Libera

La cosa principale e le cose importanti

di Elisabetta De Dominis

Tu devi essere proprio matta. Sono le 3 del mattino!" mi ha detto il mio compagno girandosi dall'altra parte. Allora mi sono alzata dal letto e chiusa in bagno per finire Mal di pietre in santa pace.

Sì, matta come la protagonista di questo delicato libro di Milena Agus, come tutte le donne che fantasticano d'amore fino a convincersene. Che si illudono di essere amate. O che attendono per tutta la vita il grande amore e magari fanno un colpo di testa rincorrendo soltanto un sogno.

Se una donna anche una sola volta nella sua vita si è illusa, capirà questo libro che racconta con parole semplici, quasi un parlato, la complessa natura femminile. La profonda solitudine della protagonista, la nonna, che per tutta la vita ha sofferto della mancanza della cosa principale. Così se l'è inventata. Si è inventata l'amore, che non aveva mai provato, che non sapeva come fosse. Si è convinta di amare e di essere contraccambiata.

Ma tutto questo lo si capisce, con stupore e commozione, solo alla fine della storia. E l'ultima pagina la commozione si trasforma in un pianto dirotto. Liberatorio, forse. Ma molto molto partecipe. L'autrice tocca piano piano tutte le corde della sensibilità femminile e ti porta a questo: a capirti in una storia completamente diversa dalla tua. La Angus insegna in un istituto tecnico, ma è una grande conoscitrice dell'anima femminile, sarebbe una brava psicanalista, perché riesce a tirarti fuori le illusioni e a fartene prendere coscienza.

Non so se il romanzo sia autobiografico né mi interessa saperlo. Perché mi piace credere lo sia. Che sia una storia vera. I racconti non andrebbero mai raccontati, altrimenti che gusto c'è a leggere un libro? Perciò non lo racconterò. Il mal di pietre, i calcoli renali, che la nonna della voce narrante va a curare in una cittadina termale sono la somatizzazione del mal d'amore. Quell'amore atteso per tutta la vita, che si era immaginata come una continua emozione. E che non ha saputo accogliere e contraccambiare quando le è stato offerto attraverso fatti concreti ma senza dolci parole, sguardi, carezze, timori e tremori.

"Aveva speso tutte le sue forze per convincersi che quella era la migliore vita possibile, e non quell'altra di cui la nostalgia e i desiderio le toglievano il respiro... le dispiaceva moltissimo non amarlo. Le dispiaceva tantissimo e le faceva pena e si chiedeva perché Dio, nell'amore, che è la cosa principale, organizzi le cose in modo così assurdo, che fai tutte le gentilezze possibili e immaginabili e non c'è verso di farlo venire e magari fai la stronza, come stava facendo lei adesso, che non gli aveva prestato nemmeno la sciarpa, e invece lui la seguiva , nella neve, mezzo assiderato..."

Sullo sfondo un'altra donna, la consuocera, tutta d'un pezzo che invece dà valore solo alle cose importanti, la concretezza nella vita. Si scopre, anche qui solo fine della storia, che invece era diventata rigida e materialista perché aveva rovinato la sua vita seguendo la chimera della cosa principale, l'amore.

Dalla sofferenza delle sue nonne la protagonista coglie il segreto dell'amore durevole: "Perché in fondo, forse, nell'amore, alla fine bisogna affidarsi alla magia, perché non è che riesci a vedere una regola, qualcosa da seguire per far andare bene le cose, per esempio dei Comandamenti".

La casa editrice è Nottetempo ed è stata fondata da due figlie d'arte: Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi.