Personaggi

Luca Buvoli. Arte per tornare alle origini

Luca Buvoli ed una sua opera
di Ilaria Costa

Con un'intervista a Luca Buvoli inizia una serie di articoli che Oggi 7 ha voluto dedicare a 12 artisti italiani per lo più emergenti, ma che include anche artisti già affermati...

.... , "emersi" al punto tale da esser presenti attualmente alla 52° edizione della Biennale di Venezia, in corso fino al 21 novembre.

Il criterio con cui questi artisti sono stati selezionati - e che li accomuna al di là del loro essere italiani -, puo' essere identificato semplicemente con il potere magnetico con cui New York sembra ancora attirare giovani artisti in cerca di una identità.

Dalle visite ai loro studi qui nella City abbiamo infatti maturato la consapevolezza che nel mondo dell'arte contemporanea i viaggi ed i soggiorni a New York costituiscono nella vita di un giovane artista ciò che per gli artisti europei del 700 e dell'800 rappresentava il Grand Tour in Italia : un vero e proprio viaggio di formazione in un agglomerato unico al mondo di culture e di civiltà, con occasioni insostituibili per la propria maturazione artistica ed affermazione sullo scenario internazionale.

Gli incontri che andremo a narrare rappresentano per noi un' opportunità unica per indagare la magia, i sogni, le delusioni, le aspettative, la vita insomma..., che stà quotidianamente dietro all'interazione tra questi artisti e New York.

Questa serie si propone di esser dunque un viaggio esplorativo nelle anime creative di personaggi stimolanti per il loro essere ‘avanti' in quanto artisti ed esemplari per la loro determinazione ad emergere in una realtà così competitiva.

Luca Buvoli, con cui inauguriamo la serie, è- tra gli artisti da noi selezionati -senz'altro uno dei più affermati. Vive e lavora con successo negli Stati Uniti da ben oltre 15 anni.

Nato a Brescia nel 1963, è un artista poliedrico che trae ispirazione da molteplici e disparate forme espressive, realizzando sculture, installazioni multimediali, dipinti e video d'animazione, ognuno composto di migliaia di disegni e collages.

Ha avuto numerose mostre personali e partecipato a molte esposizioni collettive sia negli Stati Uniti che in Italia.

E' uno dei quattro artisti italiani invitati a rappresentare quest'anno l' Italia alla 52° Edizione della Biennale di Venezia (degno di nota che tutti e quattro gli artisti italiani selezionati per la Biennale vivono a NY).

Lo incontriamo nel suo studio nell'East Village di New York City dove ci racconta della sua precoce passione per il disegno. Sin da bambino infatti disegnava storie di supereroi dei fumetti sulla carta da parati nella casa dei suoi genitori. Ed ancora ci illustra i passaggi della genesi del sofisticato progetto ideato per la Biennale, in cui la sua attenzione per la tematica del volo - costante in molti dei suoi precedenti lavori - viene indagata ulteriormente intrecciando tematiche personali con  istanze storiche del Futurismo e del Fascismo. Dopo la tragedia dell'11 Settembre, l'artista ha infatti  cominciato a pensare alla questione del "volo in termini di esercizio  di potere e di controllo". 

Per l'artista si tratta di un ritorno alle origini quando da bambino andava a vedere le esibizioni della pattuglia acrobatica dell' aeronautica militare ed un richiamo esplicito alla sua storia familiare. Il  padre e lo zio erano infatti piloti dell'aviazione italiana durante la Seconda Guerra mondiale.

Quando e perchè hai deciso di essere un artista? 

"Da bambino ero molto introverso, estremente dedito al disegno, e modestamente anche bravo; in particolare ero completamente preso dal linguaggio episodico delle storie a fumetti. Il mio sogno piú grande era di creare e pubblicare la mia serie a fumetti. Poi, nel mezzo dei miei studi all'Accademia di Venezia, ho scoperto che l'arte contemporanea era talmente ricca di strumenti e forme che mi avrebbero dato la possibilitá di comunicare con il resto del mondo - sebbene in maniera piú filtrata - piú dei fumetti esistenziali che facevo allora.

In pratica quindi non me la sento di dire che ho "deciso" di essere artista; mi ci sono trovato ad esserlo!"

Partecipare alla Biennale di Venezia è per un artista un riconoscimento molto prestigioso, come è nata la tua partecipazione alla mostra?

"Il curatore/direttore artistico della Biennale, Rob Storr, aveva visto e mostrato di apprezzare i miei lavori in varie mostre a New York da vari anni. Alcuni anni fa aveva fatto anche acquisire al MoMA due mie grandi sculture per la loro collezione permanente. Pensavo fosse più facile, ma nonostante questo non è stato semplice invitare Rob in studio e mostrargli i lavori degli ultimi anni, visti i suoi continui viaggi di "perlustrazione" in sei continenti, ed i miei impegni fuori New York.

Quando però è finalmente venuto lo scorso novembre, è stato colpito dal video "Velocitá Zero", una video animazione realizzata grazie alla collaborazione di diversi specialisti di patologie del linguaggio. Avevo registrato diverse persone che soffrono di afasia o di balbuzie mentre leggono il Manifesto Futurista di F.T. Marinetti. Il loro parlare rallentato - trasformato in una mia sequenza animata frammentata- rispecchia gli sforzi e la tensione dei lettori a far proprio il testo in modo fluido, e ridimensiona l'elogio della velocità e dell'aggressione.

