A modo mio

Infanzia violata

di Luigi Troiani

Non so se avrà trovato soluzione, quando il mio unico lettore sarà di fronte a queste righe, la vicenda dei tanti bambini presumibilmente sottoposti ad orrori da educatori pedofili e loro complici, nel paese di Rignano sulla via Flaminia alle porte di Roma.

Scrivo quello che all'inizio della faccenda, quindi prima della scarcerazione degli accusati ora di nuovo sotto schiaffo, ho detto in pubblico, sempre pronto a ricredermi. E mi decido a scrivere di questa pessima storia, perché vanno apparendo denunce di altri bambini violati, e il caso continua a gonfiarsi. La mia affermazione rotonda è che gli educatori non hanno commesso il fatto di cui li si accusa. Altrettanto rotonda la citazione da Matteo (18,6): "Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli... sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare". Fondo la mia opinione su due riferimenti: l'esperienza diretta dell'ambiente nel quale il fatto si sarebbe compiuto, la sapienza di re Salomone.
     Conosco Rignano perché abito nei paraggi, in un ambiente naturale e sociale fotocopia. Quando, per scappare dalla grande città, ci siamo trasferiti in zona, abbiamo iscritto Karin, all'epoca nei suoi nove anni, alla scuola locale, non tanto per comodità logistica quanto per farle godere l'aria di paese e inserirla in quello che una volta il cronista avrebbe chiamato "un ridente borgo laziale". Con angoscia abbiamo presto appreso che i nuovi compagni di classe erano tutti piuttosto maliziosetti, perché aperti anzitempo e in modo improprio alle cose della vita. Il pudore non mi consente di citare il linguaggio e le azioni dei pargoli, ma per dire un fatto simbolico, le femminucce arrivavano in classe, (la quarta elementare!) per lo più truccate da femme fatale. Indagando, scoprii che la gran parte dei ragazzini veniva da famiglie separate e disponeva di stanza con proprio televisore davanti al quale trascorreva sia le ore serali della pornografia leggera dei format per famiglia, sia quelle notturne della pornografia dura (da qualche settimana proibita dal governo Prodi). Per farla breve, nostra figlia, appena possibile, è rientrata a scuola a Roma centro, e noi abbiamo capito che il mito de "lu paese" buono, evocato da Visconti in "Rocco e i suoi fratelli", va sotterrato, e al suo posto va sovrapposta la realtà meno romantica di un'ultima periferia metropolitana.
     Ora Salomone. Nel primo libro dei Re (3,16-28) giudica due prostitute che esercitano nella stessa casa, lontane da ogni altra presenza: hanno partorito a tre giorni di distanza l'una dall'altra, poi un neonato è morto. Rivendicano ambedue la maternità del sopravvissuto.  Il re ordina che il neonato sia tagliato in parti eguali e se ne assegni metà a ciascuna delle donne; così giustizia sarà fatta. Una delle due rifiuta e consegna all'altra il neonato. Salomone la ferma e le rende il figlio, perché sa che mai una vera madre accetterebbe la crudele forma di giustizia proposta.

Ritengo che i bimbetti di Rignano siano vittime della fantasia malata dell'ambiente in cui stanno crescendo, e che la loro infanzia sia stata certamente violata da stampa famiglie organi dello stato, forse dai loro educatori. Ritengo che siano altrettanto vittime i genitori, anche perché più dei loro figli sono alle dipendenze della sempreaccesa e dei suoi miasmi. Con un distinguo: non dovevano coinvolgere i bimbi nei mali dei grandi. Un tempo certe parole stavano sui muri dei bagni pubblici; nell'Italia d'oggi una madre le fa dire filmandole al proprio pargoletto! Se mai il giudice dovesse arrivare alle stesse conclusioni, saremmo davanti a cosa ben più grave del crimine d'uno sciagurato gruppo di pedofili. Avremmo la prova provata del disastro che ha colpito la società e la famiglia.