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New York saluta Gastone

di Gina Di Meo

Sempre elegante e sempre in papillon, come non passare inosservato. Ma Gastone Ortona Orefice per tanti motivi non passava inosservato, come giornalista, come scrittore, come attivista politico, come intellettuale ebreo e soprattutto come uomo di famiglia.

Ed è l'uomo, l'amico e il giornalista che i colleghi, la famiglia e gli amici hanno voluto ricordare, martedì scorso, a pochi mesi dalla sua morte con un tributo, "Gastone Ortona Orefice - Livornese cittadino del mondo" organizzato dalla Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University in collaborazione con il Centro Primo Levi, Italian Studies at the Center for Jewish History e con l'Istituto Italiano di Cultura.

"Moderati" dal giornalista di "Milano Finanza", Andrea Fiano, sul palco i racconti di chi lo aveva conosciuto, per lavoro o per amicizia, e primo fra tutti il racconto più intimo nelle parole della moglie Lea Ottolenghi. «Eravamo ragazzini quindicenni, spensierati ed allegri - ha ricordato la signora Lea - ci eravamo conosciuti nell'estate del 1937 al mare. Entrambi livornesi, provenivamo da buone famiglie ebree. Gastone dai Castelli-Orefice, io dai Cingoli ed Ottolenghi. Nacque tra di noi subito molta simpatia che si trasformò in amore giovanile, pieno di entusiasmi e progetti. Nel 1938 furono emanate le leggi razziali che ci impedirono di proseguire gli studi, io al classico e Gastone allo scientifico. Gastone fu precettato per lavorare a Guasticce per spianare il letto del fiume Tora insieme ad altri giovani ebrei livornesi. Furono anni difficili, dopo fughe, nascondigli in conventi e varie vicende, restammo separati per circa due anni, lontani l'uno dall'altra, io al nord in Svizzera dove arrivai con i miei clandestinamente e Gastone al sud, in Abruzzo, dove incontrò un gruppo di partigiani con i quali stabilì dei contatti. Appena finita la guerra nel 1945, finalmente ci ritrovammo. Gastone era al suo primo lavoro, al giornale "Il Tirreno" a Livorno con Gino Belforte e Gastone Banti e decidemmo di sposarci. Eravamo al sommo della felicità! Per esserci ritrovati sani e salvi tutti e due, il mondo era nostro!».

Orefice è arrivato a New York nel 1973, prima, nel 1958, era stato inviato in Marocco dall'Agi (Agenzia Giornalistica Italia) dove rimase per due anni prima di trasferirsi a Parigi. Dopo alcuni anni passò alla Rai dove ricoprì l'incarico di inviato dalla capitale francese, poi passò a Bruxelles e da lì a New York, come corrispondente Rai e Rai Corp. Gastone ha condiviso con il fratello Vittorio la passione per la cronaca e le loro strade si sono divise quando Gastone decise di fare "il cronista dal mondo", mentre Vittorio divenne la voce ed il volto Rai dal corridoio del Transatlantico in Parlamento.

«In America - continua la signora Lea - in occasione dell'elezione di Ronald Reagan, scrisse un libro intitolato "Reagan o la scelta disperata dell'America in crisi". Si occupò molto degli italo-americani e riuscì a metterli d'accordo per formare una coalizione compatta che riuniva i vari Comites che prima erano in rivalità e spesso in concorrenza... L'allora Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, gli dette di sua mano a Roma, il 27 dicembre 2001, l'onoreficenza "L'Ordine della Stella della solidarietà italiana". Quando andò in pensione, continuò a scrivere articoli e a fare conferenze come presidente della società "Dante Alighieri" e a New York si occupò di diffondere la cultura e la lingua italiana. Era anche direttore della rivista in inglese "Italian Journal" dove scriveva articoli di attualità italiana ed europea... Aveva anche preparato una serie di lezioni da tenere all'Unitre (Università della Terza Età) a Livorno, sulla "Storia delle comunicazioni" e materiale per un libro, purtroppo si è ammalato gravemente e non sono bastate le cure del caso. Conscio della gravità del male, ha affrontato tutto serenamente e con dignità, lucido fino alla fine! Con nostro immenso dolore ci ha lasciati lo scorso 30 ottobre».

Dopo la commovente testimonianza della moglie, Giampaolo Pioli, presidente Acina (Associazione corrispondenti italiani in Nord-America) lo ha ricordato come giornalista e come tra i fondatori della stessa associazione da lui presieduta.

Poi ancora una testimonianza da parte di due delle tre figlie di Orefice, Lidia e Laura (Anna la terza, ndr), l'una ha raccontato della gioia che ha provato quando è diventato nonno, l'altra ha letto un pezzo tratto dal libro su Reagan, dal quale sono emerse cose ancora di grande attualità oggi.

E quella del giornalista Duccio Faggella, che dopo essersi concentrato sull'Orefice televisivo, ha mostrato il filmato di un programma pilota in cui lo stesso commenta da solo le elezioni.

Un altro ricordo da collega è venuto da Andrea Mantineo, direttore di America Oggi. «Ho conosciuto Gastone - ha detto - da quando si è trasferito a New York. Il suo impegno principale è stato con i Comites e con il Cgie (Consiglio generale degli italiani all'estero, ndr) ed ha avuto un ruolo di primissimo piano per la diffusione della cultura e della lingua italiana. Ha scritto per il nostro giornale e ha continuato a farlo anche dopo la pensione. Era un "progressista moderato", si è battuto per il voto degli italiani all'estero e per loro sarebbe stato un degno rappresentante, purtroppo non è successo».

Dal Professore Vincenzo Pascale la proposta di istituire un premio per i giornalisti che promuovono la lingua italiana.  «Suggerirei di non lasciar cadere questo momento e visto che lui dava spazio ai giovani e promuoveva la cultura, sarebbe giusto istituire un premio a suo nome».

La carrellata dei ricordi si è chiusa con un altro momento commovente, ancora da parte della moglie Lea e tramite la poesia di un anonimo dal titolo "Se ne è andato". Puoi piangere perché se ne è andato o puoi sorridere perché ha vissuto/ Puoi chiudere gli occhi e pregare che ritorni o puoi aprire gli occhi e vedere tutto quello che ha lasciato/ Il tuo cuore può essere vuoto perché non puoi vederlo o può essere colmo dell'amore che avete vissuto/ Puoi voltare le spalle al domani e vivere ieri, puoi essere felice del domani a causa di ieri/ Puoi ricordarti di lui e solo del fatto che se ne è andato o amare il ricordo di lui e farlo vivere/ Puoi piangere e chiudere la mente, sentire il vuoto e voltare le spalle o puoi fare quello che lui vorrebbe: sorridere, aprire gli occhi, amare e continuare