Musica
Capossela, Marquez della musica
Il suo ultimo disco, "Ovunque Proteggi", è stato primo in classifica con oltre 70.000 copie vendute nei primi due mesi, il suo primo album del 1990, "All'una e trentacinque circa" ha vinto la Targa Tenco come migliore opera prima.
Il suo libro, "Non si muore tutte le mattine" (Feltrinelli Editore) è un best-seller in continua ristampa. Lui, Vinicio Capossela - nato ad Hannover (Germania), da genitori di Calitri (Avellino) - vincitore del Premio Tenco 2006, è in fenomeno musicale degli ultimi vent'anni. Martedì prossimo - il 22 Maggio, alle 7:30 pm - Capossela si esibirà al Joès Pub di New York, grazie all'attività di continua promozione di musica italiana che fa da anni la Fondazione Arezzo Wave Italia. Oggi noi vi anticipiamo un po' di Capossela in questa intervista, di cui pubblichiamo una parte, riservando il resto alla prossima settimana.
Come si presenta Vinicio al pubblico americano?
"Come il cugino italiano di Vic Damone. Mi è sempre piaciuta la grande epopea dei cantanti italo americani, primo fra tutti Louis Prima; solo che provengo da una famiglia che non è emigrata col transatlantico, ma col treno e si è fermata in Germania. Era la generazione degli anni ‘60, che invece di Frank Sinatra ha avuto Salvatore Adamo o Adriano Celentano o Renato Carosone, di cui mio padre mi faceva ascoltare tutti i pezzi. Fra un matrimonio e l'altro, siccome veniamo dall'interno del sud Italia, questa cultura da veglione, e aria d'opera, come ad esempio in "Main street" di Scorsese, mi è rimasta addosso e con lei, come al "Nootless" di ‘Once upon a time in America' di Sergio Leone, la puzza della strada. Il migliore amico della mia gioventò, quello che distingueva le lattine di birra vuote da quelle piene accartocciandole in mano, l'ho chiamato Nutless e lui anche mi chiamava così. Quindi presentandomi potrei dire: State tranquilli avete ancora il vostro crooner, quello che vi ricorderà le feste delle sale veglioni, e nella sua musica vi porterà un po d'aria d'opera evocata dallo strumento della voce fantasma, il teremin. E vi ricorderà delle processioni, e della messa, e che Dio si rivela nella luce delle candele, ed esiste nelle preghiere di chi ci crede. Il cantante a cui potete ancora chiedere una canzone d'amore a richiesta, come ‘Estate' di Bruno Martino o cui abbandonarsi nelle visioni da marionetta del suo teatrino portatile, fatto di malebestie, tube cilindri e polvere da sparo. Vi canterà una volta di più, con un fuoco d'artificio e un lamento d'assenza, di lontananza."
Come hai scelto i luoghi geografici in cui hai registrato i pezzi di "Ovunque Proteggi"?
"Questo disco è una specie di pellegrinaggio, è molto legato ai luoghi e all'incontro. Per questo si chiama ‘Ovunque proteggi', per un fatto emotivo e per una certa imitazione del lavoro cinematografico di Pasolini, che mi ha molto ispirato per il suo modo di trattare la tragedia, il mito e il sacro. Ho cercato di registrare i pezzi nei luoghi loro, per esempio ‘L'uomo vivo' è registrato in una chiesa di Scicli, vicino Ragusa, in Sicilia, con la banda di quel paese che durante la festa del Cristo Risorto suona per 48 ore la stessa marcia, il ‘Busacca', senza mai fermarsi oppure per rendere l'idea del primitivo in ‘Brucia Troia' abbiamo registrato in una grotta nel ventre della Sardegna, con voci di tenori e io mi sono vestito di pelli e ho cantato con addosso una maschera da boves, da bue, sentendomi così vicino all'essenza del minotauro."
E l'esperienza con la banda di Calitri?
"Questo paese, Calitri, nell'alta Irpinia, nella valle dell'Ofanto, è la mia Macondo, come lo era per Garcia Marquez in ‘Cent'anni di solitudine'. Sono intriso dei racconti e dei personaggi di questo luogo, che nelle vacanze estive della mia infanzia è divenuto per me un posto mitico. Questi anziani signori con cui ho registrato sono gli stessi che hanno suonato al matrimonio di mio padre e che ora in pensione se ne stanno davanti alla posta, facendo la guardia alla loro pensione mensile, prendendosi in giro e suonando ogni tanto a concertino. Uno si chiama Tuttacreta, l'altro si chiama ‘o Cinese, e un altro ancora Matalena, come i calciatori oriundi degli anni 50. Il loro gruppo rivale è quello di Uccio di Bellino, che invece cantano agrestemente e virilmente ‘a Sonetto'. Ogni tanto arriva qualcuno ‘dall'altro mondo' (Australia, Canada) come lo chiamano. E tutti hanno nelle credenze foto di nipoti americani; è un mondo straordinario, che nella fiaba, anche spinosa, che solo l'infanzia può regalare, per me non ha nulla di folkloristico, ma piuttosto di mitico. Come la Medusa, le Gorgoni o Itaca."
Per assistere al concerto di Vinicio Capossela, Martedì 22 maggio alle 7:30 pm al Joe's Pub (425 Lafayette) telefonare al 212-539 8778 oppure visitare il sito www.joespub.com





