A modo mio

Il pizzo sulla velocità

di Gabriella Patti

Fra i sei e gli otto milioni di euro per ogni chilometro di nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Sarebbe già una cifra spropositata se servisse alla costruzione e messa in posa dei binari. Ma no, i costi veri e propri per viadotti, canali, gallerie e altro sono a parte.

Questi sei-otto milioni, a quanto ha denunciato il ministro ed ex magistrato di Mani Pulite Antonio Di Pietro, sono quanto i vari enti locali - comuni, province, comunità montane ed altro - pretendono dallo Stato per dare il proprio assenso all'opera. Ufficialmente, visto che la burocrazia ha un nome elegante per tutto, si chiama: "diritto di passaggio". In realtà è una vera e propria tangente, un "pizzo" in perfetto stile mafioso o da Far West: o mi date questi soldi o io, piccolo ente, non permetto allo Stato di realizzare i lavori sul mio territorio. E questo nonostante la Tav, il treno ad alta velocità, sia stata approvata dal Parlamento e finanziata con i fondi pubblici. Sembra incredibile ma è così. Ecco spiegato perché l'alta velocità all'italiana costa quasi quattro volte di più che in Francia e Spagna.

 "AFFARI ESTERI" rischia la chiusura. Per chi non la conoscesse è una delle riviste italiane più serie e prestigiose, una sorta di Foreign Affairs tricolore. Nel corso degli ultimi 40 anni anni si è rivelato tra i più affidabili think tank di politica internazionale di cui dispone questro paese. Ci scrivono le firme più prestigiose e autorevoli. Le linee guida della pubblicazione sono a difesa di una visione europeista dell'Italia e di un rafforzamento del ruolo italiano nell'Unione. Sempre nel rispetto di un dialogo e di un confronto atlantico. Un ruolo e una "mission" che, oggi più che mai, necessitano di essere difesi a fronte delle recenti pericolose derive che, favorendo la nascita di fatto di un direttorio Francia-Germania-Gran Bretagna, escluderebbero per la prima volta l'Italia dalla compartecipazione alla guida dell'Unione. «Il volume di primavera della nostra rivisa potrebbe essere l'ultimo» ha detto allarmato al Corriere dell Sera Achille Albonetti, che di "Affari Esteri" è l'anima e il motore. «Il ministero degli Esteri, infatti, dopo avere ridotto alcuni anni fa gli abbonamenti da 3.000 a 2.000 ci ha comunicato che anche gli ultimi mille abbonamenti alla rivista, sottoscritti per il 2006, non saranno rinnovati per il 2007". Ora, capisco i tagli della Finanziaria. Ma, come giustamente ricorda Albonetti, nessuno dei responsabili della pubblicazione percepisce un emolumento: "Il nostro bilancio è inferiore al costo di un commesso della Camera dei deputati". Siamo sicuri che la Farnesina, il governo tutto e, soprattutto, l'Italia si possano permettere di perdere questa voce? Per quello che vale il mio umile consiglio: mi dia retta, ministro D'Alema, ci ripensi. Altrimenti, poi, non si lamenti se la "solita" stampa di casa nostra prende fischi per fiaschi e si dimostra impreparata sulle gravi questioni internazionali.