sue industrie, dai gas emessi nell’atmosfera, dall’uso su vasta scale di materie prime inquinanti. Qualche settimana fa, proprio dall’Italia, si sono invece levate voci contrarie all’indirizzo pessimista o addirittura catastrofista sostenuto da parte della comunità scientifica. È stato niente di meno che il fratello del Presidente del Consiglio Romano Prodi, Franco, uno dei maggiori climatologi italiani a fornire un parere controcorrente, in linea con una lettera-appello firmata da alcuni studiosi sulle pagine del quotidiano La Stampa. Secondo il fratello del Premier, si continuerebbe a dare superficialmente “per scontato e misurato” il contributo dell’uomo all’aumento della temperatura: il problema attuale sarebbe invece di quantificarlo in termini precisi. Un altro scienziato eterodosso, Franco Battaglia, ha ironizzato sul fatto che i ghiacciai si starebbero sciogliendo da almeno diciottomila anni e non ci sarebbe alcuna prova concreta della responsabilità umana nel loro scioglimento. Dati, cifre, previsioni sarebbe tutte da verificare quindi. Quel che appare certo è però la necessità di riflettere su come l’umanità possa rendere compatibili il suo modello di produzione di ricchezza e i suoi consumi con la difesa dell’ambiente.