Italiani in America

D'Albertis alla ricerca degli Hopi

di Generoso D'Agnese

 Una compagine di torri, torricelle e logge, artisticamente raggruppate a formare un castello medievale fanno di questo luogo un posto davvero unico nel suo genere, trasportando i visitatori in un percorso che riassume tutta la vita avventurosa di un marinaio dalla vita tenace.

"Tenacior catenis": Enrico Alberto D'Albertis scelse questo motto per immortalare lo spirito d'avventura della sua vita e scelse Monte Galletto per farne il luogo in cui riunire tutti i cimeli raccolti durante una vita di viaggi e avventure.

Considerato dai biografi un "Pioniere della navigazione da diporto italiana," D'Albertis nacque a Voltri il 23 marzo del 1846, figlio del cavaliere Filippo d'Albertis e da Violante Giusti. Dopo gli anni infantili e adolescenziali trascorsi nel collegio della città, Enrico scelse di proseguire gli studi nell'istituto della Marina di Genova, a tutti gli effetti il predecessore dell'Accademia Navale di Livorno. Il ragazzo aveva il mare nelle vene e sul mare basò tutta la sua istruzione. Dal 1862 al 1869 il giovane rimase in servizio nella Marina Militare, alternando l'imbarco sulla fregata Principe Umberto al comando di Guglielmo Acton con quello sulle corazzate Formidabile e Ancona e a quello sulla corvetta Principessa Clotilde. Divenuto guardiamarina di prima classe, d'Albertis lasciò il servizio militare. Aveva vissuto abbastanza nei panni di militare per capire che non era quello il suo mondo. Spinto da un'irrefrenabile voglia di viaggiare e di avventura scelse di unirsi al fratello Domenico per veleggiare verso il canale di Suez, ma dopo un solo anno tornò ad imbarcarsi su un mercantile per svolgere il compito di secondo. Nel 1871 conquistò un singolare primato. Ottenuto l'incarico di comandante dell' Emilia, guidò la prima nave italiana attraverso il canale di Suez. Due anni dopo lasciò di nuovo i contratti per viaggiare da solo o in compagnia del fratello.

Attratto dalle imbarcazioni da diporto, d'Albertis scelse di affrontare il mare con questo tipo di barche e si fece costruire da Luigi Oneto un cutter cui diede il nome materno di Violante. Contemporaneamente divenne il principale promotore della costituzione del Regio Yacht Club italiano. Varato il 23 febbraio 1875, il "Violante" iniziò la prima di una lunga avventura di crociere, sempre caratterizzate dallo scopo scientifico. Giacom Doria, Leonardo Fea, Raffeele Gestro rappresentano solo alcuni dei nomi che hanno accompagnato il genove nei suoi giri intorno al mondo.

Grecia, Costantinopoli, Tunisia furono soltanto le prime tappe di un viaggio ininterrotto che il marinaio di Voltri fece in compagnia dell'amico naturalista Odoardo Beccari. Dal 24 ottobre 1877 al 14 ottobre 1878 d'Albertis compì il suo primo giro del mondo, trasferendo la sua voglia d'avventura sul "Corsaro", dotato di otto uomini di equipaggio.

Terminati i viaggi in Inghilterra (1882), alle Canarie e a Madera (1882), alle Azzorre (1886), in Germania (1895) per l'inaugurazione del canale di Kiel, d'Albertis decise di ripetere il viaggio di Cristoforo Colombo , in occasione del quarto centenario della scoperta dell'America. Il 3 giugno del 1893 l'avventuroso marinaio partì da Genova per toccare prima Cartagena, poi Cadice, San Salvador (nell'isola scoperta da Colombo giunse il 20 luglio) e infine New York. Il tutto usando gli stessi strumenti nautici (quadrante, astrolabio nautico e balestriglia da lui ricostruiti) dell'epoca.

Appassionato e meticoloso, il genovese si immerse completamente nel progetto di ripercorrere i viaggi dell'illustre concittadino ricostruendo le sagome dei velieri dell'esploratore e facendoli ricostruire in scala  1/25. I modelli vennero esposti all'Esposizione di Chicago del 1893 e fanno oggi bella mostra al Museo Navale di Villa Doria a Pegli,Genova.  

Divenuto per tutta la marineria ligure l'incarnazione del vero "lupo di mare", d'Albertis intraprese nuovi viaggi, alternando gli spostamenti marini a quelli via terra e sul finire dell'Ottocento toccò numerosi approdi nelle Americhe. Raggiunse ad esempio l'Acropoli di Copàn in Honduras, partecipando attivamente al ritrovamento di numerosi oggetti maya in tufo vulcanico. Ornamenti messicani aztechi, monili della civiltà di Teotihuacan rappresentano un altro saggio dell'attività archeologica del marinaio di Voltri che poté dotare il proprio museo di numerosi reperti della civiltà precolombiana.

Nel 1896 d'Albertis decise di esplorare la costa occidentale del Nordamerica. Nell'ottobre dello stesso anno egli abbandonò l'elemento acquatico per raggiungere a cavallo i villaggi  Walpi, Sichomovi, Hano, Shongopovi, Shipaulovi e Mishongnovi, situati nella Mesa nella nazione Hopi in Arizona. Nella riserva degli Hopi d'Albertis si fermò per scattare numerose fotografie e documentare visivamente le fasi salienti di una civiltà nativa capace di resistere a tutte le invasioni della civiltà europea. La raccolta fotografica e i preziosi reperti frutto di questo viaggio verso l'interno rappresentano ancora oggi una testimonianza eccezionale di una delle storie tribali nordamericane più gelosamente custodite.

Nello stesso anno D'Albertis concluse per due volte il suo secondo e terzo giro intorno al Mondo, stabilendo un primato che pochi altri avrebbero osato sfidare negli anni successivi. La vita di D'Albertis trascorse gli ultimi anni nel suo castello di Genova che stanza dopo stanza iniziò a trasformarsi in un museo antropologico.

Il navigatore di punta della marina italiana morì il 3 marzo 1932. Dietro di sé lasciò un superbo museo e tante meridiane: la prima venne costruita nell'isola di Giannutri il 9 luglio 1875, la 103esima nel 1928 sul castello di Montegalletto con il motto "Hora pacis".