Visti da New York

Hitler a New York

di Stefano Vaccara

Se Hitler nel 1938 fosse stato invitato alla Columbia University e una macchina del tempo vi potesse portare 69 anni indietro, andreste ad ascoltarlo? Io non mi perderei l’evento storico e soprattutto le domande che quel pubblico avrebbe potuto porre e, in caso, sarei...

... pronto a suggerirne qualcuna, leggendo qualche passaggio del Main Kampf... Chissà, se dopo quel dibattito con un Fueher sempre più innervosito dal pubblico, che ormai in preda alla rabbia grida “basta! per gli ebrei il Terzo Reich ha già pronta la soluzione finale!,” ecco chissà forse, se dopo titoloni sparati dai giornali newyorkesi che rimbalzano in quelli d’Oltreocenano, la storia sarebbe potuta cambiare. Magari al premier inglese Neville Chamberlaine e agli altri suoi compagni di appeasement europei sarebbe venuto un po’ più difficile a Monaco farsi incantare dalla sirena Mussolini e dall’illusione che sarebbe bastato accontentare ancora un po’ Hitler per salvare la pace....
Non si capisce quindi chi protesta per il dibattito che il presidente iraniano Ahmadinejad terrà nella prestigiosa università. A rischiare di andare a finire nella tana del lupo non saranno certo gli studenti, semmai proprio il presidente negazionista dell’Olocausto che ha più volte dichiarato di voler distruggere Israele. A meno che i 600 che affolleranno la grande aula della Columbia non siano simpatizzanti antisionisti e nazi-fondamentalisti pronti ad applaudire il loro leader, è ovvio che a rischiare il ridicolo e poi la ripulsione resta Ahmadinejad. La sua propaganda rozza potrà funzionare nelle piazze di Teheran controllate dai pasdaran – che finora sono riusciti a tener lontani i sempre più numerosi iraniani connessi a internet e alle tv satellitari - non certo nella New York del 2007.
Mi è capitato di ascoltarlo e guardarlo negli occhi Ahmadinejad, in conferenza stampa all’Onu, l’anno scorso. Aveva sempre quel sorrisetto furbo e lo sguardo di ghiaccio. Anche allora spiegò che lui non ce l’aveva con gli ebrei ma voleva solo eliminare il sionismo (traduci Israele). Le telecamere lo inquadravano e avrà fatto bella figura tra i fanatici rimasti in Iran, ma quel giorno i presenti in quella sala del Palazza di Vetro non potevano non accorgersi come quell’ometto dai modi gentili, non fosse altro che la maschera sempre più feroce di un regime barcollante disposto a tutto pur di non crollare.
Il confronto dell’Occidente con l’Iran quindi, in questa settimana di apertura dei lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu, si annuncia scintillante. Tanto si è parlato delle dichiarazioni “belligeranti” del ministro degli Esteri francese Kouchner, considerate inopportune da tanti, anche dal nostro ministro degli Esteri D’Alema. Ci sembra però che il fondatore di Medici senza frontiere volesse destare più attenzione nel regime di Teheran nei confronti di chi sta cercando di fermare la sua corsa a diventare una potenza nucleare, dato che la carota, senza un bastone pronto a colpire messo bene in mostra, non è mai stata ritenuta abbastanza commestibile dalle bestie a due zampe che abitano questa Terra. Non crediamo dunque che gli americani, i francesi, gli inglesi e ora anche i tedeschi (che hanno accettato da qualche tempo di procedere comunque alle sanzioni unilaterali nei confronti dell’Iran senza dover attendere l’Onu dove i cinesi e sopratutto i russi non vogliono ulteriori danni economici per Teheran) con il vento che tira in Iraq e sempre più in Libano, siano così ansiosi di scatenare una guerra con l’Iran. Ma alla domanda: è accettabile avere il presente regime iraniano con la bomba atomica? Si deve dare una risposta e quindi una soluzione. Dire solo no, non basta.
In questo dibattito inzuppato di minacce, non si capisce poi perché il mondo debba tremare solo al pensiero di un Iran con l’arma nucleare, e non lo faccia invece guardando alla realtà del Pakistan, che la bomba atomica montata su missili ce l’ha già. Forse perché lì abbiamo “il nostro figlio di puttana,” come avrebbe detto Nixon? E se domani al suo posto arrivasse il “figlio di buona donna” questa volta parente di Bin Laden? Che guarda caso in un suo recente messaggio minaccia il regime pakistano e parla del suo nucleare.... La minaccia iraniana è serissima, ma il pericolo è molto più vasto, la soluzione più complicata, scaldare i motori dei bombardieri non basterà.