Mostre
Quei delicati tratti da maestro...
"Voglio riportare il Nano a Hollywood". Si potrà dire tutto della bella signora che ha organizzato la mostra Italian Master 3000 Times, ma non che non sia determinata. Accoglie gli ospiti con un sorriso invidiabile, li intrattiene con il suo accento fiorentino e fa da filtro agli incontri del Maestro, Silvano "Nano" Campeggi.
Sono sposati da cinquant'anni ed è lei, Elena, a svolgere il ruolo di manager negli affari del marito e ad averlo seguito, passo dopo passo, nel corso della sua carriera. È stata sempre lei ad aver organizzato la mostra che si è aperta mercoledì scorso al Walter Reade Theater del Lincoln Center in collaborazione con The Film Society of Lincoln Center, The Frieda and Roy Furman Gallery e l'Istituto Italiano di Cultura di New York che, fino al 13 giugno, permette di ammirare 17 dei suoi cartelloni cinematografici disegnati tra gli Anni '40 e '70 per i film più famosi di Hollywood.
C'è la splendida Jennifer Jones in Madame Bovary, ritratta alla maniera impressionista, con lo sguardo misterioso da grande dama; Vivien Leigh, irresistibile protagonista di Via col Vento con il suo ineguagliabile sguardo impertinente; Marlon Brando, sempre inafferrabile come in The Wild One; Ava Gardner, in un cartellone consacrato come uno dei più famosi della storia del cinema (Ben Hur); Marilyn Monroe, icona della bellezza femminile, in Asphalt Jungle. E tante altre stelle di Hollywood, ognuna catturata nei suoi tratti fondamentali, in modo da sintetizzare con un'unica immagine la forza e l'attrazione di un film.
"Quando ho cominciato a disegnare - ricorda Nano - credevo che la vera arte fosse rappresentare i personaggi come apparivano realmente, e cercavo di avvicinarmi alla fotografia. Ma poi ho capito che la mia strada era un'altra". Nano mi prende sottobraccio, con la stessa dolcezza con cui ammira e commenta le sue opere. È gentile, diretto, educato: in una sola parola, un maestro.
Mi porta davanti al manifesto di Via col Vento: "Questo è uno dei primi cartelloni- spiega- L'ispirazione mi è venuta dall'abito dell'attrice, appeso al manichino prima di essere indossato. È da qui che è nato il mio stile: cerco di cogliere una prospettiva diversa da quella ‘reale', partendo da un'intuizione qualsiasi".
Nato a Firenze, Silvano Campeggi comincia a disegnare sin da piccolo, mentre lavora in un'azienda tipografica. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale realizza uno dei primi cartelloni cinematografici per Aquila nera di Riccardo Freda. Viene notato, si trasferisce a Roma e inzia una carriera che gli permette di realizzare i cartelloni dei film dell'epoca d'oro di Hollywood. A metà degli Anni Sessanta la sua "fase cinematografica" finisce e si ritira per molti anni all'isola d'Elba dove, racconta la moglie -anche lei artista- si dedica ad una pittura di paesaggi e di "transavanguardia". Poi riscopre le sue origini, e dal 1995 rivisita con i disegni le principali tradizioni toscane (dal Palio di Siena alla Giostra del Saracino di Arezzo), nonché le figure femminili degli artisti rinascimentali. "Stiamo cercando di realizzare una mostra di queste opere a Palazzo Strozzi a Firenze" anticipa la moglie con orgoglio.
Ma adesso l'attenzione è tutta per Hollywood, l'America, le stelle del cinema. "Guardo i manifesti di oggigiorno con tenerezza- prosegue Nano - li sento tutti figli miei". Mentre chi li osserva non può fare a meno di essere rapito da questi disegni che racchiudono il tempo e i sogni di una cultura passata, che continua a emozionare attraverso la semplicità delle linee, l'armonia delle curve e la delicatezza dei colori.
"È una mostra organizzata da sole donne" dichiara con un certo compiacimento la moglie. Come se nella vita del maestro, dalle dive del cinema ai ritratti rinascimentali (per non parlare della moglie-manager) fossero mai mancate le figure femminili. Ma anche "il Nano" ammette di essere contento e emozionato, mentre autografa cataloghi e illustra le sue opere. E poco importa se, come afferma a sottovoce-, "non so una parola di inglese": perché nell'umiltà e nella semplicità dei gesti è già racchiusa tutta la grandezza delal sua arte.





