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"La Casta" . Il libro che fa tremare il Palazzo

E' uscito agli inizi di maggio ed in pochi giorni è diventato un vero e proprio caso nazionale. Si tratta de La Casta (Rizzoli, 2007), il libro scritto a quattro mani da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, entrambi firme del Corriere della Sera.

Gli autori fanno una riflessione sui costi esorbitanti della classe politica italiana e mettono a confronto la nostra situazione con quella europea e mondiale. Sono 290 pagine ricche di tabelle, discussioni, storie che dimostrano come i nostri politici siano, appunto, una "Casta di eletti" che vivono alle spalle di 57 milioni di abitanti.

Leggendo il libro è necessario avere i nervi saldi perché ci si trova di fronte ad una vera e propria fiera dello spreco, un assalto alle risorse dello Stato attuata da una Casta che, evidentemente, si considera intoccabile ed inattaccabile. Dati alla mano, Stella e Rizzo dimostrano che il contribuente paga tasse sempre più elevate per mantenere un apparato burocratico elefantiaco, con troppi enti locali che si sovrappongono e con troppi portaborse che percepiscono stipendi pagati dai cittadini. Tuttavia, come si fa a restare calmi se si apprende, non senza un senso di sbigottimento, che i nostri arerei di Stato volano 37 ore al giorno, e sono pronti a decollare in ogni istante per ragioni non propriamente "istituzionali", come ad esempio accompagnare uomini politici di spicco ad una festa privata a Parigi? Per non parlare poi del fatto che, malgrado il finanziamento pubblico ai partiti sia stato abolito con l'85% di voti a favore in un referendum nel 1993, adesso, alla fine delle elezioni, tutti i partiti ricevono un rimborso elettorale che è quattro volte maggiore del finanziamento e che, in alcuni casi, ci sono stati dei partiti che hanno ricevuto un "rimborso" 180 volte più alto delle spese sostenute. Ma non finisce qui: gli autori informano l'ignaro lettore, sempre più indignato, che le spese di rappresentanza dei governatori delle regioni italiane sono fino a dodici volte più alte di quelle del Presidente della Repubblica Tedesca, ed in generale, le indennità sono talmente impazzite che un sindaco di un paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto il collega di una città di 249mila. Le province, da decenni ormai considerate "inutili" e da abolire, continuano però ad aumentare e gli organici di presidenza nelle regioni più "virtuose" si sono moltiplicati per tredici volte in venti anni.

Ce n'è per tutti: figurarsi che i cosiddetti candidati "trombati" alle elezioni vengono "consolati" con migliaia di cariche nelle società pubbliche. Che dire poi del Quirinale, che spende il quadruplo di Buckingham Palace? Per non parlare poi del fatto che, mentre i bilanci della regina Elisabetta II si possono consultare online, da noi vige il segreto: il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini, ai quali sono stati forniti solo dei dati generici e nulla più. Tutto ciò non causa il benché minimo imbarazzo nei nostri politici. Anzi. E gli autori raccontano del caso del tunnel che avrebbe dovuto unire Montecitorio a una delle sue numerose dépendance, il Palazzo Theodoli-Bianchelli su via del Corso. Un progetto abolito per colpa di alcuni giornalisti impiccioni che ne avevano parlato sui giornali, suscitando le ire dei cittadini contro quei politici che lo avevano ideato. Ricorda Stella: "Da un palazzo all'altro saranno, a esagerare, cinque passi. Lo stanziamento previsto era di 5.220.000 euro. Un milione di euro a passo".

Il libro mostra impietosamente una politica ingorda, sempre più insaziabile, senza più distinzione tra destra e sinistra, in perfetto spirito bipartizan. Stella dice di restare sbalordito vedendo il professor Luigi Cancrini, che milita nel Partito dei Comunisti Italiani di Diliberto, che negli ultimi giorni ha detto di volere chiedere al governo un'accelerazione su due temi come la lotta alla povertà e quella al privilegio, e che contemporaneamente giustifica il fatto di godere non solo della retribuzione da parlamentare italiano ma anche della pensione da consigliere regionale del Lazio. Insomma, siamo lontani anni luce dalla Fiat 500 di Sandro Pertini o da Enrico De Nicola, che volontariamente non percepì mai l'indennità di presidente della Repubblica Italiana.  

Inevitabilmente, le tematiche proposte da La Casta hanno conquistato le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani e la ribalta televisiva. Le analisi sui privilegi dei politici e sullo scontento sempre più crescente dei cittadini la fanno da padrone nei media e tra i cittadini. Sergio Romano, dalle colonne del Corriere della Sera stigmatizza quella "ottusa arroganza di cui danno prova oggi coloro che ignorano i risentimenti del Paese e contribuiscono così ad alimentare il malessere della democrazia italiana" e dichiara che non si sorprenderebbe se il libro di Stella e Rizzo avesse nelle vicende italiane il ruolo che ebbe per Tangentopoli l'arresto di Mario Chiesa nel febbraio del 1992. Anche il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, in un'intervista al Corriere della Sera, interviene nel dibattito e dichiara che è in atto una crisi della credibilità della politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni '90 segnarono la fine della Prima Repubblica. D'Alema precisa che quel che sta accadendo riguarda sia il centrosinistra che il centrodestra, e proprio per questo c'è da preoccuparsi. Certo, rispetto a Bettino Craxi, il quale definì Mario Chiesa un "mariuolo", il ministro degli Esteri ha almeno il merito di non minimizzare i fatti e nell'intervista afferma che la nascita del Partito democratico e l'accelerazione sulle riforme sono davvero le ultime carte rimaste in mano al centrosinistra per superare la fase di crisi.

Ci sono parecchie analogie con gli anni di Tangentopoli, c'è una crisi profonda nel nostro Paese. Allora, ormai tre lustri fa, Silvio Berlusconi si era proposto all'opinione pubblica come un "uomo nuovo", il solo in grado di risanare l'Italia in preda alla bufera. E adesso? C'è qualcuno dietro l'angolo in grado di ridare fiducia al popolo ormai disgustato e stanco dell'attuale classe politica italiana?

Luca Cordero di Montezemolo sembra non aver perso tempo....