Eventi

1300 scatti per non dimenticare

di Michelina Zambella

Se Dante Alighieri avesse visto ciò che i miei occhi hanno visto avrebbe gridato ad alta voce e scritto con inchiostro indelebile: "Lasciate ogni speranza voi ch'entrate!".

 Gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 sono stati effettivamente un inferno. La commemorazione delle 2750 vittime, tenutasi a Zuccotti Park, anche quest'anno ha portato alla ribalta sentimenti di rabbia e di dolore per i caduti. Mentre I familiari delle vittime si recavano a Ground Zero, sotto un cielo grigio e piangente, la New York Historical Society ha allestito un'esibizione che durerà fino al 31 dicembre 2007. "Here is New York: Remembering 9/11" è la più grande mostra fotografica della storia, mai avuta finora in riferimento ad un singolo evento. 1300 foto, scattate da professionisti e fotografi improvvisati, sono state affisse al muro come panni stesi al vento. Penzolanti immagini di momenti tragici, di paura e sconforto, di morte e distruzione. Video-testimonianze di coloro che, coraggiosamente, hanno raccontato lo strazio e lo shock di quei momenti.

"Nessuno sapeva cosa stesse accadendo. Ciascuno aiutava e si dava da fare per salvare il salvabile.Si camminava a fatica tra i pezzi di corpi, tra fumo e puzza di petrolio, nell'inconsapevolezza di chi cerca una via di fuga. Indimenticabile".

Resti di una volante, degli aerei e di una bicicletta ancora incatenata, rimasta intatta tra le macerie. Il simbolo della mostra: un piccolo orologio, o quel che ne è rimasto. Bianco,
impolverato, con le lancette ferme alle 9:04, quando il disastro si era già consumato. L'ora dell'apocalisse, di una nuova guerra mondiale, di un mondo che si avvia verso un nuovo "e-s-quilibrio" geopolitico.I brividi ti accompagnano in questo penetrante tuffo nel passato. Un passato recente che ci impedisce di restare impassibili e rimanere nella ferma convinzione che tutto sia stato architettato dall'alto. 

A prescindere da qualsiasi verità, che si tratti del famigerato "Clash of civilizations",come lo studioso Samuel Huntington sostiene, o di una guerra iniziata per via dell'"inside job" americano volta a giustificare l'aggressiva politica estera statunitense, come sostengono le tesi complottiste, vivere questo giorno in città è tutt'altra cosa che guardare gli special in tv, seduti comodamente sul divano di casa.
La riflessione sulla mostra però può anche essere idealista, ben diversa dalla citazione dantesca.

Se il dolore e la memoria, ahimé, hanno prodotto un'ammirabile opera d'arte quale la mostra è, che essa ci serva a non dimenticare. Sebbene non sempre le lezioni del passato ci abbiano aiutato a ripetere gli errori già commessi, come le guerre suggeriscono, è anche arrivato il momento di incominciare a ricordare per voltare pagina. "Don't turn terror in war, please" è una delle foto di speranza che Dante sicuramente non avrebbe disdegnato, entrando in quelle stanze.

 Appunto per non dimenticare la NY Historical Society ospiterà il 26 settembre, alle ore 6.30 pm, una riflessione sull'11 settembre intitolata: "Lives lost and Lives changed". Lo scrittore Don DeLillo aprirà l'evento con una lettura del suo nuovo romanzo, "Falling Man". Moderatore sarà Kenneth Jackson, editore dell'Enciclopedia di NYC, e nel panel ci sarà anche Salvatore Cassano, Capo del dipartimento del FDNY, che perse tanti eroici vigili del fuoco in quel terribile 11 settembre.