Cinema

Le gioie e le delusioni di Venezia

di Antonio Volpe Pasini

Undici giorni al Lido tra gioie (poche) e delusioni (molte). La prima gioia è stata quella di essere stati invitati alla Mostra Internazionale dell'arte cinematografica di Venezia, in qualità di giornalisti.

Un "onore" che, diciamolo francamente non è riservato a tutti. E a ragione, altrimenti la mostra bisognerebbe farla in mezzo al deserto e costruire una città apposta per accomodare tutti. Comunque sia già sullo sgangherato traghetto che aveva fatto rotta verso il Lido l'eccitazione era palpabile. Mi sentivo, io che certo un cinefilo non ero, un po'come quando stavo puntando su Atlanta per le Olimpiadi. Stessa sensazione anche in sala stampa al momento del ritiro dell'accredito. Ma con qualcosa in più. Un po' quella del bambino nel negozio del pasticcere. Lo sguardo che girava intorno alla ricerca di qualche "leccornia" esotica e magari anche proibita. Gli occhi puntati un po' qui, un po' là nel tentativo di scorgere magari fugacemente un vip o meglio ancora una diva del "Grande schermo". E qui arriva la prima delusione: a poche ore dall'inizio della kermesse cinematografica italiana (con buona pace di Veltroni e del suo nuovo arrivato festival di Roma) il Lido altro non è che un grande cantiere, dove i falegnami martellano, piallano, trapanano, installano in un rumore assordante, e gli attacchini attaccano gli ultimi manifesti, anch'essi con un rumore assordante anche se in questo caso si tratta di parole e non di attrezzi del mestiere. Uno di essi infatti, proprio davanti all'entrata del prestigioso (almeno per quel che riguarda i prezzi esorbitanti) Hotel Excelsior ce l'ha con tutti: "Sti magna pane a sbafo, che no i fa n'c... da la matina a la sera. Saria mmejo che stessero a casa loro". Strano come primo impatto. Eppure il Festival a Venezia porta un indotto valutabile in moltissme decine di milioni di euro. Ma tant'è. C'è sempre chi trova un motivo per lamentarsi.

E da lamentarsi c'è quando ti bevi il primo caffè: 4 euro! Benvenuti al Lido. E poi di star nemmeno l'ombra. Le cose poi continuano con le solite beghe da bottega dei politici più o meno locali, salvo poi finire a tarallucci e vino alla cerimonia di apertura. E qui arriva la prima nota positiva: Ambra Angiolini. Tanto bistrattata e contestata alla vigilia la madrina del festival stupisce tutti con la sua dolcezza e la sua classe, sia in Sala Grande che alla cena inaugurale.

Partono le proiezioni e subito iniziano le polemiche per le scene hard di "Lust", Caution di Ang Lee, quello tanto per intenderci dei cowboy gay di Brockeback Mountain che qui tanto piacque due anni fa. Il festival volendo sarebbe potuto finire qui, visto che la giuria si inchina nuovamente al "genio" di Lee. Per fortuna non è così e tra alti e bassi si va avanti. Tra gli alti, sicuramente il film-falso documentario di Brian De Palma "Redacted" che denuncia gli errori dell'amministrazione Bush nella querra all'Iraq e un po' ingiustamente le colpe della stampa nel raccontare o meglio nel non-raccontare gli orrori del conflitto. Tra i bassi sicuramente la presenza italiana, con film che non hanno convinto nessuno e apparsi nettamente al di sotto della media, tanto da essere stati totalmente trascurati dalla giuria nonostante la proditoria introduzionne all'ultimo minuto di una miriade di "premi speciali" evidentemente istituiti per lenire i lividi di qualche "ego".

I punti più infimi si sono però toccati sul "red carpet", la mitica e ambitissima passarellla riservata a divi e vip. Certo, l'eccentricità è parte integrante del mondo del cinema, guai non lo fosse, ma quando si toccano e a volte si superano i limiti non c'è eccentricità che tenga. Molte infatti le mise assolutamente imrpoponibili viste sul tappeto e in sala.

E le star? Solo fugaci apparizioni, tra nugoli di fotografi e beceri gorilla. Poi via di nuovo nellle varie "casseforti dorate" messe a loro disposizioni dagli alberghi veneziani, se non direttamente verso il primo aereo in partenza.

Fuori centinaia di fan attendono ore lunghissime sotto il sole cocente e anche in un caso sotto una specie di diluvio universale, pur di poter godere di qualche secondo di "adorazione" nei confronti dei loro idoli. Agli altri non resta che fare quattro passi lungo il monotono Lungomare Marconi in attesa dell'immancabile festa serale. Ce n'é per tutti i gusti dalle più esclusive a quelle "casual" (eufemisticamente parlando), ma tutte tassativamente frequentabili previo invito superpersonalizzato. Andarci era quasi impossibile anche per gli immancabili professionisti della "infiltratura".

Scorrono i giorni e sugli schermi i film in concorso, fuori concorso, per la critica, per i nostalgici e chi più ne ha più ne metta. I commenti si sprecano, le critiche anche. L'unico filone che sembra godere di unanimi consensi è quello del western all'italiana, una splendida restrospettiva di 32 degli oltre settecento film prodotti tra il 1963 ed il 1974, che riempie le sale non solo di teste incanutite ma anche di tanti, tantissimi giovani entusiasti.

Arriva alla fine il giorno della premiazione e immancabili scoppiano le polemiche. Bordate di fischi accolgono il Leone d'oro di Ang Lee, un po' meno, ma sempre rumorosi quelli che "salutano" l'investitura di Brad Pitt e Cate Blanchet a migliori protagonisti rispettivemente maschile e "femminile" (nel senso che l'attrice è stata premiata per aver interpretato Bob Dylan). Ma anche questo è un segno del successo di questa 64.ma edizione del Festival di Venezia. Un festival che ancora una volta è stato ben organizzato ed ha dimostrato di poter reggere il confronto con le altre manifestazioni di livello mondiale. Anche le polemiche servono a questo scopo. Guai non ci fossero.

Alla fine premiati, giurati, personaggi più o meno vip sciamano per l'ultima volta dalla Sala grande, tra falegnami e carpentieri che hanno già iniziato la loro rumorosa opera di smantellamento. Dell'attacchino del primo giorno e delle sue contumelie neppure l'ombra. Tanto i manifesti li strapperà qualche fan in cerca di souvenir. Di sicuro lo risentiremo borbottare il prossimo anno. Fino ad allora tutti, o quasi, vivranno felici (per gli incassi dei loro film) e scontenti (per i premi dati o non dati, a seconda dei punti di vista).