A modo mio

Uscire di sen(n)o

Delicato genetliaco quello che quest'anno celebra uno dei più convincenti strumenti della seduzione femminile: il reggiseno.

Cent'anni fa, Vogue presentò il primo della lunga serie di raccoglitori di delizia, destinati ad esaltare il dono che la natura ha consegnato alle donne tra braccio e braccio. Strumento pratico, progettato per tenere a bada ciò che i millenni non avevano appreso a contenere, e però sin da quell'inizio di tessuto rigido con cinghie di supporto e bande di stoffa, oggetto del desiderio autocompiaciuto per la femmina, velo del piacere per il maschio. 

          Messa così, si capisce che in realtà né i maschi né le femmine avessero atteso Vogue o il XX secolo per proporre un'appropriata confezione ai bonbon più buoni del mondo. Per renderle competitive in gara, i Greci avevano prodotto per le atlete l'apodesmo, gli Etrusco-Romani il mammillare, fascia di compressione delle mammelle. Caduto il mondo antico, e siamo nel 1200, è l'ora del pelicon, corpetto sapientemente foderato di pelliccia: protestano i benpensanti, e tra questi l'Alighieri che si sfoga in Paradiso contro "le sfacciate donne fiorentine che van mostrando con le poppe il petto". Il Seicento è anche il tempo del prorompere del seno in letteratura e pittura.

          Imperativi della moda e masochismo femminile si sommano nel diffondersi del corsetto alle stecche di balena. Il corpo delle ragazze viene rimodellato: vitino sottile a centro campo, esposizione aggressiva nelle zone alte dove gli occhi del maschio incocciano senza scandalo pascolo adeguato al pulsare degli ormoni. Alla sevizia da corsetto e alle malformazioni ossee che ne conseguono, metterà fine il Novecento con il reggiseno.

          Prima che le femministe degli anni Settanta portino l'indumento al rogo, inneggiando alla fine imminente dello strumento di schiavitù creato dal maschio bruttoecattivo, l'americana Mary Jacobs nel 1914, il design elegante degli anni trenta, la Lycra nel 1959, fanno del tre pezzi (i trofei con il nastro di collegamento e rare cuciture) uno dei capestri ai quali i maschi di ogni continente ameranno farsi appiccare pur di regredire al fonte della beatitudine primordiale. Il resto lo farà, alla metà degli anni '90, Wonderbra, stuzzicante sintesi di "meraviglioso Bra", che promette due misure su per tutte.

          Ramón Gomez de la Serna (1891-1965), madrileno di gran gusto, nel dialogo astuto con i "Senos" così  faceva lamentare chi li trovava troppo nascosti : "tanto occulti, così fasciati, in tal maniera chiusi dentro l'abbottonatura ..., che chi li cercava perdé la pazienza e li abbandonò". E' il dramma del protagonista de "L'oscuro oggetto del desiderio" di Buñuel: "s'indignò tanto con tutta quella clausura, quei nastri, quei merletti, che rinunciò a ogni cosa". Proteggere, velare, valorizzare, mai castigare, sembra essere la legge del moderno reggitore delle eterne coppe di Venere. Come scrive il manuale della Seduzione di Amica, a volte è più che sufficiente "il metodo dei cuscinetti infilati nella scollatura", senza scomodare brassière e guêpière o altre diavolerie tecnologiche.

          E però una ricerca recente della Lycra riporta che un quarto delle intervistate ignora la propria taglia e il 70 per cento sostiene di averne indosso una sbagliata. Chissà come faranno fra una decina d'anni, di fronte alla complessità di un I-bra con lettore Mp3 incorporato, o al flexi-bra modificabile a seconda del vestito. Alcune rispondono con scelte più umane: il 20 per cento delle intervistate vuole un reggiseno cangiante con il clima, che si autoregoli sugli sbalzi della temperatura esterna modificando la propria escursione termica.