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Alessandra Ferri / L'addio di una splendida stella

di Gina Di Meo

Uscirà di scena come Giulietta in "Romeo e Giulietta" e come Giulietta dice addio a Romeo così Alessandra Ferri saluterà il Metropolitan. Non ci sarà la "pugnalata" finale ma potrà esserlo metaforicamente per il pubblico che sarà privato del piacere di ammirare una delle più grandi ballerine al mondo.

Alessandra, milanese di nascita ma a New York dal 1985, a 44 anni ha deciso di ritirarsi. L'abbiamo vista ballare il 14 maggio in occasione del Gala di apertura della stagione dell'American Ballet Theater, è stata una sublime Desdemona in un assaggio di "Otello" che vedremo per interno il 24 maggio e proprio perché è stata sublime non riusciamo a spiegarci il perché di questo addio. Abbiamo girato la domanda a lei che abbiamo incontrato dopo le prove per "Otello".

«Ci ho messo quindici anni prima di prendere la decisione finale - ha spiegato -. In realtà nell'ultimo anno ho avvertito determinati fattori che mi hanno spinta in questa direzione, la maturità come donna, come mamma, come artista e mi sono detta: voglio smettere così, mentre sono al top. Ho avuto una carriera bellissima e lunga, a soli 19 anni sono diventata prima ballerina, e me la voglio ricordare così, senza commettere l'errore di sbagliare il momento, quando è troppo tardi. E poi sono anche molto felice come donna, sono innamorata, ho un marito che mi ama (il fotografo Fabrizio Ferri, ndr), le mie figlie e quindi questo addio in realtà per me è un nuovo inizio».

Dopo il Metropolitan, lei andrà in tournée, quale sarà in assoluto il suo "ultimo ballo"?

«Il dieci agosto a Taormina, che per me è un posto magico, non è lontano da Pantelleria, dove io e Fabrizio ci siamo innamorati e dove abbiamo una casa. Preferisco dare l'addio lì, piuttosto che a La Scala o al Metropolitan perché sono meno legata artisticamente ma sarà lo stesso un momento molto commovente».

Al Gala per l'inaugurazione della stagione, una cosa mi ha colpita particolarmente: quando per il saluto finale i ballerini sono usciti sul palco, ho notato che tutti gli altri erano come inquadrati "nel sistema", lei, invece, sembrava la "ribelle", il genio ribelle?

«Non so bene a cosa si riferisce, posso dire che ho sempre voluto essere fedele a me stessa. Tante volte i ballerini diventano personaggi anche nella vita, io invece devo essere me stessa anche sul palco e di volta in volta faccio uscire nei personaggi quel lato che serve.».

Tempo fa lei ha detto che il balletto è in crisi, a cosa si riferiva?

«Al fatto che è finita un'epoca meravigliosa con grandi coreografi. Una volta con la danza si faceva anche teatro, ora spesso è solo una dimostrazione di stile e non è colpa dei ballerini perché il livello tecnico si è alzato notevolmente ma è come se il cinema avesse perso i migliori registi. Un ballerino giovane anche se bravo non ha una guida, è come se fosse disorientato e io mi sento fortunata ad essere riuscita ancora a lavorare con alcuni di loro».

Apriamo una parentesi su Roberto Bolle che debutterà con lei al Met con "Manon" e "Romeo e Giulietta", sempre tempo fa ha detto che prima di ritirarsi le sarebbe piaciuto tenere a battesimo il suo debutto newyorkese, un desiderio che si realizza...

«Sì, Roberto è un ballerino meraviglioso, è bellissimo e ho potuto trasmettere in lui un po' della mia esperienza. Ricordo che all'inizio ero titubante su di lui, ma poi ho visto che aveva l'anima negli occhi e da allora ha fatto grandi passi, anche lui ha avuto il coraggio di essere se stesso in scena».

Come vede il suo futuro dopo la danza?

«Non so ancora. Sicuramente voglio prendermi un po' di tempo per me, per la mia famiglia, ma non potrò stare in vacanza in eterno e ci sarà un momento in cui dovrò capire chi sono e capire cosa fare e non voglio fare un lavoro di ripiego».

Magari potrà essere lei l'erede di quella famosa scuola di coreografi che sta scomparendo.

«Non credo, non ci si improvvisa coreografi, è un talento a sé che io non ho, mi piacerebbe invece poter tenere le prove di una ballerina che ad esempio vuol fare Giulietta in un certo modo».

E a proposito di personaggi, qual è il repertorio che preferisce?

«Ho sempre amato interpretare donne e non mi piacciono i balletti accademici dell'800».

Non è una ballerina da tutù e veli insomma...

«No, non è quella la danza che mi affascina, io amo potermi muovere in palcoscenico come sono, non in balletti stilisticamente rigidi».

Concludendo, chi è un'étoile? E ci si nasce o si diventa?

«E' una stella appunto che brilla di luce propria e che gli viene da dentro. E' diversa dalla prima ballerina che magari riesci a fare tante pirouettes senza cadere. E diciamo che ci si nasce ma non basta, è come un diamante in una roccia, se qualcuno non lo tira fuori resta nascosto».

Ritorneremo su Alessandra Ferri in occasione delle sue performance l'11, 14 e 23 giugno al Metropolitan e su Roberto Bolle che, in occasione del suo debutto, sarà ospite dell'Istituto Italiano di Cultura (686 Park Avenue) venerdì 1 giugno alle 6pm.