Analisi

Guerra e politica? No, thanks!

Il Generale Petraeus
di Rodrigo Praino

Questa settimana, come in una telenovela, il popolo americano ha assistito gli sviluppi della situazione in Iraq. L'atteso rapporto del Generale Petraeus, i commenti della maggioranza Democratic al Congresso...

... le richieste e promesse dei candidati alle presidenziali del 2008, il discorso del Presidente Bush alla nazione. Giorno dopo giorno le pagine dei quotidiani si sono riempite di critiche, elogi, promesse, progetti e speranze. La sera di giovedì 13 settembre il Presidente Bush ha parlato del successo dell'ormai famoso "surge" e ha dichiarato un lento e progessivo ridimensionamento - non ritiro - delle truppe americane.

Ma cosa c'è in tutto ciò al di la dell'ormai nauseante retorica politica? Cosa succederà dopo la fine della presidenza Bush? Che differenza ci sarà nell'approccio verso l'Iraq a seconda di chi sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca?

A chi scrive non piacciono i paragoni tra la guerra in Iraq e la guerra del Vietnam: troppo diverse, troppe variabili inconciliabili, troppo piene di rancore, risentimento e faziosi pregiudizi politici. Ciononostante, alcune considerazioni possono rivelarsi piuttosto interessanti. Il 3 novembre 1969, Richard Nixon in un discorso alla nazione parlò di "avoid allowing Johnson's war to become Nixon's war". Ricordiamo che Nixon ereditò la guerra da Johnson, che a sua volta in qualche modo aveva ereditato se non proprio la guerra almeno l'impegno militare da Kennedy, che a sua volta ha passato ore e ore con Eisenhower a parlare di Indochina - soprattutto Laos e Cambogia - con Eisenhower. Eppure quando parliamo di Vietnam ci viene in mente subito la faccia di Richard Nixon di fronte alla cartina dell'Indocina. Non importa chi vincerà le elezioni l'anno prossimo e cosa dicono e promettono agli elettori oggi. La guerra in Iraq non è più un problema di Bush, dei neocon, o dei Repubblicani. E' un problema e basta. Il fatto che sia Democratici che Repubblicani in questo delicatissimo momento cerchino in qualche modo di strumentalizzare decisioni di tipo strategico-militari per ottenere vantaggi politici è davvero preoccupante. Siamo sicuri che il rapporto di Petraeus non sia limato e smussato per motivi politici? Le richieste del Generale sono effettivamente adeguate agli obiettivi da raggiungere, o sono un compromesso tra strategia militare e strategia politica, come succedeva con l'amministrazione Johnson? I candidati Democratici si rendono conto che una volta arrivati alla Casa Bianca tutte le belle parole propagandistiche dovrebbero trasformarsi in fatti?

Chi studia i regimi autoritari di stampo militare sa che stranamente, una volta arrivati al potere, spesso i capi del regime decidono di tagliare anche pesantemente i fondi dell'esercito. Ciò ci dimostra che una volta arrivati al potere, anche per i candidati democrati, l'affiliazione partitica conterà molto poco: i problemi affrontati dai governanti sono identici. Forse l'intervento in Iraq è stato un grande errore che ha reso il mondo più insicuro ed il Medio Oriente più instabile. Forse invece la guerra in Iraq ha risparmiato agli Stati Uniti ulteriori attacchi terroristici, e la democrazia che nascerà tra il Tigre e l'Eufrate diventerà un esempio di pace e prosperità. La verità è che per ora questo non lo sappiamo.