Appena l'ha visto, Rob mi ha chiesto in modo istintivo: Can you show this work in the first room of the Arsenale?Nasce così l'installazione multimediale neo-futurista dal titolo "A Beautiful Day After Tomorrow (Un Bellissimo Dopodomani)" scelta per essere collocata nell'ingresso e nella prima sala dell'Arsenale per accogliere per prima i visitatori alla Biennale e, per quel che mi risulta, creando immediatamente in loro un "feeling" positivo."

Raccontaci la genesi della tua installazione alla Biennale. Qual'è il messaggio che vuoi trasmettere tramite questo lavoro?

"In A Beautiful Day After Tomorrow (Un Bellissimo Dopodomani" sono partito dal messaggio utopico del poeta futurista F.T. Marinetti per trasformarlo in una serie di associazioni libere che fanno riferimento alla velocità e al volo, temi centrali nella mia ricerca artistica.

Lo considero come una rilettura del Futurismo da un punto di vista post-utopico, sull'illusione e la delusione di alcuni miti modernisti.  È un progetto dinamico ed eterogeneo che unisce racconti personali e storici, tramite forme astratte, mosaici, dipinti, sculture sospese, e cinque video animati in uno enorme spazio di circa 500 metri quadrati. Il progetto si compone di quattro sezioni che esplorano vari temi: dall'estetica e dagli aspetti politico-culturali dell'aeronautica all'atteggiamento dei Futuristi nei confronti della violenza e del loro conflittuale punto di vista sul ruolo delle donne. 

Il progetto si é sviluppato dopo gli eventi dell'11 settembre 2001, quando il concetto di volo (come momento liberatorio, o fuga nell'inconscio, o altro) è stato inevitabilmente modificato dall'esperienza collettiva di controllo e paura. La situazione geo-politica terrestre ha visto plasmarsi nuove forme di manipolazione dei sistemi ideologici.

In questo progetto cerco dunque di mettere in discussione l'aspetto autoritario e preoccupante con il nostro affascinamento per la velocitá e la violenza."

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a trasferirti a NYC?

"All'inizio c'era il mito di New York, il nodo e il centro di scambio dell'arte - e non solo - che ha dato vita o circolazione a molte delle esperienze piú interessanti ed intense degli ultimi decenni. Ero venuto con una borsa di studio Fulbright per prendere un Master of Fine Arts in Studio Arts, e la scelta di abbandonare il mio incarico appena ottenuto - giovanissimo - di Assistente all'Accademia di Belle Arti di Venezia non è stata facile.

Lo consideravo un incarico molto prestigioso e rassicurante, ma dal momento in cui sono piombato in mezzo alle miriade di gallerie stimolanti di New York, non è stata piú neppure una scelta. La domanda allora è diventata: come posso rimanerci?"

Esiste un rapporto tra i tuoi lavori e le tue origini italiane?

"Credo proprio di si'. Il progetto degli ultimi anni, come ho descritto prima, si ricollega direttamente al Futurismo.

Prima di questo, sempre parte della fase "Intermediates" del mio Metodo "Flying-Practical Training", ero partito da frammenti di interviste fatte ai miei genitori e dai loro ricordi del volo e della seconda Guerra mondiale. Mio padre, nato nel 1920, era stato pilota, e mio zio era un pilota decorato con la medaglia d'argento. Mia madre, del '35, ha vissuto la guerra e le sue paure da bambina.

Da questi ed altri spunti ho creato una video animazione intitolata "Adapting One's Senses to High Altitude Flying (An Almost Silent Version) (2004) che associa liberamente sequenze animate, immagini e parole, trasformando l'esperienza che hanno vissuto molti italiani delle loro generazioni in una mia interpretazione della poetica e politica del volo.

Nel progetto attuale, ho voluto analizzare allora la potenza dei mass media e delle tecniche di propaganda ricordando come queste furono usate da Mussolini nell'era fascista, proiettandole in seguito alla situazione mediatica odierna, che ha raggiunto vette di allarmismo patologico.

Il guardare al nostro passato spero possa essere occasione di riflessione sui possibili futuri."

Come e quanto incidono il tuo vissuto personale ed il tuo carattere nei tuoi progetti? E come questo si traduce nelle tue scelte estetiche?

"Sono sempre intrecciati, e mi sarebbe impossibile separarli - o addirittura identificarli. Fumetti, filosofia, psicanalisi, nuoto, meditazione, arte, new york, storia, mezzofondo, e miriadi di stimoli ed esperienze che vivo sono inevitabilmente filtrati dalla mia sensibilità e dalla mia visione del mondo. Lascio a qualche antropologo o semiologo o altro interessato studioso il ruolo di vivisezionare i miei progetti."

Cosa vorresti che si dicesse dei tuoi lavori?

"Quello che ancora non conosco. Idealmente vorrei però che, prima di parlarne, uno passasse un po' di tempo ad osservarli."

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