Libera

Una donna sprecata

di Elisabetta de Dominis

Mentre ascendevo al cielo c'era la folla di spasimanti che si accalcava a mo' di scala umana, tanti uomini, uno sopra l'altro, cercavano di raggiungermi. Tutti a me, tutti a me, dalla mia altezza ghignavo, una folla a piramide con un gran torcicollo pur di tendere verso l'adorata.

Erano lì giù che si davano un gran daffare pur di raggiungermi, lì che si aggrappavano l'uno all'altro, e gli ultimi nella cima sbandieravano le mani come tante lingue di drago pur di sfiorarmi una chiappa. Io ero lì, sopra tutti, una specie di Madonna altezzosa, avida, e se vuoi un po' sadica che su quella folla ci buttava il pacchettino di patatine appena rosicchiate: seta d'angelo unta da patine industriali.  Tenete, vi concedo pure le mie scartoffie, plebei. Accontentatevi. L'ascensione al cielo con tanti uomini che mi spasimavano era stata sempre il mio sogno supremo..."

Inizia così, con un sogno da femme fatale, La ragazza definitiva (Castelvecchi), primo romanzo di Gisy Scerman, una bellissima ragazza veneta, a giudicare dalla foto di copertina, di 28 anni che racconta  probabilmente (la biografia è identica) la sua vita. Mi piacerebbe non fosse la sua, tanto è squallida, insensata e vuota - altro che femme fatale -  benché scritta bene e punteggiata di tanto in tanto da riflessioni intelligenti. Mi piacerebbe fosse una storia inventata, la somma di altre storie viste, ascoltate, immaginate. Ma temo non sia così.

Dunque Gisy è bella, intelligente e scrive pure bene, ma la vita che racconta è di una ragazza cretina, priva di pudore e valori, che perciò non si vergogna di mettere tutto nero su bianco e di farci un libro. Qui prodest? (A chi giova?) Viene da chiedersi. A lei, per trovare finalmente una collocazione nella società, magari come autrice? Ma si può diventare famose raccontando di quanto ci si è fatte usare, maltrattare, sfruttare? Allora può esser utile al lettore? A me no di certo, se non per congratularmi con me stessa di non aver voluto figli. A chi è genitore, forse, può aprire gli occhi. A tutti, comunque, questa vita inutile lascia un gran dispiacere dentro. E rabbia. Soprattutto alle donne, credo. Ma perché Gisy, che non è stupida, si fa trattare male, umiliare da tutti gli uomini che incontra? Dice di essere generosa e di perdonare, perciò va con tutti e se qualcuno la tratta in modo disgustoso, lo dimentica e passa ad un altro. Questa non è generosità ma ‘monaggine' e il perdono non nasce dalla debolezza ma dalla forza. Si giustifica dicendo che è sfortunata e pigra, ma è cinica e amorale. Se si prostituisse per soldi, avrebbe un motivo. No, lei non sa dove va né chi è o chi vorrebbe essere. Voleva fare la modella, diventare famosa, ma non le è riuscito, perché l'ambiente è traviato e lei ci è finita dentro. Sempre meglio che studiare o lavorare. Perciò fa la modella di quart'ordine, facendo foto fetish e nel frattempo va a letto con tutti quelli che incontra, compresa la madre di un suo ex ragazzo e perfino puttane che tira su per la strada e paga. Si autodefinisce"figa della mutua, ovvero una ragazza passabile di storia in storia quasi fosse una prescrizione medica".

Un paio di volte sottolinea la sua tristezza e la sua solitudine. Prende ansiolitici da sette anni, si sente sempre male e fa fatica a vivere. A 28 anni! Forse il perché viene a galla quando scrive: "Di cosa ha veramente paura la gente? Di essere libera. Teme anche i sogni. E per questo con gli stessi sogni si distrugge. Quante realtà ho visto logorate a furia di sogni". Quindi Gisy ha paura di sognare ad occhi aperti e si guarda bene dal fare la Madonna come nel suo sogno, che a lei sembra una femme fatale scostante e crudele, mentre è semplicemente l'archetipo comportamentale femminile della donna matura. Una donna che è cresciuta attraverso l'esercizio della scelta, imparando a riconoscere il proprio valore intrinseco e a farlo rispettare. Se poi ritiene che nessuno sia alla sua altezza... meglio sola che mal accompagnata.

Io, da adolescente, il sogno di Gisy l'ho vissuto. Ed è stato divertentissimo. Solo che invece delle patatine lanciavo liquirizie. Mentre la vita che descrive non fa ridere per niente, anche se lei crede di essere umoristica. Come si potrebbe ridere dell'amarezza che trapela dal pensiero di questa giovane, infelice donna?